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    Autorità, cari colleghi, gentili ospiti,

    è con viva emozione che il Senato della Repubblica ospita, nella bella sala Zuccari, questo convegno dedicato alla memoria del Professor Marco Biagi, barbaramente ucciso per mano terrorista la sera del 19 marzo 2002. Desidero ringraziare l’Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del Lavoro e sulle Relazioni Industriali, fondata nel 2000 da Biagi, e l’Associazione Amici di Marco, che ci forniscono una preziosa occasione per riflettere su temi di grande attualità del mondo del lavoro, come quello della contrattazione collettiva, alla luce anche dei più recenti interventi del legislatore, nel ricordo di uno fra i più stimati giuslavoristi del nostro Paese.

    Marco Biagi, bolognese, ha costruito e condotto a Bologna e in Emilia la sua carriera accademica. Formatosi alla “Scuola di Bologna” di Giuseppe Federico Mancini, dopo un periodo di perfezionamento a Pisa, sotto la guida di Luigi Montuschi, divenne nel 1984 professore straordinario di Diritto del lavoro e di Diritto Sindacale Italiano e Comparato presso il Dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Nel 1987 e fino al 2002 fu professore ordinario presso la stessa Facoltà di Economia. La sua predilezione per gli studi comparati lo condusse ad approfondire il sistema sindacale inglese, e le relazioni industriali dei principali Paesi europei. Collaborò con istituti americani attivi a Bologna e approfondì anche lo studio del mondo del lavoro in Cina e Giappone, dove è molto conosciuto per i suoi studi comparatistici. Non possiamo dimenticare i suoi numerosi incarichi internazionali e nazionali; il lavoro con i Governi Prodi e D’Alema; le consulenze per la Commissione Europea, l’Organizzazione Internazionale sul Lavoro, i Comuni di Modena e di Milano; le collaborazioni con Il Sole 24 Ore e riviste come The International Journal of Comparative Labour Law & Industrial Relations.

    Marco Biagi, socialista e cattolico, ebbe un altissimo senso dello Stato. Seppe concretizzare la passione per l’insegnamento e la dedizione assidua all’attività di ricerca e di studio del mondo del lavoro e sindacale in un contributo appassionato e razionale volto a regolare secondo modernità ed equilibrio i meccanismi del mercato del lavoro. A lui dobbiamo riconoscere il merito di essere stato uno dei primi, già 20 anni fa, a rendersi conto della necessità di riforme del sistema delle regole alla base del rapporto di lavoro: un nodo cruciale per lo sviluppo dell’intero sistema economico. Da “riformista progettuale”, come lo ha definito il suo allievo e amico Michele Tiraboschi, che oggi offrirà una sua testimonianza, Marco Biagi studiava e osservava gli altri sistemi per migliorare il nostro e rendere più competitivo il Paese.

    Al di là di qualsiasi giudizio sul contenuto delle sue proposte, non si può negare che Biagi sia stato un vero riformista, per la misura e lo stile, anche nella polemica, per la sua visione aperta ed internazionale, per l’attenzione alle esigenze dei lavoratori e delle imprese e per aver cercato un equilibrio fra le esigenze della competitività e la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori. Il suo impegno ed il suo esempio sono saldamente impressi nella memoria dei suoi cari, e di tutti coloro che si impegnano per restituire alle giovani generazioni un sentimento di speranza in un futuro migliore.

    Concludo auspicando che la vicenda personale di Biagi resti per tutti gli italiani una preziosa e viva testimonianza di comune riconoscimento nei valori democratici della nostra carta costituzionale, e un monito di assoluta condanna di ogni forma di violenza e terrorismo.

    Auguro a tutti buon lavoro. Grazie.

     

     

     

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