Pietro Grasso

Intervento in Aula durante la discussione generale della conversione del decreto legge “Sblocca cantieri”

Onorevoli colleghi,

la materia degli appalti pubblici è una materia complessa e delicata perché in essa si annida il serio rischio della corruzione e della concussione e perché è il tramite attraverso cui i comitati d’affari e la criminalità si legano alla politica.

Lo sblocco, l’accelerazione, la semplificazione delle procedure in questo settore, spacciate come un taglio alla burocrazia, sono state più volte all‘origine di provvedimenti che invece di favorire aziende e lavoratori hanno solo aumentato il lavoro di magistrati e forze dell’ordine. Le modifiche che stiamo discutendo costituiscono il ritorno ad un vecchio armamentario che speravo essere stato superato con l’introduzione del nuovo Codice Appalti.

Questo decreto ha ben poco a che vedere con lo scopo di sbloccare i cantieri ma sembra più riguardare, in generale uno sblocca corruzione: un allentamento delle regole di trasparenza e vigilanza; una sottovalutazione del rigore necessario per le autorizzazioni, diminuendo la tutela dei beni culturali, paesaggistici e ambientali; un ridimensionamento sistematico e ingiustificato del ruolo e delle funzioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione-ANAC.

Non ho molto tempo a disposizione per evidenziare tutti i passaggi critici, ma voglio sottolineare negativamente almeno il ritorno fino al 2021 dell’appalto integrato, ovvero la progettazione ed esecuzione dei lavori da parte dello stesso soggetto. La progettazione indipendente da chi deve realizzare l’intervento è stata una dei caposaldi del nuovo codice degli appalti, e aveva lo scopo di incrementare la qualità dei progetti e la ricerca di soluzioni tecnologiche che al meglio potessero inserire le opere nel contesto territoriale e urbano.

Il ritorno al vecchio regime viene inoltre completato dalla riesumazione dei Commissari Straordinari: a tal proposito, considerata l’ampiezza dei poteri di deroga riconosciuti ai Commissari, sarebbe stato opportuno prevedere l’obbligo di motivazione delle deroghe, per questo ho presentato un emendamento che mi auguro possa essere accolto.

Un ritorno al passato è generato anche con le proroghe sulla quota di lavori da mettere a gara per le concessioni, con l’aumento del subappalto, con gli allentamenti dei controlli e della soglia dei lavori a trattativa privata, con la destrutturazione delle procedure autorizzative in materia di “infrastrutture strategiche”. Soluzioni già sperimentate in passato che non hanno incrementato i lavori ma solo la scarsa qualità delle opere pubbliche, un aumento ingiustificato dei costi e gravi episodi di corruzione e concussione.

Cari colleghi della maggioranza, a poco serve lanciare messaggi di rigore con una mano, se con l’altra si alza a dismisura la soglia per gli affidamenti diretti di lavori senza gara, se ritorna il criterio del “prezzo più basso” per lavori di milioni di euro, se si reintroduce la libertà di subappalto, se si cancellano le linee guida dell’Autorità Anticorruzione.

Ai colleghi Cinque stelle dico: non eravate quelli della legalità, dell’onesta e della trasparenza? Questo provvedimento, come altri che avete votato in questo ultimo anno, va nella direzione opposta. Gli elettori se ne sono accorti, la metà sono scappati.
Sicuri di voler continuare così?