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    Autorità, Signore e Signori,

    con piacere, il Senato torna ad ospitare la presentazione della Relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali, occasione che ci offre l’opportunità di una riflessione sulla situazione attuale del sistema della tutela del diritto alla riservatezza e sui suoi possibili sviluppi. Questo diritto, fondamentale per il cittadino e la persona, in un mondo permeato dalla tecnologia risulta in costante mutamento e necessita di un alto grado di riflessione, aggiornamento, protezione e di una sempre più attenta opera di vigilanza.

    Se è vero che la riservatezza e i dati personali sono l’aspetto e il valore più intimo e privato di una persona, è anche vero che sempre più l’individuo, spesso inconsapevole dei rischi e delle autorizzazioni che firma senza leggere, fa veicolare volontariamente aspetti e momenti delicati della sua vita. L’inarrestabile progresso tecnologico ha portato nella nostra vita molte comodità e un’enorme facilità di comunicazione,  ma come ogni processo va governato e non subito, soprattutto quando come in questo caso va a toccare aspetti così delicati della nostra vita sia personale che come comunità. Sotto il primo aspetto, non v’è dubbio, che l’utilizzo di internet e dei cosiddetti social network sia entrato profondamente nella vita di molti italiani, di milioni di giovani e soprattutto di tantissimi minori. La necessità di una loro tutela non è sfuggita al Garante, il quale opportunamente, oltre alla costante attività di vigilanza, ha sottolineato l’importanza di un’opera di adeguata preparazione ed educazione dei ragazzi, anche con il coinvolgimento delle scuole, e delle famiglie – che spesso hanno meno strumenti dei loro figli nel valutare pregi e rischi dell’uso della rete -affinché vengano messi in guardia dei pericoli che si nascondono nella distribuzione di informazioni, foto e video personali. Una corretta educazione su questi punti è l’unica strada per evitare un dibattito ormai stantio e spesso mal posto.

    Dal punto di vista collettivo invece, a complicare il quadro bisogna ricordare che esistono anche altri diritti, non meno fondamentali e garantiti dalla nostra Carta Costituzionale, che con il diritto alla riservatezza devono essere contemperati e correttamente bilanciati. Possiamo ad esempio citare il delicato rapporto tra la privacy e la tutela della sicurezza pubblica, soprattutto riguardo la videosorveglianza; il tema spinoso del trattamento dei dati personali per finalità di intelligence, salito agli onori delle cronache mondiali a seguito del cosiddetto datagate americano; il trattamento dei dati sanitari, specialmente in caso di malattie di rilevanza sociale, che non deve ledere mai la dignità del malato.

    Vi sono poi aspetti che riguardano la cooperazione internazionale e il limite oltre il quale l’individuazione del soggetto vale più del diritto alla riservatezza: questa considerazione si basa sulla mia esperienza passata. Da Procuratore nazionale antimafia ho più volte provato la frustrazione di veder bloccate indagini importanti e ribadito quanto sia necessario procedere con accordi internazionali per facilitare, in caso di reati acclarati, l’individuazione dei colpevoli. Deve valere per internet quanto vale, ad esempio, per il mondo finanziario: come siamo chiamati a contrastare i “paradisi fiscali” e il segreto bancario in caso di reati economici dobbiamo contrastare i “paradisi virtuali” dove risiedono server che non consentono la rintracciabilità, o la rendono estremamente difficile, di chi ha commesso crimini perseguibili dal nostro ordinamento. Infine, quanto al bilanciamento tra libertà di informazione e diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali, ho accolto con favore l’iniziativa del Garante volta a promuovere un aggiornamento del codice di deontologia adottato nel 1998, relativo al trattamento di dati personali in ambito giornalistico, che tenga conto dell’evoluzione tecnologica e dell’evoluzione giurisprudenziale di alcuni istituti, come il “diritto all’oblio”. Gli operatori dell’informazione svolgono un ruolo fondamentale di vigilanza sulla vita democratica del Paese. Tuttavia tale compito deve essere svolto in modo responsabile per non ledere il diritto alla riservatezza, la dignità e l’autonomia dei soggetti che ne sono coinvolti. Siamo chiamati a interrogarci, ciascuno per il proprio ruolo nella società, su cosa sia giusto o meno dire: fino a che punto è possibile narrare o divulgare fatti concernenti un determinato individuo, chiunque esso sia? C’è un confine tra diritto di cronaca e vita privata? Queste sono domande che non devono smettere di interrogare il codice deontologico di chi, per caso o per lavoro, sia chiamato a gestire informazioni sensibili.

    Io stesso ho dovuto pormi questi interrogativi di fronte a una gran mole di richieste di privati cittadini i cui dati personali sono citati in atti parlamentari disponibili nel nostro archivio online. In questo caso a confrontarsi sono le prerogative parlamentari, il principio costituzionale di pubblicità dei lavori parlamentari e la tutela dei dati personali. Al fine di affrontare e decidere su ciascuna singola richiesta il Consiglio di presidenza ha deliberato la creazione di un apposito Gruppo di lavoro che possa fornire risposte puntuali caso per caso. Queste sono solo alcune delle complesse sfide cui è chiamata a dare risposte l’Autorità, e per questo complesso lavoro intendo rivolgere un sentito ringraziamento al Garante Antonello Soro.

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