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    Autorità, Gentili membri delle delegazioni internazionali, Signore e Signori,

    Con vero piacere ho accolto l’invito a chiudere la trentunesima edizione della Conferenza IDEC, quest’anno dedicata allo “smantellamento delle strutture finanziarie del narcotraffico”, una scelta tematica quanto mai opportuna per la quale mi congratulo con gli organizzatori. Nel mio breve intervento vorrei proporre una prospettiva visuale stranamente ancora inconsueta: l’influenza delle organizzazioni criminali transnazionali e dell’economia illegale ad esse riconducibile sugli equilibri geopolitici, di sicurezza, finanziari ed economici del sistema mondiale. La concezione che considerava narcotraffico, crimine, terrorismo, riciclaggio come questioni di ordine pubblico da affrontare con gli strumenti giuridici ed operativi interni agli Stati deve lasciare spazio alla più lucida consapevolezza che è in gioco non tanto il rispetto delle leggi; ma la stabilità del pianeta, la stessa sopravvivenza della democrazia, delle nostre civiltà, delle libertà: il futuro dei nostri figli e i loro diritti.

    Per prima cosa io credo che dobbiamo colmare un grave vuoto di conoscenza e comprensione, come necessaria premessa per predisporre risposte globali ed efficaci a questi fenomeni. Il filosofo inglese John Locke disse che “l’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene” ed in effetti la chiave della guerra che le istituzioni combattono contro le organizzazioni criminali transnazionali è, come in ogni conflitto, la conoscenza e previsione delle grandi tendenze geopolitiche e geoeconomiche. Vince chi è in grado di elaborare informazioni ed approntare strategie con più rapidità ed efficienza. E purtroppo a livello globale dobbiamo ammettere che finora prevalgono i nostri avversari perché noi abbiamo troppo a lungo sottovalutato la minaccia. Da anni io propongo un approccio geopolitico allo studio e al contrasto del narcotraffico e del crimine transnazionale, perché ritengo che i legami fra le organizzazioni criminali e gli altri soggetti detentori di posizioni di potere in ambito internazionale abbiano la natura di relazioni transnazionali che sono strettamente legate ai vari fattori della geopolitica: geografia, clima, sistemi politico-istituzionali, religione, etnia, demografia, cultura, alleanze, conflitti, economia, trasporti, comunicazioni, informazione. L’osservazione del sistema mondiale dimostra quanto sia divenuta pervasiva e drammatica l’influenza delle organizzazioni criminali transnazionali sugli Stati e sul sistema globale. America Latina, Africa Occidentale, Asia centrale, Caucaso, Balcani, Grande Mediterraneo – le aree di produzione e transito della droga, delle merci e dei servizi illegali – sono le principali linee del fronte, dove si indebolisce la forza delle istituzioni e interi territori e Stati finiscono sotto il controllo delle mafie che minacciano l’economia, la politica, la democrazia e insieme la stabilità internazionale. Le mafie agiscono ormai da attori geopolitici al pari degli Stati. Da una parte, si lasciano guidare nella ricerca del profitto dai fattori geopolitici, attente a servirsi di ogni mutamento, di ogni tendenza; e allo stesso tempo agiscono nell’arena mondiale da detentori di vero potere internazionale (di carattere militare, politico, economico, ma anche culturale e sociale) producendo in via diretta o indiretta processi di natura geopolitica. Così determinano conflitti, controllano territori sottraendoli alle istituzioni legittime, ridisegnano confini, tengono in vita oppure soffocano le economie di intere nazioni.

    La recessione economica degli ultimi anni ha poi consolidato ulteriormente il potere criminale: grazie all’ampia disponibilità di liquidità e nel concorrere dell’aggravarsi della stretta creditizia per le imprese, le organizzazioni del narcotraffico e le altre società criminali hanno incrementato gli investimenti nelle economie legali di tutto il mondo, anche acquisendo migliaia di imprese in dissesto, con il risultato di rafforzare la dipendenza e la lealtà alle mafie dei territori più poveri e fragili, di legittimare l’ingresso nei circuiti legali e il riciclaggio dei capitali illeciti, di alterare i meccanismi della concorrenza e di inquinare così irrimediabilmente il sistema produttivo e finanziario globale.

    La grande debolezza dell’azione dei poteri istituzionali nel confrontare questi fenomeni risiede nella pretesa dei governi di risolvere da soli e comunque alle proprie condizioni questioni che soltanto un’azione congiunta permette di affrontare con efficacia strategica. Gli Stati sono rallentati da meccanismi farraginosi e faticano a cooperare fra loro, in una assurda ridda di frontiere giuridiche, approcci eterogenei, blocchi geopolitici. Invece le strategie delle organizzazioni criminali transnazionali hanno carattere genuinamente globale e sono favorite da grandi vantaggi competitivi: capacità di accedere e di elaborare informazioni riservate, rapidi meccanismi decisionali ed attuativi, una rete di collaborazione internazionale che pragmaticamente prescinde da schermi nazionalistici, etnici e politici.

