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    Presidente Bonfrisco, cari relatori, gentili ospiti,

    è con grande piacere che ho accolto l’invito a partecipare alla presentazione di questo agile volume su Pietro Nenni, scritto da Francesca Vian, che ci aiuta a comprendere meglio, proprio a partire dall’uso che egli faceva della parola, il prezioso e duraturo contributo che questo grande italiano seppe dare alla politica e alla cultura del nostro Paese. L’occasione di oggi conferma l’attenzione del Senato verso le nostre radici e segue un altro evento che ci inorgoglisce: il 14 ottobre, infatti, la famiglia Nenni ha voluto donare all’Archivio storico del Senato i diari completi del leader socialista, ora a disposizione di tutti i cittadini, degli studiosi e dei ricercatori. Un archivio che sempre di più custodisce grandi tesori per chi è interessato alla storia del nostro Paese. Pietro Nenni è stato sin dalla nascita, come egli stesso disse in un’intervista alla settimana Incom, “un animale politico”. Capì e denunciò per tempo la tragedia del fascismo, in questo sono memorabili le sue parole del 1923 citate nel libro: “Si ha l’impressione che il governo disorganizzi dove tocca, proceda a occhi bendati, menando grandi colpi d’ascia per il solo gusto di fare e strafare, ma senza avere una concezione di quello che dovrà e potrà essere lo stato italiano, in armonia con le condizioni economiche del paese”. La sua intera vita è stata completamente animata dall’intento di combattere le ingiustizie e le disuguaglianze, e assicurare così ad ognuno la stessa dignità e il pieno esercizio dei diritti universali. Lo ha fatto prima attraverso la resistenza al fascismo, convinto che nessun regime politico avrebbe mai dovuto minacciare la libertà individuale; poi con l’impegno costituente e la scelta repubblicana, vissuta come via ineludibile verso il progresso sociale ed economico. Ha ricoperto prestigiosi incarichi di governo e ha sempre testimoniato le sue idee con una partecipazione forte e autorevole all’attività parlamentare e con un’incrollabile fiducia nella capacità degli uomini di migliorarsi e di avere ragione delle avversità. Lo ha fatto, soprattutto, per citare le sue parole, “col pessimismo dell’intelligenza, col senso critico del dubbio, ma anche con l’ottimismo della volontà”. La testimonianza più viva del suo impegno è nella sua straordinaria vis polemica, nell’abilità di ispirare e convincere attraverso metafore, neologismi, sintesi perfette, taglienti e persuasive. Nei suoi articoli, così come nei suoi discorsi, sono ben chiare le speranze, le delusioni, gli auspici, le preoccupazioni: Nenni conosceva bene il peso delle parole e le responsabilità che da esse derivano e seppe sempre utilizzarle con assoluta maestria. La forza delle sue parole è data dall’abilissimo uso delle metafore, molte delle quali – inconsapevolmente – usiamo ancora oggi. Il titolo del libro ci rimanda all’utilizzo dell’immagine del vento, soffio vitale di cambiamento quando riferito alla resistenza in corso nel Nord del Paese, che si tramuta in raffica, tormenta, uragano di fronte al quale, appunto, “resistere in piedi” contro ogni istanza antidemocratica e illiberale. Io stesso, l’ho ricordato in occasione della seconda edizione del Premio a lui dedicato, assistetti adolescente ad un suo comizio insieme a mio padre, che ne ammirava il tratto morale. Erano i primissimi anni 60, Nenni era segretario del Partito Socialista. Ho ancora vivido il ricordo del palco dinanzi l’ingresso del famoso teatro Massimo a Palermo. Nenni, con la sua grande capacità oratoria, arringava la folla alla lotta contro il potere dei ricchi, contro coloro che sfruttavano i lavoratori, prospettando una nuova società socialista che avrebbe abolito le diseguaglianze sociali. Parlava con tono sommesso con un crescendo incalzante che si concluse al grido che i socialisti non si sarebbero mai venduti, accompagnato dal continuo agitare del basco che era solito portare sul capo, mentre la folla esplodeva in una fragorosa ovazione. Ne rimasi profondamente suggestionato. Nenni sapeva che le grandi sfide dell’Italia non si sarebbero risolte con qualche dichiarazione di intenti, magari ben confezionata, ma che richiedevano invece un lavoro duraturo e continuo. Rimasi davvero colpito da quella non comune capacità di affrontare argomenti complicati senza mai perdere il contatto con la folla; di non cedere alle convenienze di una estrema semplificazione di problemi complessi; di essere semplice nell’esposizione senza diventare banale e di colpire con efficacia, rimanendo elegante, anche nella critica più serrata. Pietro Nenni è ancora in grado di insegnarci molto e questo libro, nella sua sinteticità, ci fa venire voglia di riscoprine la lezione: nelle sue dense pagine tratteggia l’immagine di una vicenda umana e politica piena di spunti che travalicano le contingenze della quotidianità e i confini del tempo, e che possono parlarci ancora oggi. Credo sia davvero importante dedicare spazi ed energie all’approfondimento della vita e del pensiero degli uomini e delle donne che hanno dato vita alla Repubblica: in questo modo possiamo fare nostre riflessioni che arricchiscono i ragionamenti sul presente e sul futuro delle nostre istituzioni e della nostra comunità, dei suoi bisogni, delle sue prospettive. Bisognerebbe farlo con la fiducia e lo spirito che Pietro Nenni, cresciuto in campagna, aveva visto nel “contadino che, dopo la tempesta che ha devastato il campo, mette mano all’aratro e l’affonda sul terreno sconvolto preparando il solco alla nuova semente.” Grazie.

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