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    Autorità, Cari colleghi,

    mi unisco volentieri al saluto e all’augurio di buon lavoro della Presidente Boldrini. Questa riunione, come già la settoriale sui temi dell’agricoltura, dello sviluppo industriale e delle piccole e medie imprese tenutasi in Senato alla fine del mese scorso, intende trattare un ventaglio di questioni di straordinaria urgenza e attualità che il Parlamento e il Governo italiano stanno affrontando con determinazione e credo debbano essere poste al cuore del nostro comune impegno europeo. Per l’Unione, si tratta di una sfida di sopravvivenza perché il tema dell’occupazione non è solo economico, ma valoriale, e identitario. Il forte crescere delle diseguaglianze anche nei Paesi membri che hanno inizialmente risentito meno della recessione, e la crisi del lavoro stanno consegnando alla disperazione, al risentimento, alla marginalizzazione intere fasce e generazioni della popolazione europea, alimentando nazionalismi, scetticismi e sentimenti di sfiducia di cui abbiamo avuto misura in occasione delle recenti consultazioni elettorali. Il fenomeno più drammatico è descritto dai dati su coloro, giovani ma non solo, disoccupati e inoccupati, che smettono di cercare di lavoro, che cessano di sperare. La nostra preminente responsabilità è quindi oggi evitare il rischio devastante che queste persone siano escluse dalla cittadinanza attiva e si allontanino dall’idea di comunità e di identità europee, dal riconoscersi in una unica collettività giuridica e sociale. Io credo che il futuro del progetto europeo e il destino di ciascuno dei nostri Paesi dipenda proprio dalla nostra capacità di costruire questo senso di appartenenza e solidarietà umana che deve unirci in una grande comunità di valori e di intenti. E a questo proposito vorrei ricordare che proprio questa mattina il Santo Padre intervenendo alla FAO alla Seconda Conferenza Mondiale sulla Nutrizione ha detto che quanto dobbiamo dare a chi ha bisogno  “non è elemosina, ma dignità”.

    I dati che la Commissione ha pubblicato lo scorso 4 novembre delineano un quadro davvero preoccupante, con una revisione al ribasso delle previsioni primaverili, per quanto concerne sia l’area Euro sia l’Unione nel suo complesso. L’Europa rappresenta l’area economica che cresce di meno al mondo, mentre il PIL dell’Unione, attualmente il 22,9% del PIL mondiale, appare ora destinato a subire una drastica flessione, a causa anche dell’incremento di molte economie emergenti. I dati sul mercato del lavoro sono ancora più allarmanti: il tasso di disoccupazione nell’Unione si è attestato quasi all’undici per cento; mentre i dati disaggregati per fasce d’età evidenziano punte drammatiche fra i giovani, con una media del 24% nell’area euro e punte di oltre il 40% in alcuni Stati membri, fra cui l’Italia. Sempre più accidentato il processo di ricollocamento di chi abbia perso il posto di lavoro: il tasso di disoccupazione di lunga durata del 6% nell’area euro impone un peso intollerabile sui sistemi di welfare e così incrementa il numero delle persone che raggiungono la soglia della povertà. La crescente flessibilità del mercato del lavoro dovuta alla globalizzazione e alla mobilità geografica di persone e imprese, rischia poi, se non adeguatamente governata, di dare vita a nuovi precariati e alimentare quel senso di incertezza che deriva dall’impossibilità di programmare il proprio futuro.

    Di fronte a scenari di questa gravità ciascun Paese, certamente anche il nostro, dovrà con la massima urgenza e determinazione procedere alle riforme strutturali necessarie per rendere le economie e i mercati del lavoro efficienti e competitivi. Ma spetta all’Unione Europea predisporre politiche e strumenti che consentano di rilanciare gli investimenti per generare maggiore occupazione. Nel quadro delle cinque priorità strategiche adottate dal Consiglio europeo nel mese di giugno, assume così un ruolo centrale il piano da 300 miliardi di euro che il Presidente Juncker ha annunciato e che sarà al centro dell’agenda del Consiglio europeo di dicembre. L’auspicio è che questa cifra sia convogliata in progetti trasparenti e credibili in grado di promuovere competitività e crescita nel medio e lungo termine. Ma non è sufficiente perseguire un migliore utilizzo delle risorse europee: servono strumenti per consentire ai singoli Stati membri di conciliare l’impegno per le  riforme strutturali e il consolidamento fiscale con il rilancio degli investimenti e lo stimolo all’economia. Spero ad esempio possa farsi strada l’idea di scorporare dal computo del deficit determinate categorie di spesa per investimenti produttivi o la quota di cofinanziamento nazionale per i progetti finanziati con fondi strutturali. E che si possano incentivare le riforme  prevedendo una dilazione dell’obbligo previsto dal “Six-Pack” a partire dal 2015 di ridurre il debito pubblico; oppure calcolando la riduzione non sui difficili anni passati ma sulle aspettative dei prossimi due anni. Dall’intelligenza che avremo nel garantire margini di flessibilità dipenderà la possibilità di realizzare davvero le riforme strutturali nei settori chiave per recuperare competitività: pubblica amministrazione, mercato del lavoro, sistema tributario, giustizia.

    Le sessioni di questa intensa giornata saranno incentrate su molti aspetti strumentali al rilancio dell’economia e dell’occupazione: istruzione, formazione professionale; economia digitale e Agenda urbana per l’Unione, potenziamento della ricerca e dell’innovazione. Io sono convinto dell’importanza di un dibattito consapevole e franco fra noi, che quali parlamentari incarniamo l’idea fondante della democrazia rappresentativa e dobbiamo farci interpreti dei bisogni e delle inquietudini dei nostri cittadini. Vi ringrazio dunque ancora per essere qui e vi auguro buon lavoro. 

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