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    Signor Presidente della Repubblica,

    Signor Segretario Generale delle Nazioni Unite,

    Signora Presidente della Camera dei Deputati,

    Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,

    Autorità, Cari colleghi, Signore e Signori,

    La celebrazione, di fronte alle Camere riunite del Parlamento, del sessantesimo anniversario dell’ingresso dell’Italia alle Nazioni Unite assume un significato profondo e so di interpretare i sentimenti di tutti i Parlamentari affermando che viviamo questa giornata con emozione e con orgoglio. Questo è il luogo dove si esprime e vive il principio supremo della nostra democrazia: la sovranità popolare, il portato di un patto costituente che affida sempre al popolo la prima e l’ultima parola. Questo è il luogo della dignità umana, dei diritti, dei principi sui quali abbiamo edificato la nostra civiltà. Questo è il luogo nel quale si vigila sull’operato dei nostri governi nell’ambito della comunità internazionale, per l’attuazione delle agende comuni e la promozione dei valori fondanti delle Nazioni Unite.

    Viviamo una realtà profondamente diversa da quella del 1955, un mondo in rapido movimento che rende il ruolo dell’Organizzazione sempre più difficile e sempre più vitale. Anche nei Paesi più ricchi crescono le diseguaglianze, che determinano esclusione ed emarginazioni, mettono in pericolo la coesione sociale e vulnerano la libertà e i diritti fondamentali dei cittadini. Le politiche dissennate di crescita economica hanno accentuato i cambiamenti climatici e prodotto gravissimi danni all’ambiente e alla salute pubblica. Gli equilibri geopolitici sono resi sempre più incerti e instabili dai conflitti in corso, soprattutto nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, dal terrorismo, dalla criminalità transnazionale, dall’economia illegale e dalla pericolosa combinazione di crisi di sicurezza, finanziarie, politiche e sociali. Abbiamo quindi bisogno di guardare alle Nazioni Unite con rinnovata fiducia e con sincero impegno per promuovere un nuovo patto che affronti le sfide del nostro tempo con la mente rivolta alle generazioni future, con strumenti di sicurezza, ma soprattutto promuovendo istituzioni e luoghi della politica, sostenendo attivamente il progresso sociale, culturale ed economico dei territori, come premessa per la pace e per la stabilità. Come ha detto il Presidente Mattarella, il dialogo e la cooperazione possono battere il fanatismo e la sopraffazione.

    L’Italia ha sempre considerato l’Organizzazione un punto di riferimento essenziale della propria politica estera e da sessanta anni, con le sue iniziative, contribuisce a rafforzare i tre pilastri fondanti delle Nazioni Unite: il mantenimento della pace e della sicurezza; lo sviluppo; e infine la promozione di diritti e libertà fondamentali.

    Oggi ci presentiamo all’appuntamento elettorale del giugno 2016 con fiducia e con la sicura consapevolezza di essere un Paese cardine dell’Organizzazione: un Paese che crede profondamente nel multilateralismo, nel dialogo e nella solidarietà; forte di una società civile creativa, attenta e matura, di istituzioni democratiche capaci di rinnovarsi e rafforzarsi, di una diplomazia intelligente e stimata, di forze armate inclini all’ascolto, alla mediazione e alla comprensione degli scenari e dei popoli in difficoltà. L’Italia affronta il futuro con la coscienza della propria storia millenaria di crocevia di civiltà e di culla del diritto e dei diritti, e sente forte la responsabilità di essere ponte fra il Medio Oriente, l’Africa, l’Europa e l’Occidente e punto di sintesi insostituibile delle complessità del Mediterraneo nel quale è immersa, fisicamente, politicamente e culturalmente.

    Con quest’animo l’Italia si prepara ad affrontare i suoi doveri in seno alle Nazioni Unite per i decenni a venire, e con sentimenti di sincera amicizia e di riconoscenza per quanto lei ha fatto per le nazioni e i popoli del mondo la accogliamo, Signor Segretario Generale, al Parlamento italiano. Grazie

     

     

     

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