Andrea Camilleri, maestro di ironia e intelligenza, ha creato una Sicilia immaginaria e universale. Il ricordo di Pietro Grasso pronunciato in Aula nel giorno della dipartita

Presidente, Colleghi,

oggi è un giorno triste. Con Andrea Camilleri se ne va una delle figure più importanti della letteratura contemporanea italiana, uno scrittore che ha saputo regalare con i suoi romanzi moltissime emozioni a milioni di appassionati lettori, diventando una presenza familiare nelle case degli italiani attraverso i film tratti dai suoi libri. Camilleri è stato anche e soprattutto un intellettuale sempre pronto a intervenire con la sua arguzia, a offrire – con quella voce segnata dalle troppe e amatissime sigarette – un punto di vista mai scontato su quanto succedeva nel mondo e nel nostro Paese.

Proprio in questi giorni, se non si fossero aggravate le sue condizioni di salute, lo avremmo applaudito alle terme di Caracalla, dove avrebbe portato in scena l’Autodifesa di Caino, dopo aver preso le parti del saggio Tiresia, come lui privo della vista ma con lo sguardo lungo e capace di vedere oltre.

Andrea Camilleri ha vissuto due vite. Nella prima, da insegnante e regista dell’Accademia Silvio D’Amico e da funzionario Rai, ha dato vita a importanti lavori e sceneggiati che sono entrati nell’immaginario collettivo di intere generazioni, dal tenente Sheridan al Commissario Maigret.
Nella seconda, iniziata più o meno a sessant’anni, diventa lo scrittore che tutti conosciamo, il creatore di Montalbano e delle vicende di Vigata, che abbracciano un lungo arco di tempo.
Vigata è una piccola città “liberamente ispirata” a una terra, la Sicilia, e con una lingua “liberamente tratta” dal dialetto agrigentino, che ha creato un universo insieme immaginario e reale, un’isola nell’isola, talmente piccola da essere universale, amata e seguita in ogni parte del mondo: chissà come saranno state tradotte alcune di quelle parole, ormai entrate nel nostro vocabolario, in finlandese o in coreano…

Abbiamo davvero perso una grandissima figura, per la cui vita dobbiamo essere grati. Avremmo voluto leggere altre avventure prima dell’epilogo del Commissario Montalbano.
Il maestro – lo ha raccontato lui stesso – lo aveva scritto già anni fa: “non si sa mai se poi arriva l’Alzheimer”, diceva con quella ironia sulla fine tipica di noi siciliani. E io, da siciliano, gli sono particolarmente grato per aver reso così familiare la nostra isola a milioni di lettori nel mondo e per essere diventato – a buon diritto – l’erede di una grandiosa tradizione artistica e letteraria.

L’ultima volta che ho avuto il piacere di parlarci è stata la sera prima del suo racconto di Tiresia a Siracusa. Ha riconosciuto me e mia moglie dalle voci, è stato un incontro fortuito al ristorante, poi ci siamo fermati a parlare del suo debutto al teatro Greco, dell’emozione di questa prima a più di 90 anni, e delle vicende di cronaca. A un certo punto per non farci capire dai commensali dall’italiano siamo passati al dialetto, nell’ilarità generale.

Per quanto il successo strepitoso dei suoi Montalbano lo inorgoglisse non è un mistero che fosse più legato ai suoi romanzi storici, spesso fatti con ironia e genialità come raccolta di finti documenti, verbali, lettere e telegrammi, uno scartafaccio in cui al lettore spettava trarre collegamenti e conclusioni. E’ coi romanzi storici infatti che Andrea Camilleri spiegava il suo punto di vista sul mondo, sulla storia del nostro Paese, sulla brutalità di alcuni periodi storici – penso a “La presa di Macallè” – e sulla storia siciliana. Il suo libro preferito, ci disse, era “Il re di Girgenti”, dove “si cunta e si boncunta” di Zosimo, contadino diventato re e poi scappato dalla lama del boia legato a un aquilone.

La sua figura resterà nel nostro ricordo, nella nostra cultura, nel nostro immaginario. Per chiudere con le sue parole, le parole di un uomo arrivato alla fine della vita, senza più la vista, ma pronto a debuttare con un nuovo monologo: “da quando io non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente. E finalmente, persona e personaggio si sono ricongiunti”.
Un abbraccio affettuoso va ai suoi familiari, e un enorme grazie ad Andrea Camilleri, maestro di ironia e intelligenza.