PIERO PIETRO GRASSO

Da La Stampa del 5 gennaio 2018

Può sorprendere, in Pietro Grasso, la spensierata rilassatezza con la quale sta affrontando da qualche giorno un lavoro nuovissimo, quello di leader di una lista fresca e composita, ma è la stessa “incoscienza” che lo accompagnò cinque anni fa quando assunse la presidenza del Senato, senza mai essere entrato prima in un’aula parlamentare. Serenità che è anche un “programma politico”? O dimostra un’alta considerazione di sé? Lui, in una mansarda di un palazzo ottocentesco della Fondazione Olivetti, appena ristrutturata, sorride: «Per me l’esperienza di giudice a latere del maxiprocesso è stato qualcosa che mi ha cambiato la vita e la visione delle cose. Un processo che contava 475 imputati, 438 capi di imputazione, 120 omicidi, con le motivazioni da scrivere mentre la tua famiglia è sotto minaccia. Ho imparato che quando le difficoltà appaiono insormontabili, alla fine, con pazienza, con metodo, con analisi, studiando le soluzioni, ascoltando le “parti” e con l’aiuto di un po’ di fortuna, beh, le cose possono andare per il verso giusto. Certo, si possono fare errori – chi non ne fa? – ma quella è stata la grande lezione di vita che mi ha dato la serenità per affrontare le cose più difficili. Non so se si vede, ma è così».

Nella imminente convention programmatica di Liberi e uguali per lei basterà riproporre le ricette della sinistra-sinistra, più investimenti, più lavoro, spese spesso a pie’ di lista? Oppure sente il dovere di una proposta di sinistra di governo, nel segno dell’etica della responsabilità?

«Non condivido questa diversità tra sinistra-sinistra e sinistra di governo. L’etica della responsabilità? È un dovere dire sempre la verità ai cittadini. Noi non proporremo soluzioni irrealizzabili, ma alcune esigenze sociali sono irrinunciabili, anche perché le ricette neo-liberiste si sono dimostrate inefficaci. Per questo Paese serve un Piano di sostenibilità ambientale, la messa in sicurezza del territorio, a partire dalle scuole e un piano per il Welfare che ripensi a quanto è cambiata la vita di donne e uomini. Quindi non bonus bebè, ma un piano straordinario di asili e orari flessibili per i genitori. Riforme strutturali, non una tantum elettorali. Dare diritti a milioni di giovani nella morsa della precarietà. E proponiamo di fare come in Islanda, dove è stato deciso per legge l’obbligo della perfetta parità retributiva tra uomini e donne».

Non si è ancora capito: la vostra Lista evocherà più Corbyn o più il Pd pre-Renzi?

«Le esperienze altrui sono utili per migliorarle, per non ripeterne gli errori. In questi anni la gestione della crisi ha prodotto più ricchezza per pochi, aumentando le diseguaglianze, rendendo le decisioni pubbliche meno democratiche. Quel che apprezzo in Corbyn è l’idea che non siano i giovani contro i vecchi e neppure il nuovo contro il passato, noi siamo per politiche che guardino a molti non a pochi».

Per il dopo-voto lei se la sente di escludere a priori una vostra alleanza di governo con Cinque stelle e con un Pd de-renzizzato?

«Nelle alchimie di questi giorni ci sono troppe incognite, a cominciare dagli effetti di una legge elettorale unica al mondo e il mio non è un complimento. Guardare genericamente al futuro non appartiene al mio pragmatismo e dopo il voto voglio vedere forze in campo, numeri e soprattutto i programmi. Noi saremo una forza di governo responsabile, ferma sui contenuti. Contribuire eventualmente ad un’alleanza di governo deve essere il mezzo per produrre la forte inversione di rotta che auspichiamo e non certo una scorciatoia per ricavare qualche poltrona in più. Il governo come mezzo, non come fine».

Ma intanto la vostra campagna elettorale sarà per togliere più voti possibili a Pd e Cinque Stelle?

«Il nostro obiettivo è recuperare più voti possibili dagli elettori demotivati e non rappresentati del centrosinistra e poi cercare di riprendere quei voti di sinistra andati verso i Cinque Stelle per protesta, per indignazione, per mancanza di riferimenti elettorali progressisti. E anche, con la mia presenza, andare incontro a chi pensa che il cambiamento si ottiene attraverso le istituzioni e non aprendole, come una scatoletta di tonno!».

Il suo ex collega Ingroia è stato volutamente sgradevole, dicendo che lei non è mai stato di sinistra…

«Bene, il fatto che nessuno abbia potuto intravedere nella mia azione giudiziaria, quelle che allora erano mie idee politiche di sinistra, questo per me è un vanto! Evidentemente non sono stato influenzato, come altri, da pregiudiziali politiche o ideologiche. Per me la giustizia è un servizio, non un potere».

Lei ha fortemente voluto in squadra Rossella Muroni, già presidente di Legambiente: sarà al suo fianco?

«Certamente. Non è solo una candidata, darà un profilo al programma e al progetto. Lei è la punta di diamante di una visione del Paese, di un programma sociale, ambientalistico e di un metodo che sono anche i miei».