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    Caro Generale Portolano, carissimi militari,

    devo confidarvi che provo molta emozione nel trovarmi oggi qui fra voi, in questa terra meravigliosa per decenni dilaniata dalla guerra, dalla violenza e segnata dal sangue e dal dolore. Ma provo anche vero orgoglio perché l’Italia contribuisce alla pacificazione e alla ricostruzione di questa nazione con le sue migliori energie, con le nostre donne e i nostri uomini migliori che hanno lasciato a casa affetti, amicizie e la propria vita per affrontare una sfida che è insieme quella personale di ognuno di voi e quella comune di tutte le persone e di tutti gli Stati che partecipano alla missione UNIFIL.

    Io credo fermamente nel ruolo che l’Italia ha svolto e continua a svolgere in questa regione. La nomina nel luglio di quest’anno del Generale di Divisione Luciano Portolano, che è succeduto nel comando della forza ONU ai Generali di Divisione Claudio Graziano e Paolo Serra, è un prestigioso attestato di stima e di fiducia della comunità internazionale per l’azione e l’impegno dell’Italia per la stabilità e la sicurezza del Grande Mediterraneo. Ebbi modo di parlarne più volte l’anno scorso con il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon e ho accolto con gioia la nomina del Gen. Portolano. A lui, e a tutti voi, rivolgo un sentito apprezzamento per il prezioso lavoro svolto finora.

    Qui la comunità internazionale, con un forte contributo italiano svolge un lavoro vitale, politico, militare, tecnico e strategico, affiancando istituzioni ed esercito libanesi per determinare stabili condizioni di pace. E dai miei colloqui di ieri con le massime personalità politiche libanesi ho raccolto l’apprezzamento per il lavoro italiano di sostegno alle forze armate libanesi nelle operazioni di sicurezza e stabilizzazione dell’area a sud del Paese e per l’assistenza umanitaria alla popolazione civile. Gli importanti risultati conseguiti sono stati possibili solo grazie alla capacità di adattamento, alla dedizione e alla propensione al dialogo e alla comprensione, all’umanità  che contraddistingue il nostro popolo e i nostri militari.

    Oggi si profilano all’orizzonte le drammatiche minacce dell’ISIS, che sta esponendo il Paese al pericolo di infiltrazioni e di atti terroristici, anche per il rischio che il fondamentalismo attecchisca fra i rifugiati siriani e le fasce più povere della popolazione sunnita. Mentre il protrarsi della crisi siriana rischia di minare la sicurezza del territorio, sia per l’ingresso nel Paese di numerosi elementi armati, sia perché il vicino conflitto rischia di rafforzare le contrapposizioni interne, in particolare tra sunniti e sciiti libanesi.

    Io sono certo che saprete, tutti insieme, con i colleghi di altre nazionalità e sotto la guida esperta e saggia del Gen. Portolano, affrontare queste sfide al meglio, con professionalità e competenza facendo tesoro dell’esperienza e dell’identità italiana. Con questa convinzione, mi stringo a tutti voi in un abbraccio ideale che vuole essere anche un caro augurio per Natale e per il Nuovo Anno. So che trascorrerete questo periodo lontani dalle vostre famiglie, ma sono qui per testimoniare l’ammirazione e l’affetto con cui io e il Paese vi seguiamo. Grazie.

     

     

     

     

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