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    Cari giornalisti, cari colleghi,

    sono davvero felice di essere con voi a Palazzo Giustiniani, come ogni anno, in occasione del tradizionale incontro con la Stampa Parlamentare per gli auguri reciproci e per tracciare, sulla base delle riflessioni del presidente dell’Associazione Sergio Amici – che ringrazio – una sorta di bilancio di un periodo intenso sia a livello istituzionale che politico.

    L’ultimo mio intervento pubblico è stato proprio con voi, lo scorso luglio in occasione del ventaglio. Ancora non era stata individuata la data del referendum sulla riforma costituzionale, ma già la campagna aveva acceso gli animi. Ricordo di aver detto che i mesi che ci separavano dall’appuntamento con il voto sarebbero stati “un formidabile banco di prova per valutare lo stato di salute della nostra cultura politica e la qualità della nostra democrazia”. Ora, a votazione avvenuta, possiamo tracciare un bilancio in chiaroscuro: se la qualità della nostra democrazia esce rafforzata da un’imprevista affluenza dei cittadini alle urne lo scorso 4 dicembre, lo stato di salute della nostra cultura politica emerso in questi mesi impone un giudizio severo. La campagna appena finita si è distinta per un’eccessiva lunghezza, per toni esagerati, allarmismi già smentiti dai fatti, slogan vuoti e fuorvianti da entrambi i fronti, promesse e minacce il cui problema non è tanto il non averle mantenute, ma averle fatte.

    Il dibattito politico non può essere ridotto all’arena per lo scontro di personalità ipertrofiche, ma  deve essere il campo in cui si confrontano risposte ai problemi reali e visioni politiche che – prescindendo dai singoli protagonisti, dalle singole vicende biografiche – devono emergere da dibattiti aperti all’interno dei partiti, espressione delle sollecitazioni, delle speranze e delle attese dei cittadini. Spero che a livello politico si approfondisca adeguatamente l’analisi sui risultati e soprattutto sui flussi di voto. Partendo dalla premessa che nessuno possa con troppa facilità appropriarsi dei 19 milioni e mezzo di No, come dei 13 milioni e mezzo di Si, i dati emersi sembrano disegnare a prima vista una cartina del nostro Paese dove la divisione principale – oltre che sul merito e sulla qualità della riforma – è diventata quella tra i “sommersi” e i “salvati” dalla lunga crisi economica che ha colpito l’occidente negli ultimi anni.

    Sono le fasce più deboli economicamente ad aver mandato un messaggio chiaro, le zone del Paese che scontano maggiori sofferenze, le generazioni particolarmente esposte a prospettive precarie di esistenza, quelle ragazze e quei ragazzi che nel mio discorso di insediamento ho descritto come “giovani che vivono una vita a metà: hanno prospettive incerte, lavori, chi ce l’ha, poco retribuiti, quando riescono a uscire dalla casa dei genitori vivono in appartamenti che non possono comprare, cercando di costruire una famiglia che non sanno come sostenere”. Dal 2013 a oggi la situazione non è, per loro, migliorata molto, se pensiamo ad esempio all’uso indiscriminato dei voucher.

    Presidente Amici, lei ha fatto cenno, nel suo intervento, a un voto nella prossima primavera. Io non sono in grado di prevedere quando e come il Presidente della Repubblica deciderà di sciogliere le Camere per le prossime elezioni politiche. Sono tante e varie le riflessioni che la massima autorità dello Stato, unico depositario di questa prerogativa, dovrà affrontare per prendere questa importante decisione. Da parte mia posso riflettere su quello che i partiti sono chiamati a fare in questo momento, per rispettare quegli “impegni e scadenze” evocati dal Presidente Mattarella che sono di fronte a noi e che impongono al Governo e al Parlamento passaggi imprescindibili. Non posso immaginare infatti che a decidere sulla durata della Legislatura influiscano temi estranei al bene del Paese e che riguardino le singole velleità di leader, partiti e movimenti, o addirittura la paura di altri appuntamenti referendari che sembrano profilarsi nei prossimi mesi. Sarebbe irresponsabile e controproducente.

    Innanzitutto occorre dotare il Paese di una Legge elettorale coerente per l’elezione delle due Camere. Nessuno può restare insensibile al forte segnale di un’Italia che crede nella partecipazione democratica e che lo ha dimostrato, responsabilmente, recandosi alle urne due settimane fa: si è avvertita forte la richiesta da parte dei cittadini di voler partecipare alle scelte importanti del Paese, e non è da escludere che una delle spinte principali risieda nel legittimo desiderio di poter scegliere i propri rappresentanti, superando quei marchingegni tecnici fatti di listini bloccati e pluricandidature che non facilitano il rapporto fiduciario tra gli elettori e gli eletti. Su come questo debba tradursi in legge il compito è stato rimesso dal presidente Gentiloni, nel pieno rispetto delle prerogative parlamentari, alle due Camere. Un percorso ordinato prevede infatti che la legge elettorale nasca dall’iniziativa dei parlamentari, che le Commissioni e le Aule possano discutere approfonditamente ed emendare la proposta, ed approvarla infine sulla scorta dei suggerimenti della Consulta, arrivando ad un progetto coerente ed equilibrato che riesca a contemperare prima il valore costituzionale della rappresentanza, e poi quello della governabilità.

