Condividi

    Cari amici,

    è con profonda commozione che oggi sono qui insieme a voi. Ringrazio il Sindaco, Virginio Merola, per avermi invitato a condividere con voi, su questo palco, questo importante anniversario. Ringrazio Paolo Bolognesi, che nel suo intervento ha richiamato i tanti, troppi nodi irrisolti di questa tragedia. Ringrazio tutti voi e idealmente abbraccio la città di Bologna che, con fierezza, dignità, compostezza e determinazione ogni anno si riunisce nel ricordo di quel 2 agosto di 35 anni fa quando, come oggi, in un caldo sabato d’agosto, ha assistito inerme all’offesa e alla lacerazione di tante vite umane. In un solo secondo, all’interno di una stazione affollata di vacanzieri, pendolari ed operatori ferroviari, piena di vita, l’orologio si è fermato, alle 10.25, per le 85 vittime, per i feriti, per i loro familiari, per l’intero Paese, per tutti coloro che non hanno dimenticato e che oggi più che mai non possono e non vogliono dimenticare.

    Quanti miliardi di secondi in 35 anni sono passati da quello fatale: è difficile guardarsi indietro e provare a raccogliere in un unico sguardo il tempo che ci separa dal 2 agosto 1980, da quel giorno che ha cambiato per sempre la vita di centinaia di persone e la storia del nostro Paese.

    Osservo i volti di chi, ogni giorno in questi lunghi anni, ha messo al servizio di ciascuno di noi la propria personale sofferenza, per continuare a testimoniare la sua sete di verità e giustizia. Nel nostro incontro c’è molto di più  della “vicinanza istituzionale”: mi sento legato alla compostezza e alla tenacia dei vostri sguardi perché, in essi, lo dico senza ipocrisia, riconosco anche il mio che tante volte nella mia vita si é incrociato con quello dei tanti familiari di vittime, segnati dal peso di quanto accaduto ai propri genitori, figli, amici, parenti, colleghi. Conosco il dolore di chi c’era e di chi è sopravvissuto, il dolore di chi ha tentato invano di aiutare una persona che gli stava accanto e non vi è riuscito, di chi ha prestato subito i soccorsi tra sangue lacrime, urla.

    Non è semplice parlarvi da questa piazza, credetemi. Oggi, qui a Bologna, mi interrogo insieme a voi sul significato di quel drammatico momento che continua ancora a suscitare domande e ci impone l’obbligo di dare delle risposte; rifletto sul dolore che da allora è rimasto intatto ed è anzi cresciuto nutrendosi di amarezze e frustrazioni. Lo faccio in primo luogo come uomo, poi da ex-magistrato – che nel suo precedente lavoro si è imbattuto in nomi, episodi, trame legate anche alla strage della stazione di Bologna – infine da Presidente del Senato.

    Le mie parole non vi sembrino la sterile retorica di chi è tenuto ad intervenire per dovere istituzionale. Nessuna retorica oggi, in questa piazza, nessuna banalità, non servono frasi di circostanza, ma sono qui invece aggiungere la mia voce al coro unanime di voci che ogni anno si riunisce sotto questo palco per ripetere tutti insieme: “noi non ci stiamo, noi non dimentichiamo, Noi vogliamo giustizia”. La stagione terroristica di quegli anni è finita, ma le cicatrici di quei momenti rimangono indelebili sulla pelle di ciascuno di noi e sulla bandiera del nostro Paese.

    La bomba della stazione sembrò confermare, con la più efferata delle stragi civili della nostra storia, i più reconditi timori di una nazione che da anni assisteva alla messa in opera di una strategia della tensione volta a destabilizzare il Paese attraverso la cieca violenza. Sebbene la magistratura, con faticosa e ostinata determinazione, abbia individuato gli esecutori materiali di quel terribile attentato e appurato i disgustosi tentativi di depistaggio, messi in atto da alcuni traditori dello Stato, resta ancora molto da fare, tanto sul piano processuale che su quello della ricostruzione storica, per comprendere meglio le trame che legano l’uno con l’altro alcuni degli episodi più oscuri e cruenti della notte della Repubblica.

    Il 1980 fu un anno terribile, iniziato con l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, che mi impegnò personalmente nelle indagini, proseguito con decine attentati nei confronti di uomini delle forze dell’ordine e della magistratura e culminato, in estate, nelle stragi di Ustica e in questa di Bologna.

    Lo slogan di questa giornata ci dice che “non c’è democrazia senza responsabilità”. Sulla responsabilità, sulla mia responsabilità individuale di cittadino, figlio, padre, nonno, di magistrato e uomo delle istituzioni, ho incentrato tutta la mia vita. Prima come magistrato, oggi come Presidente del Senato, ho sempre affermato che la legalità, la giustizia, la democrazia si costruiscono partendo dal senso individuale di responsabilità, dall’etica personale, dal rifiuto per qualsiasi forma di compromesso. La ricerca della verità e della giustizia non può mai essere confinata solo nelle aule giudiziarie, è un percorso collettivo che chiede a ciascuno di noi l’impegno in prima persona.

    Ho seguito e apprezzato molto gli interventi che mi hanno preceduto. Ringrazio il Presidente Bolognesi e l’Associazione familiari delle vittime della strage per l’impegno costante, la determinazione e la consapevolezza con la quale continuano a percorrere la strada della verità e della giustizia, senza mai arrendersi.

