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    Presidente Manconi, autorità, gentili ospiti,

    è un grande piacere intervenire alla proiezione di  “Un paese di Calabria”, il docufilm  di Shu Aiello e Catherine Catella che racconta di questo gioiello che è il comune di Riace.

    Vorrei partire da una considerazione che, ancora in troppi, si rifiutano di fare propria. Le nostre città, le nostre famiglie, le classi dei nostri figli e nipoti, sono destinate a colorarsi di altre realtà, a generarne di nuove, a fare i conti con tradizioni profondamente differenti. Lo ha capito Domenico Lucano che, dal primo arrivo di richiedenti asilo curdi nel lontano 1998, ha costruito le basi di un progetto oggi studiato e ammirato in tutto il mondo. Mi ha fatto sorridere sapere che quando si è candidato per la prima volta a Sindaco non fu votato da suo padre, oggi orgoglioso dei risultati dell’Amministrazione di Riace. E’ un esempio di come occorrano uomini capaci di sognare in grande e in grado coinvolgere altre persone, giorno dopo giorno.  Con lui i suoi concittadini hanno colto una grande occasione facendo rinascere, sia sotto il profilo economico che sotto quello sociale e culturale, una comunità destinata altrimenti a spegnersi lentamente. Fino a pochi anni fa, infatti, questo piccolo comune contava 900 abitanti, oggi ne ha 2100.

    Non voglio privare nessuno di voi del piacere di guardare il film ma vorrei comunque riflettere insieme a voi su due scene che mi hanno particolarmente colpito. La prima. Una classe di una diecina di studenti e studentesse, nessuno nato nel nostro Paese. A Riace stanno imparando la nostra lingua e si esercitano anche cantando l’inno d’Italia. C’è chi si distrae, chi canta convintamente, chi a causa di un precedente “litigio” con una compagna di classe se ne sta in disparte, chi stenta a tenere il ritmo o sbaglia qualche parola. Ognuno ha una storia, un passato e delle tradizioni ma si sentono già un  po’ italiani: impareranno ad amare la nostra cultura e la arricchiranno con la propria. E’ a scuola che, più di ogni altro luogo, si creano le condizioni migliori per poter realizzare una integrazione di successo. Lo scambio che ogni giorno si realizza in quella classe è un immenso patrimonio: del resto per secoli la nostra terra è stata uno straordinario crocevia di civiltà che, proprio in virtù delle loro diversità, sono prosperate e cresciute.

    La seconda. Viene intervistato un ragazzo che racconta della terribile esperienza dell’attraversamento del Mar Mediterrano. Un fiume di parole raccapriccianti, i dettagli di una tragedia nella quale decine di persone rimangono per giorni prigioniere di questa piccola barca alla deriva senza viveri e senza acqua; i più deboli muoiono lì, tra le onde di questo mare che dalla terra ci appare sempre bellissimo. Per tutta la durata del racconto l’inquadratura indugia sull’uomo che ricorda l’incredibile dramma che ha vissuto. Le parole stridono con l’espressione del suo viso: in nessun momento  smette di avere un sorriso imbarazzato, quasi si sentisse in colpa per essere sopravvissuto ad un’esperienza destinata a segnare la sua anima per sempre.

    Nonostante tutto ce l’ha fatta, è riuscito a raggiungere il nostro Paese, la salvezza: questo gli basta per coltivare la concreta speranza di un futuro diverso e migliore, forse in Calabria, o in qualche altra regione d’Italia o d’Europa. Concludo. “Un paese di Calabria” è un bel film che descrive con un tocco gentile ma profondamente diretto uno spaccato di Paese che dobbiamo guardare con orgoglio. Riace, così come Lampedusa, rappresenta l’Italia capace di dare piena attuazione alle proprie leggi, di tener fede ai nostri principi morali e di interpretare con coraggio e ambizione le grandi sfide che tutti saremo chiamati ad affrontare.

    Buona visione a tutti!

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