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    Presidente Grasso, allora, rischiamo di andare a una chiusura anticipata delle Camere. Ma tante leggi - Repubblica ne ha  individuato sei - potrebbero andare perdute. Lei vede una possibile soluzione?

    “Chiedo alle forze politiche un patto di fine legislatura, non sui tempi – tre mesi in più o in meno non fanno la differenza – ma sui contenuti: prima del voto si approvino in via definitiva i provvedimenti importanti e si mettano in sicurezza i conti”.

    Lei ha vissuto una presidenza tormentata, spesso non sono mancati i contrasti con i suoi colleghi proprio sui tempi dei lavori. Condivide il nostro elenco?
    “Sì, condivido l’elenco di Repubblica. Io stesso ne feci uno molto simile in un’intervista del gennaio scorso. Alle vostre sei leggi vorrei aggiungere anche quella contro l’omofobia. Ricevo spesso lettere dolorose di ragazze e ragazzi che ne sottolineano l’importanza per un effettivo salto culturale. Aggiungerei anche la riforma della giustizia civile, che è qui al Senato, fondamentale per attrarre maggiori investimenti stranieri”.

    Ritiene che il tempo rimasto, solo poche settimane nell’ipotesi più risicata, possa davvero bastare per affrontare leggi anche fortemente divisive, penso per esempio al processo penale oppure al reato di tortura? Oppure sarebbe meglio rinunciare?
    “I tempi dipendono soltanto dalla volontà politica. Se in meno di una settimana si porta in aula alla Camera un testo importante come la legge elettorale, allora sembra davvero impossibile che ci vogliano anni per la legge sulla concorrenza, per il processo penale oppure per il Codice antimafia”.

    Scusi se insisto, ma i tempi sono importanti. Dai suoi calcoli lei trae, invece, qualche buon segnale? Oppure bisogna rinunciare e aspettare ancora un’altra legislatura nonostante quelle già trascorse proprio come nel caso della tortura?
    “Dalla mia recente esperienza politica ho capito che se i partiti ne hanno intenzione, di qui ad agosto, si può fare tutto. Maggioranza e opposizioni collaborino su questi temi, attesi da anni dai cittadini, cercando di migliorare i testi laddove ce n’è bisogno: rispettare questi impegni e mettere in salvaguardia i conti fa la differenza tra l’avventurismo e la responsabilità”.

    Il suo è un appello ai partiti. Ma poi, sul piano dell’iniziativa concreta, il presidente del Senato che cosa può fare? Che iniziative può assumere? Fino a che punto può spingere per, non dico imporre, ma quantomeno caldeggiare l’approvazione di un provvedimento?
    “Purtroppo i margini del presidente sul calendario dell’aula non vanno al di là della proposta e della moral suasion: è l’accordo tra i gruppi – che poi a loro volta determinano una maggioranza nella riunione dei capigruppo – a definire le tempistiche. Spero che le tensioni che si registrano nella maggioranza in questi giorni non si scarichino su questi temi: perché sarebbe davvero un errore imperdonabile “.

    Lo scontro tra Renzi e Alfano è pubblico e nasce per la legge elettorale. Qual è il suo giudizio sul modello raggiunto? Pensa possa essere risolutivo per gli equilibri politici futuri e per avere una maggioranza stabile?
    “Della legge elettorale non parlo. Il mio ruolo mi impedisce di entrare nello specifico. Sento solo il dovere di richiamare tutti a una grande attenzione: non vorrei che dopo due sonore bocciature per incostituzionalità ce ne potesse essere una terza”

    Per quello che ha potuto osservare fino a oggi ritiene che questa legge andrà in porto? Oppure ci saranno degli ostacoli?
    “Il mio modo di pensare è sempre stato: un passo alla volta dopo aver verificato la solidità del terreno. Registro che intorno alla legge elettorale è maturato un ampio consenso. Ora è in discussione alla Camera, io aspetto che arrivi in Senato, dove dovrà essere affrontata prima in commissione e poi in aula, in tempi rapidi, ma senza forzature “.

    Ritiene che una nuova legge elettorale sia indispensabile? E se non si riuscisse a raggiungere l’accordo? Se alla fine si finisse per votare con quello che resta dell’Italicum e con il Consultellum?
    “Avere una legge elettorale omogenea per entrambe le Camere è fondamentale. È una condizione necessaria, ma non sufficiente, per chiedere lo scioglimento delle Camere. I partiti valutino con la massima serietà e responsabilità i tempi per il bene del Paese, approvino in Parlamento le leggi tanto attese dai cittadini, mettano in sicurezza i conti… e poi buona campagna elettorale a tutti”.

     

    - di LIANA MILELLA per La Repubblica -

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