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    Autorità, Cari colleghi, Signore e Signori,

     Ho accolto subito la bella proposta di Enzo Bianco di tenere nella prestigiosa Sala Zuccari del Senato questo seminario in ricordo di Luigi De Sena sulla sicurezza, un tema al quale egli ha dedicato un’intera vita al servizio del Paese. Una carriera da “mobiliere” come si dice nel gergo di polizia: da investigatore di razza, intelligente e ostinato. Entrato nella Polizia di Stato nel 1968, diviene dirigente della Squadra Mobile di Treviso, quindi approda nella Capitale come dirigente del Primo Distretto della Questura, quindi della Squadra Mobile. Sono anni difficilissimi a Roma quelli: con pochi mezzi tecnologici e indagini artigianali bisogna affrontare una quantità di fenomeni di cui pochi come lui comprendono gli intrecci inquietanti: la criminalità comune, violenta, pervasiva, capillarmente diffusa; il male oscuro dell’eversione; i germi malati della criminalità mafiosa, che vanno consolidandosi anche grazie alle coperture politiche e sottovalutazioni di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Dal 1985 al 1992 affina ulteriormente la sua capacità di visione e valutazione al Sisde, da direttore dell’Unità Centrale Informativa. Rientra in ruolo per approdare alla Criminalpol dove cura anche la sicurezza per il Giubileo del 2000, e infine nel 2003 è nominato Vice Capo della Polizia e direttore della Polizia Criminale.

    Conobbi De Sena nel 2005 quando all’indomani del delitto di Francesco Fortugno (di cui ricorre proprio in questi giorni il decimo anniversario) fu nominato Prefetto di Reggio Calabria e coordinatore del programma di contrasto alla ‘ndrangheta e di intervento straordinario in Calabria. Allora io ero Procuratore Nazionale Antimafia ed ebbi modo di lavorare a stretto contatto con lui, imparando ad apprezzarne la lucidità di pensiero, l’impegno e la visione strategica. Possedeva un’intelligenza fine e ironica, e affrontava ogni questione con una logica serena e serrata al tempo stesso. Dopo la sua scomparsa, ho avuto modo di parlare di lui con alcuni suoi ex collaboratori e tutti ricordano che dietro il rigore e la serietà con cui affrontava il lavoro, nascondeva genuine doti di umanità. Da tutti pretendeva il massimo impegno e la lealtà assoluta, e in cambio offriva la totale disponibilità ad ascoltare, sostenere, confortare e motivare chi ne aveva bisogno. Una dote questa da grande leader.

    Eletto in Senato come capolista del Partito Democratico in Calabria ha portato la sua competenza e la sua passione civile in politica. In Senato ha fatto parte della Commissione Affari Costituzionali, del Comitato parlamentare Schengen, Europol e immigrazione e della Commissione parlamentare antimafia, come Vice presidente. A quei tempi, essendo Procuratore Nazionale Antimafia, in diverse occasioni venivo chiamato in audizione per riferire su questioni di criminalità o giustizia davanti alla Commissione Antimafia e in Senato, alla Commissione Affari Costituzionali. Ebbene ricordo nitidamente con quanta attenzione ascoltava e con quale garbo interveniva e poneva domande: sempre appropriate, significative, approfondite.

    Concludo e lascio la parola agli esperti che si occuperanno da diverse angolature di sicurezza, la materia che in Italia tanto deve alla passione e alla competenza di De Sena. In questi tempi bui ci ritroviamo spesso a commentare con dolore i casi che la cronaca rimanda di persone che hanno tradito, venduto, infangato le istituzioni e i propri doveri di politici, amministratori, funzionari dello Stato. Per questo oggi sono felice di potere ricordare la vita limpida, priva di clamore e protagonismi, di un uomo che ha dedicato le sue energie ai diritti dei più deboli, alla democrazia e alla giustizia. Finché nelle nostre istituzioni ci saranno uomini come Luigi De Sena io sarò orgoglioso di servire questo Paese, che profondamente amo.

    Grazie

     

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