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    Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e signori, care ragazze e cari ragazzi,

    per prima cosa vorrei ringraziare di cuore l’Università Luiss Guido Carli, la Presidente Marcegaglia, la Rettore Severino, il Direttore lo Storto, per l’opportunità di partecipare alla presentazione del protocollo d’intesa fra l’Ateneo, il CSM, l’ANAC e la DNA che si propone di promuovere la cultura della legalità e della corresponsabilità. Torno sempre con molto entusiasmo in questa Università che sta consolidando la sua importante posizione, anche internazionale, grazie alla guida energica e illuminata della Prof. Severino e all’impegno degli studenti, i grandi protagonisti insieme ai professori del successo dell’Ateneo, ai quali vanno i miei auguri per il quarantesimo compleanno.

    L’iniziativa di questo protocollo e di questa tavola rotonda sulla legalità vista come motore dello sviluppo economico-sociale del Paese, è opportuna e lungimirante. Opportuna perché l’Italia affronta da tempo una grave e generale crisi che investe le istituzioni, i singoli e la collettività: crisi anzitutto etica. Negli ultimi anni sembra si sia andata smarrendo la consapevolezza del ruolo fondante in ogni Paese delle regole, giuridiche, sociali, etiche. Sull’osservanza delle norme, non dimentichiamolo, si basa il patto sociale nel quale una comunità si riconosce attorno a valori e principi condivisi, al reciproco rispetto dei diritti e all’assunzione da parte di tutti dei doveri individuali e collettivi. L’iniziativa è anche lungimirante, perché per rifondare il Paese sulla legalità si rivolge soprattutto ai cittadini più giovani. Praticare e tramandare ai giovani la cultura della corresponsabilità significa ispirarsi all’idea che nessuno può sentirsi esentato dal contribuire personalmente al destino comune: ciascuno, anche da ragazzo, deve sentirsi protagonista, e non solo passivo destinatario, del benessere individuale e collettivo, del progresso e del futuro del proprio Paese.

    Il tema della legalità riguarda tutti gli aspetti della vita ed investe la dimensione giuridica ma anche quella sociale, educativa e culturale. Quando ero Procuratore della Repubblica a Palermo, cercai di imprimere eguale vigore alla lotta contro la grande criminalità mafiosa e al contrasto delle più piccole illegalità, perché le consideravo il terreno di coltura della mentalità mafiosa, dell’intermediazione clientelare, del mancato rispetto delle Istituzioni e del degrado etico della società. Più di recente indagini e processi hanno svelato il consolidamento, anche nel centro e nel nord Italia, di reti di relazioni che coinvolgono criminali, imprenditori, amministratori pubblici, politici e parti della società; reti basate sulla convenienza, la collusione, la corruzione, il profitto ad ogni costo. Il fattore comune è il disprezzo per il bene pubblico e il prevalere degli interessi individuali su quelli generali. Il Capo dello Stato a questo proposito ha di recente ribadito, parlando a Locri, che “bisogna azzerare le zone grigie della complicità” e “prosciugare le paludi dell’inefficienza, dell’arbitrio, del clientelismo, del favoritismo, della corruzione, della mancanza di Stato”.

    Parole che ho voluto ripetere nell’Aula del Senato perché considero  che il Parlamento debba raccogliere questa sfida, garantire le condizioni per lo sviluppo sociale ed economico del Paese e prospettive di lavoro soprattutto per i giovani.  Un impegno che investe primariamente la politica, che deve tornare ad interpretare e dare corpo ai bisogni dei cittadini, perseguendo l’interesse generale piuttosto che facili consensi, fondati su lusinghe elettorali, e deve rifondare la propria etica sulla riscoperta del servizio alla collettività.

    Concludo, congratulandomi ancora per l’iniziativa con la convinzione che i giovani che vedo numerosi sapranno essere, anche più di noi adulti, cittadini consapevoli e responsabili e sapranno custodire gelosamente la libertà propria e quella altrui.

    Grazie.

     

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