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    (Riparte il futuro. 100 giorni per la riforma della legge anticorruzione)

    Caro Presidente della Camera dei deputati, caro Luigi, gentili amici,

    sono onorato di poter ospitare qui, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, la prima assemblea dei cosiddetti “Braccialetti bianchi”, cioé di coloro che indossano il braccialetto simbolo di appartenenza alla campagna “Riparte il futuro”, promossa da Libera, dal Gruppo Abele e da tante altre associazioni per la riforma della normativa sul voto di scambio e la corruzione.

    Ho aderito sin da subito a questa iniziativa, prima che come candidato alle elezioni e come ex magistrato l’ho condivisa come cittadino.

    La corruzione ha assunto nel nostro Paese un livello di radicamento così profondo da non poter quasi più esser considerato un reato contro la Pubblica Amministrazione in senso stretto. Voglio dire con questo che, se a rigore la Pubblica Amministrazione, è quella che chiamiamo in termini giuridici la persona offesa del reato, di fatto quello che viene colpito dal complesso dei reati di corruzione è l’intero tessuto economico e sociale del nostro Paese.
    La corruzione mina l’economia dal profondo, togliendo trasparenza alle transazioni, agli appalti, dai più piccoli ai più grandi, privilegiando e favorendo i corruttori a danno degli onesti, a danno dei più capaci, di coloro che hanno competenze e lavorano seriamente, nel rispetto delle Leggi.

    Questo terribile stato di cose sta affossando l’economia e l’Italia tutta. Come possiamo pensare che un’opera realizzata grazie ad un appalto ottenuto attraverso l’elargizione di una somma di denaro, o di un favore, possa essere la migliore opera eseguibile, nel rispetto delle norme e dei criteri di economicità ed efficienza, oltre che del buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione?
    La corruzione così disperde risorse, impedisce qualsiasi possibilità di sviluppo, ed è causa della mancata crescita economica, della disoccupazione e della morte della meritocrazia. Senza contare i suoi costi indiretti, di non agevole quantificazione economica ma ugualmente rilevanti, quali quelli derivanti dai ritardi nella definizione delle pratiche amministrative, nonché dal cattivo funzionamento degli apparati pubblici e dei meccanismi previsti a tutela degli interessi collettivi.
    Ma la corruzione fa persino di peggio: nel favorire il malaffare deprime le coscienze.
    Già il pensare comune che l’Italia sia un Paese dove la corruzione è dilagante porta alla rinuncia in partenza alle gare d’appalto da parte di aziende serie che operano nella piena legalità. Al contrario, può succedere che chi ha sempre agito correttamente si veda costretto anch’egli, per non vedersi sopraffatto economicamente e per evitare il tracollo, a ricorrere alla corruzione.
    Inoltre il reato di corruzione, come è noto, spesso costituisce l’elemento cardine attorno al quale ruotano i “pacta sceleris” delle associazioni per delinquere.
    Facile pensare quindi come possa far gola alle grandi organizzazioni criminali la possibilità di gestire i grandi appalti ponendo in essere sistemi di spartizione imperniati anche sul ricorso a questi reati.
    Quante volte abbiamo visto andare deserte gare d’appalto, anche importanti? Il motivo sta proprio nel fatto che dietro quelle gare di appalto c’è un sistema malato, marcio, che ha ormai incrinato l’economia dell’intero Paese.
    Ma vi è di più. La corruzione ora ha assunto anche nuove forme, alle quali neanche il legislatore del ’42 aveva pensato o che comunque non aveva disciplinato espressamente. Nuove forme perché nuove sono le utilità che dalla commissione del reato possono venire al corrotto o le finalità con le quali il corruttore agisce.

    Esiste poi una forma di corruzione che forse più delle altre è indegna di un Paese civile e democratico e come tale più delle altre meritevole di esser sanzionata al massimo livello per questo tipo di reati. È la condotta di cui parliamo oggi, quella del cosiddetto “voto di scambio”, dove il reo ottiene la promessa di voti in cambio di un vantaggio di diversa natura. Naturalmente questa condotta è la più ripugnante, perché chi la commette è un potenziale rappresentante del popolo, è un candidato alle elezioni, è un probabile, futuro, parlamentare o rappresentante degli enti territoriali.
    È una condotta, in definitiva, che fa crescere la sfiducia nelle istituzioni; è una condotta che inquina la vita istituzionale.
    Per contrastarla, il legislatore è intervenuto con la novella del codice penale del 1992, creando, con l’articolo 416 ter, la fattispecie dello “Scambio elettorale politico-mafioso” e sanzionando la condotta di chi ottiene la promessa di voti con la stessa pena prevista dall’articolo 416 bis per chi fa parte delle associazioni di tipo mafioso.
    L’art.416 ter prevede il caso della promessa di voti in cambio della erogazione di danaro. La giurisprudenza della Cassazione ha correttamente interpretato estensivamente il concetto di erogazione di danaro ricomprendendovi qualsiasi bene che rappresenti un “valore” in termini di immediata commisurazione economica, ma non ha potuto spingersi oltre, escludendo dalla portata precettiva altre utilità, che solo in via mediata possono essere trasformate in “utili” monetizzabili. Si sono fatti gli esempi delle promesse di informazioni su appalti, che permettono così l’infiltrazione criminale nell’economia, le promesse di posti di lavoro da garantire ai clan presenti sul territorio, le protezioni dall’azione repressiva, che ostacolano il lavoro delle forze di polizia, le promesse di cariche influenti. Va sottolineato che non per questo però la Suprema Corte ha escluso la configurabilità del reato in caso di promessa di indebiti favori o di posti di lavoro.
    Occorrerebbe quindi, come chiede “Riparte il Futuro“, dilatare la portata della norma a tutti i tipi di utilità, inserendo le parole “o altra utilità” dopo quelle “in cambio della erogazione di danaro”. A sostegno di questo progetto, ho depositato nel mio primo giorno di insediamento in Senato, insieme a tanti altri colleghi firmatari, un mio disegno di legge recante “disposizioni in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio”, dove nell’ambito di un più ampio disegno di riforma, è previsto l’inserimento sia delle “altre utilità” che, nella sua ultima versione, anche della “promessa”, e non solo de “l’erogazione” di denaro o di qualunque altra utilità.
    Oggi ho convocato le Commissioni, e a loro saranno assegnati tutti i Disegni di legge, compresi quelli che riguardano questi temi. Procedere in questa direzione sarebbe un passo importante nella lotta alla corruzione, in particolare di quella elettorale. E tanti altri se ne possono fare.

    D’altronde la lotta alla corruzione è una priorità nelle agende politiche internazionali. Ce lo chiede anche l’Unione Europea. Cito solo per fare un esempio la Commissione Europea, che parla di “fenomeno nefasto” a livello finanziario e sociale, perché “la corruzione nasconde spesso altre infrazioni gravi” e “intacca la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche”.
    Ed un severo monito ad agire contro la corruzione ci è venuto una volta di più dal Presidente della Repubblica che nell’ultimo discorso di insediamento ha parlato di “pesanti ombre di corruzione e di lassismo” specialmente nelle istituzioni locali italiane, ed ha ricordato amaramente come siano state facilmente ignorate o svalutate le proposte innovative e correttive in materia di trasparenza e moralità nella vita pubblica. L’ammonizione più diretta il Presidente l’ha rivolta infine ai “corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione”, e “ai responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme”.
    È tempo dunque di agire. Ce lo chiede l’Italia e gli italiani. Con uno sforzo comune di tutte le forze politiche e parlamentari ci dobbiamo provare, ci possiamo riuscire.
    Vi ringrazio.

     

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