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    Autorità, Signore e Signori,

    ospito in Senato anche quest’anno con piacere la presentazione del Rapporto della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica. Ringrazio il Presidente Martucci di Scarfizzi, i magistrati, il personale amministrativo e i collaboratori della Corte che hanno contribuito alla stesura del documento: un consolidato punto di riferimento tecnico per le istituzioni della Repubblica per conoscere, per valutare e programmare. Nel contesto attuale di scarsa disponibilità di risorse pubbliche, la coerenza fra spesa e politiche pubbliche e i risultati conseguiti è prioritaria e sono quindi convinto che la sinergia fra il Parlamento e la Corte dei conti debba rafforzarsi ulteriormente nell’interesse di un’allocazione delle risorse pubbliche più equa ed efficace. Il Parlamento, per espletare le funzioni di indirizzo e controllo della finanza pubblica e quelle legislative, deve poter disporre di strumenti di informazione e di analisi qualificati e autonomi. Sotto questo profilo, insieme alla Corte, è centrale l’Ufficio parlamentare di bilancio, che ci offre elementi di analisi sugli andamenti finanziari e macro-economici necessari per intervenire non solo nella fase di approvazione del bilancio, ma anche nella verifica delle stime che il Governo utilizza per predisporre i diversi strumenti contabili.

    Entrando nel merito del Rapporto, mi sembrano di particolare interesse i casi di studio esaminati dell’istruzione universitaria, del trasporto pubblico locale e dello spettacolo, settori caratterizzati da un’elevata dipendenza dalle risorse statali e un elevato grado di autonomia di spesa. Si tratta di ambiti rispetto ai quali Governo e Parlamento hanno introdotto negli ultimi anni disposizioni di indirizzo, vigilanza e controllo a seguito della crisi economica e dei rigorosi vincoli di finanza pubblica. Nei casi esaminati emerge l’importanza delle varie misure introdotte, in particolare dell’effettiva valutazione dei risultati, anche se ciò ha indubbiamente inciso su taluni margini di autonomia. Risulta anche l’esigenza di affinare meccanismi ancora imperfetti che incidono sulla qualità dei servizi resi ai cittadini. Molto interessanti anche le analisi che riguardano il sistema della finanza territoriale, nel quale è segnalata una complessiva crescita degli investimenti e un migliore impiego delle risorse europee, ancora però insufficiente; quelle sul settore sanitario, influenzato dal progressivo invecchiamento della popolazione; e quelle sul partenariato pubblico-privato.

    A proposito delle analisi sulla spesa per la previdenza, mi sembra che emerga la necessità di coniugare la sostenibilità complessiva del sistema con la piena sostenibilità sociale, in termini di adeguatezza dei trattamenti pensionistici futuri. Circa l’assistenza sociale, il Rapporto richiama i positivi sviluppi che hanno condotto, negli anni, alla concentrazione delle risorse per il sostegno alla povertà, culminato nella recente approvazione della legge sul Reddito di inserimento. Io non mi stanco di ripetere che la riduzione delle diseguaglianze è il nostro primario obiettivo politico, perché il divario economico fra i cittadini danneggia la coesione sociale, determina inaccettabili marginalizzazioni e così aumenta le aree di vulnerabilità alla radicalizzazione ideologica e al delitto.

    Complessivamente, mi sembra che il Rapporto metta in evidenza alcune sfide centrali per le istituzioni pubbliche. Innanzitutto occorre proseguire con molta determinazione sulla via dell’equilibrio dei conti pubblici, attraverso forme di intelligente razionalizzazione della spesa pubblica. In questo ambito l’attività di coordinamento della finanza pubblica svolta dallo Stato, anche attraverso il controllo assicurato dalla Corte dei Conti, è irrinunciabile. Una politica di solo rigore non è però né sufficiente, né desiderabile. È necessario puntare sulla crescita dell’economia che implica, in un contesto di ristrettezze economiche, una riqualificazione della spesa pubblica e l’adozione di misure in grado di attrarre investimenti privati, con il superamento delle tante rigidità esistenti e delle normative farraginose. Questo deve avvenire in un contesto di legalità e nel rispetto delle regole che anche la magistratura contabile, per gli aspetti di propria competenza, è chiamata a far rispettare. La seconda grande sfida è adottare le scelte di finanza pubblica sulla base dell’equità sociale e dei diritti dei cittadini, superando per sempre logiche emergenziali basate su meri tagli lineari alla spesa pubblica, favorendo invece interventi mirati a contrastare gli sprechi. Sono linee di indirizzo che devono tenere ben presenti non solo le istituzioni dell’Esecutivo ma anche il Parlamento, che ha il dovere di elaborare le norme in modo coerente alla realizzazione degli obiettivi pubblici.

    Concludo ringraziando la Corte dei Conti e sottolineando l’essenzialità del lavoro che svolge rispetto al nostro comune dovere di sostenere i diritti, le speranze e le ambizioni dei cittadini, perché nessuno sia lasciato indietro e sia restituita ai più giovani piena fiducia nel futuro. In questo senso, garantire una gestione equilibrata ed equa delle risorse pubbliche è la premessa per la crescita e l’occupazione e per rafforzare la posizione internazionale del Paese, al quale le crisi geopolitiche dell’Europa e del Mediterraneo attribuiscono una rinnovata, importante responsabilità cui noi non ci sottrarremo. Grazie.

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