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    Signor Ministro,
    Autorità, gentili ospiti
    è con viva emozione che mi trovo qui con voi questa mattina in occasione della presentazione della Relazione Annuale dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza sull’attività svolta nel 2012.

    Caro Presidente, l’Autorità cui è a capo è giovane, è nata solo nel 2011, ma le sue potenzialità e il lavoro svolto finora, pur nelle prime inevitabili difficoltà, da lei e dai suoi collaboratori merita il nostro plauso. Voi siete nati a tutela di dieci milioni di italiani, una popolazione che non aveva voce e rappresentanti. E che pure può vantare, almeno “sulla carta”, un sistema di diritti garantiti da normative nazionali e internazionali.
    La legislazione vigente a tutela delle persone di minore età è senza dubbio una grande conquista sociale e civile in materia di diritti umani. I progressi raggiunti sono straordinari, frutto di battaglie che hanno richiesto anni di impegno. Battaglie che il nostro paese ha avuto il coraggio di sostenere e difendere ponendosi all’avanguardia anche rispetto agli altri paesi dell’Unione.

    Eppure ancora molto c’è da fare. Non possiamo fermarci qui. Viviamo in una società estremamente complessa che subisce criticità e problematiche spesso subdole, che impediscono l’effettiva tutela di questi diritti così faticosamente conquistati.
    Un fattore come la povertà, che in Italia riguarda essenzialmente il Mezzogiorno, tocca da vicino molti bambini e le loro famiglie e spesso porta all’emarginazione e alla discriminazione. Il sostegno alle famiglie, a partire dalla maternità e dal lavoro femminile, è imprescindibile per qualsiasi progetto che voglia onestamente parlare di politiche per l’infanzia e l’adolescenza.

    Lo scorso 10 aprile sono stato ospite dell’Unicef per la presentazione del Rapporto sul benessere dei bambini e degli adolescenti nei paesi ricchi. Bene, i dati che riguardano il nostro paese sono davvero preoccupanti. L’Italia su 29 Paesi e, insieme agli altri Paesi dell’Europa meridionale, si trova nella terza fascia più bassa della classifica sull’indigenza infantile relativa, con il 17% dei bambini sotto la soglia di povertà.
    Non siamo più di fronte ad un “disagio sociale”; dobbiamo parlare di una vera e propria “questione sociale” da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica.
    Sicuramente le cause di questa drammatica situazione sono da ricercare nella crisi economica, ma non è solo così. Siamo di fronte ad un impoverimento morale, dove le parole giustizia, cultura e tutela dei diritti fondamentali sembrano essere scomparse dal vocabolario e dal tessuto sociale.

    Infatti, a fronte di un aumento del reddito globale nella parte ricca del mondo che va dal 100 al 200 per cento negli ultimi cinquant’anni, una percentuale significativa dei bambini continua a vivere in famiglie in condizioni di povertà tali da mettere a rischio la loro salute e il loro sano sviluppo. Questo significa che il reddito delle famiglie non può essere l’unica misura per rappresentare il benessere dei bambini nei paesi cosiddetti ricchi, ma è necessario affiancare ai convenzionali indicatori della crescita economica, statistiche più direttamente correlate alla vita delle persone, allo sviluppo umano, in termini di istruzione, salute, democrazia, equità sociale, tessuto relazionale.
    Le conseguenze di una mancata protezione e promozione del benessere infantile sono pesantissime e si ripercuotono nelle fasi successive della vita di un bambino. In quest’ottica non possiamo ignorare le difficoltà in cui versa il sistema scolastico, spesso privo di risorse. La compromissione di un corretto sviluppo cognitivo porta a risultati scolastici scarsi; la scolarità carente determina competenze ridotte che inducono bassi livelli di produttività e reddito; da qui discendono alti tassi di disoccupazione e una maggior dipendenza dallo stato sociale; il risultato finale è una sempre maggiore diffusione di comportamenti antisociali e il coinvolgimento in attività criminali. Può sembrare brutale detto così, ma questa è una realtà per il 10 per cento della popolazione italiana. Un bambino, un ragazzo, un adulto su 10.

    Ora, se esistesse un solo dovere per una democrazia evoluta, questo consisterebbe nel saper offrire a ciascun suo figlio uguali opportunità di crescere, studiare, migliorarsi. Recentemente anche la Commissione Europea ha diramato una raccomandazione ufficiale dal titolo “Investire nei bambini: rompere il circolo vizioso di svantaggio” con la quale, con inequivocabile chiarezza, gli stati membri vengono sollecitati a mettere al centro dell’agenda il tema dell’infanzia e degli investimenti necessari per combattere la povertà dei bambini, affinché a tutti sia data la possibilità di crescere uguali.
    È indispensabile quindi una inversione di rotta. La spesa pubblica, soprattutto quella destinata ai minori, non è un costo ma un investimento fondamentale che ‘paga’ sia in termini di tutela di diritti che in un’ottica di razionalizzazione e risparmio per il futuro.

    Insomma, non è sufficiente dichiarare i diritti di chi non è in grado di difendersi; bisogna saperli rispettare, difendere, coltivare. Ogni strumento è lecito per diffondere la consapevolezza dei propri diritti, anche quando a essere il portavoce è un topo di nome Geronimo Stilton, il più amato dai piccoli.
    Per tutti questi motivi desidero ringraziare l’Autorità, i Garanti regionali, tutti gli operatori sociali e sanitari, le associazioni di volontariato, gli educatori e – per la prima volta nella mia vita – un “topo“. Tutti impegnati in un lotta preziosa. Perché i minori di oggi sono gli uomini di domani. Che ci potranno dire: “Ma voi che cosa avete fatto, dove eravate?“. Noi ci siamo, siamo qui, insieme. Determinati e fiduciosi.
    Grazie.

     

     

     

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