Condividi

    Autorità, Signore e Signori,

    si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Dalla relazione del presidente sull’attività svolta – con i suoi successi, le difficoltà incontrate e i problemi risolti – potremo trarre autorevoli suggerimenti che, come legislatori, dovremmo presto utilizzare per la necessaria messa a punto della legislazione per tutelare il diritto di sciopero – riconosciuto dall’art. 40 della nostra Costituzione – garantendo al contempo il godimento dei servizi pubblici da parte dei cittadini.

    Oltre ai settori “tradizionali” in cui il problema si presenta con maggiore frequenza - penso, in primo luogo, a quelli dell’igiene ambientale, dei trasporti e della sanità, ve ne sono altri in cui sarà opportuno dare alla Commissione la possibilità di intervenire.

    Un episodio che ci ha dato la misura dell’importanza e dell’urgenza di adeguare la nostra legislazione in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali è stato il caso di Pompei, in cui il lavoratori hanno incrociato le braccia causando la temporanea chiusura di un luogo della cultura emblematico per il nostro Paese. Questo è uno tra i casi più recenti. Anche se di portata limitata in termini di numero di persone direttamente coinvolte, la sua rilevanza risiede nella ricaduta negativa sull’immagine del nostro Paese a livello internazionale: in un periodo di crisi economica generalizzata come quello che stiamo da tempo vivendo vi è il rischio che azioni di questo tipo possano dare avvio ad un circolo vizioso, con la tendenza a deviare gli itinerari turistici verso destinazioni diverse, cosa che accentuerebbe il danno economico ed occupazionale a livello locale e, se questi eventi si moltiplicassero, anche a livello nazionale. Ho molto apprezzato la volontà del ministro Franceschini e l’immediata apertura del Commissario ad inserire i musei e servizi archeologici tra i servizi pubblici essenziali.

    Non possiamo nascondere però la difficoltà di un momento come quello che stiamo vivendo, in cui il persistere della crisi economica e finanziaria  acuisce la conflittualità sociale. Applicare il metodo della concertazione èinfatti difficile laddove una delle controparti è costituita da lavoratori che da mesi non percepiscono uno stipendio. E, dunque, oltre a dover adeguare la normativa sul diritto di sciopero, è anche urgente adottare provvedimenti che assicurino pagamenti certi e rapidi da parte della pubblica amministrazione alle aziende erogatrici di servizi, nel rispetto del lavoro di tutti e non solo perché ce lo chiede l’Unione europea con la procedura di infrazione recentemente aperta dalla Commissione.

    Quanto a quella che ricade sulla Commissione di garanzia, essa ha sin qui condotto egregiamente il proprio lavoro, dando dimostrazione del ruolo chiave che può svolgere, soprattutto per come ha gestito emergenze che hanno interessato il trasporto pubblico locale, il sistema di distribuzione dei carburanti, la rete autostradale e i servizi di igiene ambientale. Con grande senso di responsabilità tutte le parti sociali debbono unirsi nello sforzo di ricreare un’atmosfera di unità e solidarietà per riprendere, insieme, la strada della coesione, l’unica utile alla crescita economica. In questo contesto, la Commissione, grazie alla sua posizione di indipendenza e di terzietà rispetto alle parti interessate, costituisce l’istituzione che meglio di altri può concorrere a comporre le controversie. Per comprendere quanto possa essere strategica in questa sua funzione di mediazione, basti ricordare che proprio Gino Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori e legislatore della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, divenne primo garante dell’attuazione di questa norma.

    Riconoscendo, quindi il ruolo e l’operato della Commissione, ci accingiamo ad ascoltare, Presidente, il suo prezioso contributo.

    Condividi