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    Presidente Sacconi, autorità, gentili ospiti,

      consentitemi come prima cosa di ringraziare i promotori di questa iniziativa: l’Associazione “Amici di Marco Biagi”, l’Adapt, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e, con loro, tutti i relatori. Sono felice di aprire, per il terzo anno, questa giornata di approfondimento e dibattito ispirato alle idee di uno dei più autorevoli giuslavoristi del nostro Paese. Era il 19 marzo 2002 quando il Professor Biagi tornava, come d’abitudine, in bicicletta a casa nella sua Bologna. Quella sera ad attenderlo c’era un commando di terroristi delle Nuove Brigate Rosse che lo uccise. Fu così bruscamente messa la parola fine all’esistenza di un uomo che era ancora giovane e nel pieno della sua vita e, anche, all’impegno di un brillante studioso, stimato ben oltre i confini nazionali. Da allora sono passati 15 anni. Sono stati anni di dolore per i familiari, i colleghi, gli amici, gli studenti; di processi che si sono protratti fino al terzo grado di giudizio e che hanno individuato e condannato i responsabili di quell’efferato omicidio; sono stati anche anni nei quali gli studi, le idee e le proposte del professore hanno continuato a influenzare il dibattito sul welfare e sul mercato del lavoro. Dalla qualità e dall’ampiezza del diritto al lavoro che uno Stato è in grado di assicurare discende un equivalente e sostanziale livello di democrazia, di integrazione sociale, di libertà, di dignità. È infatti anche e soprattutto attraverso la propria occupazione che ogni persona si realizza ed emancipa compiutamente, contribuendo, allo stesso tempo, all’arricchimento della società alla quale appartiene. Dove invece, purtroppo, non siamo capaci di garantire tale diritto nella sua più ampia accezione, si fa largo l’esclusione sociale: è ormai chiaro che non possiamo permettere che vengano persi questi patrimoni umani, prima ancora che economici. Il tema del lavoro è quindi centrale nella vita di ciascun cittadino, così come in quello della nazione.  Il perdurare delle difficoltà connesse alla lunga crisi economica che abbiamo affrontato in questi anni da un lato e le trasformazioni determinate dalle nuove tecnologie dall’altro, rendono sempre più necessaria una seria e profonda riflessione sul presente e sul futuro. Le risposte che saremo in grado di elaborare e mettere in campo alle tante sollecitazioni dei cittadini e delle imprese, disegneranno il domani dell’Italia. È una grande responsabilità che le Istituzioni hanno il dovere di assolvere ampliando al massimo la loro capacità di ascolto e dialogo. Per questo sono particolarmente lieto di vedere intorno ad uno stesso tavolo istituzioni parlamentari e governative, docenti universitari, i segretari generali delle tre più importanti sigle sindacali e rappresentanti del mondo dell’industria e dell’artigianato: è un segnale di una dialettica vivace dalla quale non può che scaturire un ulteriore autorevole sprone alla politica. Prima di lasciare la parola ai relatori consentitemi di aggiungere una cosa. Il convegno di oggi e la vostra presenza qui in Senato è la più bella e concreta dimostrazione del valore del lascito intellettuale, ideale e umano di Marco Biagi. Buon lavoro a tutti voi.

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