    Come bene suggerisce l’impostazione di questa Conferenza, ormai la lotta al narcotraffico e alle mafie si gioca principalmente sul piano dell’aggressione legale ai patrimoni illeciti, con il sequestro, la confisca, e la prevenzione del riciclaggio. Ma è proprio su questo tema che la cooperazione fra gli Stati incontra le maggiori difficoltà. Il dominio economico è da sempre tradizionale materia di gelosa ed egoistica pertinenza delle istituzioni sovrane, e ancora la cooperazione internazionale resta molto insoddisfacente. Paradisi bancari, che proteggono l’identità dei titolari delle ricchezze, si trovano non solo in luoghi esotici e lontani ma anche nei fragili sistemi finanziari dei nostri paesi occidentali divenuti il fulcro del riciclaggio. Enormi capitali in euro vengono trasferiti in contanti dall’Europa nel continente americano per corrispondere il prezzo della droga, trasportati in container merci e da migliaia di corrieri semplicemente cambiati in dollari nelle casas de cambio e così introdotti nel sistema legale. Le più recenti investigazioni mostrano che le mafie hanno anticipato le tendenze degli equilibri mondiali e spostato l’attenzione verso l’Oriente. Possiamo descrivere uno di questi meccanismi economico-criminali come un triangolo. Al vertice si trovano la Cina e le altre importanti piazze finanziarie di Hong Kong, Singapore e Taiwan, dove si intersecano fattori geopolitici ed economici favorevoli agli interessi mafiosi (vasta disponibilità di liquidità; volume di esportazioni e importazioni che impediscono controlli significativi; politiche che privilegiano la crescita economica sul controllo stringente dei circuiti finanziari e degli illeciti economici). A un lato della base i principali mercati delle droghe e degli altri beni illeciti, Stati Uniti ed Europa. All’altro lato della base del triangolo le mafie transnazionali, mosse dall’esigenza di ripulire e investire i proventi dei traffici. Le rotte della cocaina, ad esempio, hanno un andamento circolare: la merce lascia i paesi produttori (Colombia, Bolivia e Perú) e si dirige lungo tre direttrici. I corridoi centramericano e caraibico centrale sono diretti in prevalenza negli Stati Uniti e in misura crescente verso l’Europa. Il corridoio sudamericano, che transita per Caraibi dell’Est e Africa occidentale, giunge sulle coste di Spagna e Portogallo, oppure direttamente qui, al porto di Gioia Tauro. Buona parte dei proventi rientra nei paesi produttori secondo uno speculare movimento circolare. Secondo alcune stime il 70% dei proventi illeciti rientra verso Colombia, Argentina e Brasile. La restante parte viene investita in Europa e viene utilizzata per retribuire gli anelli intermedi e finanziare il sistema della corruzione. Uno degli strumenti dei professionisti del riciclaggio per collocare i proventi in Oriente consiste nel costituire in Europa società fantasma, cartiere nate con il solo scopo di trasferire a più riprese danaro in Cina o in altre piazze orientali, apparentemente in pagamento di merci, sulla base di false fatture. Le somme trasferite sono quindi utilizzate per acquistare merci che vengono legittimamente inviate in Colombia, Argentina e Brasile. Il processo è così completo e il denaro è perfettamente riciclato.

    Concludo tornando alla politica. Ho ben presente il rilievo delle questioni che questa Conferenza ha trattato, tanto che nel mio primo ed unico giorno da semplice senatore – il secondo giorno sono stato eletto Presidente del Senato e come tale non posso più entrare nel merito delle questioni politiche – ho presentato un disegno di legge proprio in materia di criminalità economica, di corruzione e reati societari per favorire le indagini finanziarie sui capitali illeciti. Sono infatti convinto che nelle interazioni fra narcotraffico, criminalità economia e politica si celi la più grande minaccia per il nostro futuro. A me pare che la comunità internazionale abbia finora affrontato queste questioni a fasi alterne, con troppa lentezza e indecisione. Io credo che serva invece il pensiero strategico, una stagione internazionale di impegno politico e azioni operative pienamente condivise per colpire il narcotraffico e la criminalità ma anche l’economia nascosta, i delitti societari, il riciclaggio; per ostacolare con la presenza delle istituzioni e la forza della legge il radicarsi sociale, politico ed economico del potere mafioso. Voglio quindi ringraziare voi tutti, che qui rappresentate le migliori forze di cui la democrazia è dotata, per l’impegno con cui affrontate un lavoro duro e difficile, che conosco molto da vicino per i miei 43 anni di magistratura e lotta contro le mafie. E voglio assicurarvi che anche oggi da Presidente del Senato continuo a credere negli stessi valori di sempre e che considero le sfide che voi combattete sul campo come la mia più importante responsabilità e il mio più grande impegno.

    Grazie.

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