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    Autorità, Gentili ospiti, Cari colleghi, Cara Laura,

    Con molto piacere vi porgo un caloroso benvenuto in Senato per questo quarto appuntamento della dimensione parlamentare del Semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, dedicato ad alcuni nodi essenziali del dibattito sull’economia europea: agricoltura e tutela delle produzioni tipiche europee; sviluppo industriale; ruolo ed internazionalizzazione delle imprese, le piccole e medie in modo particolare. Il rilancio dei settori produttivi primario e secondario è senza alcun dubbio indispensabile per uscire dalla gravissima crisi che affrontiamo. In questo difficile momento restano poi ancora sullo sfondo le questioni irrisolte da cui dipendono il futuro, anzi la sopravvivenza dell’Unione e delle comunità nazionali: prevenire i rischi drammatici della deflazione che si sta prospettando; promuovere la crescita e l’occupazione, quella giovanile in modo particolare. Credo dunque che sia essenziale che il nostro dibattito oggi ma anche la nostra quotidiana azione parlamentare si conformino a quel senso di estrema urgenza e di seria responsabilità richiesti dalla situazione, non solo da parte dei governi e delle istituzioni europee ma anche dei diversi parlamenti nazionali nel ruolo di stimolo e di controllo democratico degli esecutivi. Alcune azioni immediate e profonde sono ormai indifferibili: un ruolo più marcato della BCE che, a parere di analisti ed osservatori, dovrebbe procedere a consistenti acquisti di fondi sovrani per avversare la deflazione e stimolare le economie; una giusta ridefinizione delle regole europee di bilancio per escludere dal deficit gli investimenti, senza i quali non sarà possibile riavviare la produzione e la domanda, affidando alla BCE adeguati meccanismi di salvaguardia; una forte accelerazione delle riforme strutturali al livello nazionale. Operazioni queste ultime che in Italia stanno fortemente impegnando il Parlamento e l’esecutivo.

    Nella prima sessione di questa giornata di lavori, vi sarà modo di discutere le iniziative e le misure per il rafforzamento del comparto agricolo europeo, con particolare riguardo all’alimentazione di qualità, all’agricoltura ecocompatibile e alla protezione delle eccellenze produttive europee. Noi crediamo sia prioritario che l’Unione Europea continui a praticare e promuovere modelli incentrati sulla qualità della produzione, la tutela dei lavoratori e dei consumatori, il rispetto per l’ambiente e la difesa delle risorse naturali, piuttosto che sulla quantità del prodotto. Le sfide che l’Unione ha davanti sono complesse. Dobbiamo adottare modelli che coniughino la crescita della produzione e della trasformazione con la tutela dell’ambiente e della biodiversità e con lo sviluppo delle aree rurali. Dobbiamo difendere la produzione agricola dalle penetrazioni della criminalità organizzata, il cui peso è stato quantificato solo in Italia in un giro d’affari di 14 miliardi di euro l’anno, 7 dei quali provenienti dal mercato produttivo primario. Una realtà che riguarda tutti i paesi europei. Proteggere gli interessi economici del settore, la sicurezza e la salute dei consumatori dalle contraffazioni e dalle frodi. Tutelare le esportazioni europee dal rischio che le quote di mercato perse nella contingenza della crisi e di sanzioni economiche correlate a controversie internazionali siano stabilmente sostituite da produttori extra europei, con un perverso incremento del commercio di prodotti falsificati e di bassa qualità. Contribuire all’impegnativo processo il cui obiettivo è sfamare la popolazione mondiale che, nel 2050, avrà raggiunto la cifra di nove miliardi. Preoccupazioni e proposte che l’Italia pone al centro della propria azione, e che costituiscono il tema portante di Expo Milano 2015 che non casualmente è “Nutrire la terra”.

    Le altre due sessioni saranno dedicate al rilancio del settore industriale, con l’ambizioso obiettivo di portarlo al valore del 20% del PIL europeo entro il 2020; e all’internazionalizzazione delle imprese, prima di tutto piccole e medie, come elemento chiave per la competitività dell’Europa. Credo che sia diffusa la consapevolezza che in assenza di un’industria europea forte e integrata non sarà possibile la ripresa economica. La Commissione Europea ha correttamente individuato quattro pilastri per il rinascimento industriale europeo: investimenti sulla ricerca e l’innovazione, migliori condizioni di mercato, accesso facilitato al capitale e sviluppo di nuove e mirate competenze. Assolutamente essenziale sarà la valorizzazione delle piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale dell’agricoltura e dell’industria europea e che stanno reagendo con ammirevole energia alla crisi espandendosi verso nuovi mercati, esportando, diversificando e ammodernando le attività. Un processo, quello per l’internazionalizzazione, che richiede anche un rafforzamento della qualità e della coerenza della politica estera comune europea che deve adottare nuove strategie nei rapporti con gli altri paesi per incidere positivamente sulle grandi trasformazioni geopolitiche e promuovere l’interesse europeo.

    Concludo. Il Presidente Giorgio Napolitano ha invocato più volte un salto di qualità nell’integrazione europea, per acquisire maggiore autorevolezza politica anche rispetto agli elettori; e per stimolare la capacità delle istituzioni europee di attirare capitali, risorse tecnologiche e umane e di determinare e sostenere la ripresa, l’occupazione, l’innovazione. Quel salto di qualità si rivela ancora incompiuto e sempre più urgente sotto diversi profili. La crisi dell’occupazione rischia di consegnare un’intera generazione all’incertezza e alla marginalità. L’assenza della ripresa alimenta il grave senso di insicurezza dei cittadini e i sentimenti di disaffezione, scetticismo ed ostilità verso il progetto europeo, di cui abbiamo avuto prova e misura nelle ultime elezioni. Il forte crescere delle diseguaglianze anche in quei paesi che hanno, inizialmente, sofferto meno gli effetti della crisi, incide gravemente sulla coesione sociale, svuota dall’interno la democrazia, sconfessa gli ideali dell’integrazione europea ed i valori primari su cui poggiano le nostre costituzioni e comunità. Noi che rappresentiamo i cittadini nelle assemblee legislative, sedi fondanti della democrazia, abbiamo la speciale responsabilità di impegnarci per rimuovere tutti gli ostacoli economici e sociali che impediscono nei fatti la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini e, per conseguenza, la loro capacità di partecipazione alla vita politica, economica e sociale della nostra Europa e dei nostri Paesi. Sono certo che nel dialogo di questa giornata di lavori e nella nostra continuativa cooperazione futura noi tutti sapremo tenere sempre a mente questa che è la più grande sfida di civiltà che abbiamo mai avuto davanti. Grazie e buon lavoro.

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