    Non vorrei che si passasse senza soluzione di continuità dalla campagna referendaria a quella elettorale. Le tossine che hanno inquinato l’aria del dibattito politico e pubblico in queste settimane devono ancora essere smaltite, gli animi sovreccitati hanno bisogno di calmarsi prima di gettare il Paese di nuovo in un clima di divisione e competizione elettorale. Mentre leader e parlamentari continuano a parlare di data del voto e di legge elettorale, a mettersi da soli medaglie sul petto, c’è fuori da questi palazzi un Paese in profonda sofferenza. Soffiare su questo fuoco è pericoloso, come ha ben dimostrato il recente e vergognoso attacco squadrista ai danni dell’ex deputato Osvaldo Napoli, cui va la mia solidarietà. Il Paese e i cittadini hanno bisogno urgente di risposte su molti fronti. La recente indagine Istat sulle condizioni di vita e di reddito degli italiani mi ha colpito profondamente. L’aggravarsi delle diseguaglianze, del disagio giovanile, del divario fra ricchi e poveri e fra Nord e Sud, minano la coesione sociale e danno origine ad aree di marginalità e vulnerabilità nelle quali possono allignare il radicalismo ideologico e l’illegalità.

    Nessuno deve essere lasciato indietro. Il pensiero corre in particolare agli italiani colpiti dai terremoti. Come il Presidente Mattarella ha più volte ricordato dobbiamo garantire ogni necessaria assistenza alle popolazioni e dare immediato avvio alla ricostruzione. Su questo punto vorrei sottolineare con soddisfazione il forte senso di responsabilità del Parlamento che ha convertito con amplissima condivisione il decreto legge sul terremoto. Adesso occorre continuare con energia ed efficienza il lavoro portato avanti con grande impegno dal Commissario straordinario, dalla Protezione civile e dalle varie amministrazioni centrali e locali. A proposito dei nodi del sistema bancario, spetterà al Governo individuare una soluzione di carattere generale per smaltire le sofferenze creditizie che riducono la capacità delle banche di erogare prestiti e sostenere la crescita dell’economia reale. L’obiettivo di fondo è tutelare il valore costituzionale del risparmio e restituire fiducia a mercati e risparmiatori.

    Ci attendono poi importanti impegni internazionali. Mi riferisco alla presidenza italiana del G7, del Processo sui Balcani e dell’OSCE-MED e al seggio italiano al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La ricorrenza del sessantesimo anniversario dei Trattati europei di Roma, che verrà celebrata anche al Senato e alla Camera, dovrà poi essere un momento di ripartenza del progetto europeo, preda di debolezze politiche, nazionalismi ed incomprensioni. Non possiamo nasconderci l’estrema complessità della situazione, anche per via delle negative implicazioni delle campagne elettorali di importanti Paesi membri sulla generale atmosfera a Bruxelles. Io penso che al nostro Paese spetti tenere una posizione propositiva e di avanguardia nella difesa della casa comune europea. Mi riferisco alla governance economica, che deve puntare alla crescita e al lavoro; alle politiche migratorie, da rivedere in nome di accoglienza, solidarietà ed equa ripartizione degli oneri; alla politica estera comune, che deve ripartire da una strategia efficace per il Mediterraneo; mi riferisco anche al contrasto e alla prevenzione del terrorismo, del crimine organizzato e dell’economia illegale, attraverso la cooperazione e gli strumenti del diritto internazionale.

    Presidente Amici, come lei ha sottolineato importanti provvedimenti sono rimasti bloccati in Senato. Faccio io quel rapido elenco che lei, per educazione, ha omesso: in Aula sono stati già calendarizzati nei mesi scorsi, senza essere esaminati perché giudicati troppo “divisivi” in periodo pre-referendario: le modifiche al codice penale, il delitto di tortura, la legge su mercato e concorrenza, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli appalti pubblici, il riordino della Protezione civile e la riforma in materia di cittadinanza. Sono all’esame delle commissioni, poi, provvedimenti contro il cyberbullismo, la riforma del codice antimafia, della giustiza civile, il contrasto all’omofobia, le norme sul cognome dei figli, la delega per il contrasto alla povertà ed altro ancora.

    Come si può ben capire sono provvedimenti che incidono sulla vita dei cittadini, sulla giustizia, sull’economia, sugli investimenti, sul contrasto alla criminalità, alla violenza, al razzismo. Sarebbe grave se dopo essere rimasti in sospeso per mesi e mesi dovessero rimanere ancora fermi, fino alla fine della Legislatura, per un mero calcolo elettorale. Al di là della diversità di opinioni, sono temi che il Parlamento può e deve affrontare lasciando ai gruppi e all’Aula la decisione finale sulle modifiche e sull’approvazione dei testi, come è normale in democrazia. Non tutti i provvedimenti devono essere vissuti come sfide di una parte contro l’altra. L’approvazione, la modifica o la bocciatura di emendamenti e proposte legislative fanno parte di una sana e non muscolare dialettica democratica.

