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    Gentili ospiti, signore e signori,

    ho accolto con piacere la proposta di ospitare in Senato un convegno sul tema della trasformazione digitale e dell’innovazione. Quella di oggi è una occasione di riflessione su un argomento di grande importanza per la nostra Istituzione, la Pubblica amministrazione e l’intero sistema Paese. La trasformazione digitale è innanzitutto cambiamento, nel modo di concepire le attività di una organizzazione e nel modo di offrire i risultati di tali attività ai propri utenti. Nel caso del settore pubblico, ad esempio, si tratta di indurre una trasformazione che possa favorire nuove modalità di interazione e di offerta di servizi verso cittadini ed imprese.

    Se il mondo delle imprese ha mosso già da qualche tempo importanti passi in avanti sul percorso dell’innovazione e della informatizzazione, le Amministrazioni pubbliche da anni inseguono l’obiettivo di una loro piena digitalizzazione. Il Codice dell’amministrazione digitale, le cui disposizioni entrarono in vigore il 1° gennaio 2006, ne è un chiaro esempio. Al Codice, aggiornato da poco meno di un anno, si affianca il più recente Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione, prodotto dal Team per la trasformazione digitale guidato dal dott. Diego Piacentini, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale.

    Viviamo oggi una fase particolare in cui questi obiettivi possono finalmente tradursi in realtà. Da un lato l’evoluzione e lo stadio di maturità della tecnologia costituiscono un fattore abilitante essenziale. Dall’altro, registriamo in modo evidente la maggiore propensione al consumo digitale da parte degli utenti. Tutti noi ci aspettiamo quasi istintivamente di poter fare acquisti o di trovare risposte alle nostre curiosità in una App. Ecco, il cittadino si aspetta di poter ottenere informazioni o utilizzare un servizio pubblico allo stesso modo. A tale proposito penso che la responsabilità della politica sia indicata nella nostra Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti alla vita politica, economica e sociale del Paese. Dobbiamo dunque impegnarci con convinzione per realizzare al meglio quella che oggi possiamo definire una vera e propria “cittadinanza digitale”. L’evoluzione della scienza e della tecnologia diventa infatti vera innovazione solo con applicazioni che contribuiscono al progresso della società.

    Perché ciò diventi possibile è necessaria dunque una trasformazione del settore pubblico al proprio interno per proporsi in modo nuovo all’esterno. Questa trasformazione richiede l’impegno di tutti i soggetti coinvolti. E’ impensabile che l’innovazione “calata dall’alto” possa avere successo ed una strategia inclusiva è la via giusta da seguire. Nessuno deve essere lasciato indietro. Da una parte dunque l’introduzione di strumenti e tecnologie avanzati, dall’altra iniziative di divulgazione, di formazione e coinvolgimento degli utenti.

    Il Senato è certamente parte attiva in questo processo di cambiamento. La produzione degli Atti Parlamentari, ad esempio, avviene da tempo in forma dematerializzata. Abbiamo di recente rinnovato le infrastrutture informatiche progettandole, come sarà illustrato nel corso del Convegno, con lo sguardo rivolto proprio alla trasformazione digitale. I risultati ottenuti, in termini di innovazione ma anche di efficienza e contenimento della spesa, sono stati molto positivi. Non dobbiamo però trascurare la necessità di governare il percorso di digitalizzazione dei servizi pubblici affinché ne siano sempre garantite la sicurezza, la piena fruibilità da parte di tutti i cittadini e la costante disponibilità. Una corretta digitalizzazione del Paese deve tradursi dunque in una azione di sistema che veda coinvolti in modo sinergico attori pubblici e realtà imprenditoriali al fine di contribuire non solo ad una efficace realizzazione di nuovi servizi digitali ma anche ad una sicura, diffusa e opportuna gestione di tali servizi. Prima di lasciare la parola ai relatori del convegno concludo con un’ultima considerazione. Ci confrontiamo con la posizione dominante degli Stati Uniti ma anche con la fortissima vitalità dei Paesi asiatici e giungono importanti segnali anche dal continente africano. Quella della trasformazione digitale è quindi una sfida globale, rispetto alla quale il nostro Paese e l’Unione europea tutta non possono e non devono restare indietro.

    Grazie.

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