    Presidente, il suo intervento preciso, puntuale, dettagliato, a tratti critico nei confronti delle Istituzioni per la lentezza delle procedure decisionali, ci ricorda che molto è stato fatto ma che tanto ancora rimane in sospeso.Comprendo la sua rabbia. Non si può morire in quel modo atroce senza responsabili, senza verità. Tanti ancora i lati oscuri di questo terribile evento, ma dobbiamo andare avanti. La ricerca della verità è sempre un procedimento faticoso: anche le condanne convivono talora con sentimenti di delusione e sconforto, ma questo non può, non deve farci disperare nel percorso di giustizia. Lo conferma l’importante risultato conseguito lo scorso 22 luglio con la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’Assise d’appello di Milano nei confronti degli autori della strage di piazza della Loggia di Brescia. Un traguardo, quello registrato a Milano, che, come correttamente osservato da Manlio Milani, Presidente dell’associazione familiari vittime di piazza della Loggia, deve essere interpretato anche come un punto di partenza per ripensare l’intera stagione degli ‘anni di piombo’. Sono passati più di 40 anni, è vero, ma la verità non va mai in prescrizione.

    L’ho ripetuto molto spesso nel corso di tutta la mia vita: lo Stato non può temere la verità, per quanto atroce possa essere. Il compito più alto delle Istituzioni e delle parti politiche è quello di pretendere chiarezza al di là di qualsiasi interesse di parte. Questo percorso investe non solo l’amministrazione giudiziaria, ma anche le istituzioni rappresentative, primo fra tutti il Parlamento. La sfida prioritaria da affrontare è senza dubbio la legge sul reato di depistaggio a cui le associazioni di familiari oggi presenti hanno contribuito in prima persona. Per questo ho sollecitato  la Commissione Giustizia del Senato a calendarizzare al più presto l’esame di questo provvedimento, con l’auspicio che su questi temi, che identificano una battaglia collettiva di legalità, non si creino divisioni o fratture. Finalmente il provvedimento, anche grazie alla tenacia di Paolo (Bolognesi) e del senatore Lo Giudice, ha iniziato venerdì il suo percorso in Commissione con la relazione del sen.D’Ascola.

    Anche sull’attuazione della legge n. 204 del 2006, in tema di benefici economici alle vittime del terrorismo e ai loro familiari, si pone oggi più che mai l’esigenza di una risposta unitaria da parte delle istituzioni. Al riconoscimento legislativo di questo diritto ha fatto seguito una fase di esecuzione amministrazione estremamente complessa e spesso lacerante anche per i familiari delle vittime. Ho appreso con soddisfazione che proprio questi giorni la situazione si è finalmente sbloccata, superando le criticità applicative e le incongruenze della legislazione. Anche questa è una battaglia di legalità ed è giusto che su questo terreno le istituzioni pubbliche sappiano operare con responsabilità e coerenza.

    Voglio concludere, cari amici, ricordando che il cammino compiuto in questi 35 anni ci ha consentito di raggiungere alcuni risultati importanti soprattutto sul terreno della memoria. Come ho ricordato nell’Aula del Senato lo scorso 9 maggio, nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, la sfida più alta è quella di guardare avanti tenendo sempre vivo il ricordo, partendo dal ricordo delle storie delle vittime, quasi in una sorta di debito morale e civile con ciascuno di loro.

    Un grande passo avanti su questo terreno è stato fatto con la creazione della “Rete degli archivi per non dimenticare”, opportunamente richiamata anche dal Presidente Bolognesi. Una rete a cui ho manifestato di dare la massima collaborazione attraverso gli archivi del Senato, condividendo la volontà di valorizzare e rendere disponibili tutti i documenti sui temi legati al terrorismo, allo stragismo, alla criminalità organizzata, per creare le basi documentali della memoria collettiva. Per questo è fondamentale che tutte le Istituzioni portino avanti il progetto di declassificazione dei documenti, superando quei paletti che stanno rendendo difficile proseguire velocemente su questa strada.

    Cari amici, nei giorni seguenti la strage, come ho ricordato in Senato, la paura e l’odio non prevalsero, vincemmo la follia di pochi con la forza di molti. Eppure le nostre Istituzioni, i nostri simboli e valori furono comunque colpiti nel profondo, nella loro credibilità. Abbiamo rischiato di non essere capaci di mantenere e consegnare intatto ai nostri figli e nipoti il prezioso dono della speranza che, anche dopo molti decenni e attraverso percorsi talvolta tortuosi, sia sempre fatta giustizia. Questo l’ideale che ho custodito per tutta la mia carriera di magistrato e che mi ha dato forza e determinazione per andare avanti, soprattutto nei momenti di maggiore sconforto; questo il pensiero che guida, giorno dopo giorno, la mia attività di Presidente del Senato.

    Una democrazia prospera solo quando la fiducia è più forte della rassegnazione, quando l’adesione morale e civica ai valori della Costituzione è piena e ispira ogni cittadino nella sua azione quotidiana. Continuare con forza a cercare la verità, tutta la verità, con ogni mezzo e con la piena collaborazione di tutte le Istituzioni, significa proprio questo: dare vigore e pieno significato agli ideali che animano il nostro vivere insieme.

    Ne va della dignità di chi, innocente, è stato ucciso inaspettatamente ; di chi da allora porta i segni tangibili di quella sofferenza; di chi non desiderava essere un martire o un eroe, di chi oggi sceglie di stare dalla parte dei giusti; di chi faticosamente si batte per tenere viva la fiamma della memoria. Memoria che rischia, altrimenti, di essere soffocata dall’indifferenza e dal peso dei miliardi di attimi trascorsi da quello in cui esplose la bomba della stazione di Bologna. Voi cittadini bolognesi, e quanti siete qui, mirabile esempio di questa lotta quotidiana, non mollate, dobbiamo tutti insieme continuare. Grazie

    Condividi