    Presidente Amici, la scelta di merito su possibili future riforme costituzionali spetta alle forze politiche, non certo al Presidente del Senato. Non credo però che il tema sia l’ampiezza di eventuali interventi, piuttosto il metodo. Quale che sia la portata di future riforme, ampie o mirate, è necessario che si tratti di scelte ampiamente condivise dal Parlamento. Le regole della democrazia si cambiano con senso di responsabilità, pensando a chi verrà dopo di noi, non a passeggeri opportunismi. L’unico invito che mi sento di rivolgere alle forze politiche, per il futuro, è di operare tenendo ben distinto il piano del risparmio da quello del funzionamento. Entrambi possono essere migliorati, ma l’uno non può essere usato per giustificare scelte sull’altro.

    Nel frattempo, prescindendo da interventi legislativi, io credo che le forze politiche possano perseguire significativi aggiornamenti del sistema attraverso la revisione contemporanea e concertata dei regolamenti parlamentari di Camera e Senato. Penso all’omogeneizzazione di una serie di norme di carattere procedurale, che oggi regolano il procedimento legislativo in modo irrazionalmente diverso nelle due camere. Penso ad una diversa attuazione dell’articolo 72, comma 2, della Costituzione attraverso l’introduzione di una corsia preferenziale per le leggi urgenti, come quelle di attuazione del programma economico del Governo, in modo da disincentivare il ricorso alla decretazione di urgenza, ai “maxi-emendamenti” e alle questioni di fiducia. Penso ancora all’innalzamento della soglia per costituire i gruppi politici in Senato, in modo da ridurre i costi e quella frammentazione e continua mobilità che hanno caratterizzato la legislatura. Penso infine che sia importante tenere in considerazione le proposte presentate dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, in modo da garantire una migliore considerazione da parte del Parlamento degli interessi dei territori.

    Io sono poi convinto che occorra portare a termine la piena realizzazione del ruolo unico dei dipendenti del Parlamento e l’unificazione dei servizi e delle centrali di spesa delle due amministrazioni, che io e la Presidente Boldrini abbiamo avviato da tempo. Si tratta di interventi che determinano risparmi di spesa dell’ordine di diversi milioni di euro e razionalizzano il lavoro amministrativo. Credo che la migliore prova dell’efficienza di questo modello sia la qualità dei dossier tecnici che le due amministrazioni già oggi producono congiuntamente per offrire ai senatori e ai deputati strumenti di conoscenza e riflessione fondamentali per il loro lavoro.

    Presidente Amici, come lei stesso ha riconosciuto, i temi della libertà di espressione, dell’abolizione del carcere per i giornalisti, di un deciso freno alle querele temerarie e di una vicinanza personale e istituzionale ai tanti giornalisti minacciati sono da sempre considerati prioritari per me. Non ho mai mancato di far sentire il mio sostegno ad Ossigeno per l’informazione, alla Federazione della Stampa, all’Ordine dei giornalisti e ad Articolo 21 in queste comuni battaglie, e continuerò a farlo. Anche il mondo dell’informazione, come quello della politica, soffre di un deficit di comprensione della realtà e di fiducia da parte dei cittadini. Si parla molto in questi giorni di post verità e di notizie false. Siamo tutti chiamati a dimostrare maggiore responsabilità in questo momento. Chi fa informazione è chiamato ad una maggiore cura e verifica delle fonti, magari evitando di sentirne solo una, con il rischio di prestarsi a giochi di sponda con il potere politico od economico. Ai cittadini, specie ai più giovani, rinnovo l’invito ad ampliare il loro panorama: non basta un solo giornale né un solo sito, non basta seguire i link che gli amici pubblicano su Facebook o scorrere i tweet dei profili che seguiamo, non basta un programma televisivo o qualche breve video su YouTube per capire la complessità del nostro Paese e del nostro mondo. Serve tutto questo, e molto di più. La capacità di assegnare a ciascuna fonte il suo peso, l’intelligenza di saper unire i puntini e infine la capacità di sintetizzare il tutto in una opinione, finalmente, davvero informata.

    Concludo. Domenica si terrà il tradizionale concerto natalizio di beneficenza, giunto quest’anno alla XX edizione, il cui ricavato andrà in beneficenza per le popolazioni colpite dai terremoti. Sono felice che anche quest’anno, per sottolineare il legame di unità, rispetto reciproco e di amicizia, accanto alla presenza del Presidente della Repubblica ci saranno il Segretario di Stato di Sua Santità, Cardinale Pietro Parolin, la Presidente delle Comunità Ebraiche in Italia Noemi Di Segni, il Segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia Abdellah Redouane, la Vicepresidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Christiane Schroeder-Werth. Li ringrazio davvero di cuore per aver accettato il mio invito.

    A voi giornalisti parlamentari, che seguite con implacabile attenzione i lavori del Senato giorno per giorno, e a tutti i presenti, rivolgo i miei più sentiti auguri di Buone Feste.

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