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    Autorità, Gentili Ospiti,

    è con grande piacere che apro i lavori di questo seminario promosso dall’Onorevole Nicoletti nel quale verrà presentato per la prima volta in Italia il rapporto “promuovere l’integrità nella governance per combattere la corruzione politica” approvato dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa nel giugno di quest’anno. La corruzione si manifesta in forme molto differenti: ognuna necessita di azioni specifiche nell’ambito di un più ampio disegno. Questa è dunque una preziosa occasione per riflettere sulle strategie che ciascun Paese sta mettendo in campo, per confrontarsi e soprattutto per valutare il grado di collaborazione degli Stati membri in una battaglia che ci accomuna tutti. Il rapporto e le raccomandazioni contenute si inseriscono in un lungo percorso di attività che l’Assemblea ha svolto in questi anni, anch’esse di primaria importanza: ritengo sia davvero utile che questa Istituzione, con la propria sensibilità e il prestigio di cui gode, sia impegnata a mantenere alta l’attenzione su un tema che è centrale nella vita democratica di ogni Stato e nelle sue prospettive future. La corruzione è infatti un fenomeno complesso che investe molteplici attività e settori e si insinua pericolosamente anche e soprattutto nel cuore di una comunità, rendendola più fragile. È, in primo luogo, una minaccia alla ricchezza di una nazione perché favorisce chi agisce al di fuori del perimetro della legge danneggiando gli onesti, i più capaci, i meritevoli: questo stato di cose produce gravi effetti sulla qualità dei servizi e delle opere pubbliche. Vi è poi un aspetto che mi sembra ancora più rilevante e decisivo: la corruzione mina la credibilità del sistema e la fiducia dei cittadini. Abbiamo in questi anni assistito a troppi scandali che hanno fatto emergere come venga umiliato l’interesse della collettività in favore di un interesse particolare. Il rischio è che un cittadino – osservando un disprezzo verso la cosa pubblica esibito con così tanta arroganza – smetta di credere nella legalità, nel valore delle regole come fondamento dello Stato, nella democrazia. Quando viene meno la fiducia diminuisce anche l’impegno verso il prossimo, in una crescente spirale negativa che attanaglia le nostre comunità, i nostri cittadini, i nostri ragazzi. La prima è più importante dimensione attraverso la quale combattere il fenomeno della corruzione è quindi di carattere culturale.

    Da questo punto di vista credo le parole di Papa Francesco siano, per tutti noi, un irrinunciabile punto di riferimento. Cito:

    “la corruzione rivela una condotta anti-sociale tanto forte da sciogliere la validità dei rapporti e quindi, poi, i pilastri sui quali si fonda una società: la coesistenza fra persone e la vocazione a svilupparla. La corruzione spezza tutto questo sostituendo il bene comune con un interesse particolare che contamina ogni prospettiva generale. Essa nasce da un cuore corrotto ed è la peggiore piaga sociale, perché genera gravissimi problemi e crimini che coinvolgono tutti. La parola «corrotto» ricorda il cuore rotto, il cuore infranto, macchiato da qualcosa, rovinato come un corpo che in natura entra in un processo di decomposizione e manda cattivo odore”.

    Parole forti, che non lasciano alcuno spazio al compromesso o al temporeggiamento. I primi destinatari di questo messaggio sono senza dubbio le istituzioni che hanno un duplice compito: da un lato devono perfezionare, integrare, aggiornare gli strumenti normativi e con essi conferire maggiore forza alle autorità impegnate tante nel campo della prevenzione quanto in quello della repressione; dall’altro devono sostenere tutti i processi che rendano il loro operato il più trasparente possibile, a tutti i livelli di governo e rappresentanza. Solo così infatti le istituzioni possono tornare a essere un punto di riferimento per i cittadini che, a loro volta, hanno il compito di fare la loro parte, non abbassando la guardia. Bisogna in qualche modo ribellarsi alla tentazione di voltare le spalle, di non farsi carico di questioni che riguardano la collettività: è solo quando questo genere di comportamenti divengono diffusi e sostenuti dalla maggioranza delle persone che le cose, anche quelle più difficili a apparentemente insormontabili, iniziano a cambiare.

    Nel ringraziare il Presidente Nicoletti per il lavoro che ha svolto, lascio ora la parola ai relatori che, ne sono certo, sapranno entrare nel merito dei singoli aspetti enucleati nel rapporto e arricchire un dibattito di cui abbiamo veramente bisogno.

    Grazie.

     

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