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    Autorità, gentili ospiti, cari amici,

    ho colto con molto piacere l’opportunità di ospitare in Senato la presentazione del libro di Michele Ainis e Vittorio Sgarbi “La Costituzione e la Bellezza”, uno dei primi volumi pubblicati da Elisabetta Sgarbi con la sua nuova casa editrice “La nave di Teseo”, alla quale non posso che augurare “buon vento” all’inizio di una navigazione editoriale che, in un momento di crisi della lettura e della cultura, appare come una vera sfida. Saluto e ringrazio Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale e eccezionale polemista, e Emilio Casalini, che da anni si occupa della bellezza del nostro Paese e di come farne volano di rinascita culturale.

    Il volume è il frutto della collaborazione tra gli Autori, un costituzionalista e uno storico dell’arte, e costituisce un interessante e originale esperimento di rileggere la prima parte della nostra Carta costituzionale con occhi diversi, attraverso l’idea e l’immagine della bellezza. Il libro si muove sul doppio registro delle voci di Ainis e Sgarbi che interpretano la bellezza della Costituzione e nella Costituzione, con riguardo inizialmente ad ognuno dei dodici articoli che pongono i principi fondamentali e poi ai quattro titoli che completano la prima parte della carta. Nei contributi di Ainis è sottesa l’idea che i due elementi che identificano l’identità e la cultura italiana siano, da una parte, i principi posti nella prima parte della Costituzione – che disegnano un “ponte fra generazioni, un collante fra passato e futuro” – e, dall’altra parte, la bellezza, l’”educazione al bello, la capacità di plasmarlo e ricrearlo.. nel passaggio delle generazioni”. Ainis guarda così alla Carta e alla storia dell’arte per ritrovarvi la natura degli italiani. Sgarbi, per parte sua, si propone di navigare attraverso gli articoli della Costituzione alla ricerca del bello che è nelle parole, nei pensieri e nello spirito che le hanno originate, per provare che la bellezza è “un diritto assoluto” garantito dalla Carta.

    Ritiene che la bellezza sia “essenza profonda dell’Italia”, come tale riconosciuta dalla nostra Costituzione, che considera un monumento che, cito,  ”come ogni monumento è minacciato dall’incuria e perfino dai restauri”. Questo monumento ha una sede, che è nel palazzo qui accanto, a Palazzo Giustiniani: la Sala dove il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola firmò la Costituzione il 27 dicembre 1947, con la controfirma di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri e Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, e alla presenza del guardasigilli Giuseppe Grassi. Appena eletto Presidente ho chiesto di aprirla alle scolaresche e ai gruppi di visitatori per vari motivi, che si intrecciano e si rafforzano sul filo di questo bel libro che lega bellezza, arte e Costituzione.

    Il primo motivo è storico: la stanza dove venne firmata la nostra Carta costituzionale merita di essere vista da quanti più cittadini possibile. Lì ha avuto un nuovo inizio la nostra storia comune, è stata firmata la nostra “carta d’identità” come popolo e come nazione e, come dicono gli autori del volume, lì si sancisce la bellezza come fonte di diritto e insieme come diritto di tutti, unico caso al mondo. Il secondo motivo è artistico. E’ dato dalla Sala stessa e dal suo arredamento, rimasto invariato da allora: c’è il tavolo rinascimentale della firma, tra due finestre che danno su via della Dogana Vecchia; il leggio dove è esposta una copia anastatica della Carta originale; una bellissima libreria in noce che si snoda per due intere pareti e che conserva gli atti parlamentari; una balaustra, anch’essa in legno, che delimita un soppalco a cui si accede da una piccola scala a chiocciola nascosta da una tenda. Una sala piccola ma di rara bellezza. Il terzo motivo è simbolico e discende da quanto si vede alle pareti. A mantenere il filo del dialogo tra l’arte, il diritto e la Costituzione, si può notare che all’atto della firma De Nicola aveva intorno tre vedute: Roma in epoca imperiale, un enorme planisfero sormontato dalla scritta “UBI MUNDUS IBI ROMA” e la carta del Mediterraneo che illustra le conquiste romane. Le opere alle pareti sembrano dirci molto sia sulle nostre origini che sul nostro futuro, esattamente come la Costituzione.

    La Roma imperiale ci racconta la nostra genesi, dove affondano le radici del diritto e delle nostre Istituzioni: lo stesso “Senato” nasce a Roma e viene conosciuto nel mondo come collegio di saggi e la più autorevole assemblea dello Stato. Il planisfero ci ricorda che facciamo parte di un grande mondo, pieno di contraddizioni e di opportunità, al quale dobbiamo presentarci forti della nostra storia e della nostra identità, ma aperti e disponibili a farci toccare da forme di bellezza diverse e lontane dalla nostra. La mappa del Mediterraneo ci mostra come noi siamo immersi, sia fisicamente che idealmente, nel Mare nostrum: dobbiamo guardare alla nostra storia millenaria di crocevia di civiltà, di pensiero e di persone come a un modello di futuro costruito attorno all’umanità, alla libertà, al dialogo e alla bellezza, quei valori che donne e uomini lungimiranti – i nostri Padri costituenti – seppero tradurre nelle belle parole della nostra Costituzione. Per questi motivi la sala della Costituzione merita di essere vista da tutti i cittadini.

    Concludo. All’eterogeneità, alla complessità, alla pluralità del Paese dobbiamo la meravigliosa ricchezza di culture, arti, patrimoni ambientali e immateriali che sono magistralmente riflessi nella nostra Costituzione: una bellezza che si sente, che si vede, che si respira; una ricchezza incommensurabile, una risorsa inesauribile per il nostro futuro. Senza contaminazioni, senza diversità, senza incontri e scontri il Paese e l’umanità avrebbero perso un patrimonio che ha invece segnato la civiltà del mondo. Per questo dobbiamo ricondurre a unità le diversità di una società che non si riunisca attorno all’origine particolare di ognuno ma piuttosto al futuro comune di tutti: una società che sappia coinvolgere attivamente ogni sua componente, comprese le comunità di immigrati, su valori, intenti, solidarietà e impegno collettivo. La Costituzione è ancora in grado di indicarci il percorso, di disegnare un orizzonte, un ideale, una speranza cui tendere piuttosto che definire soltanto un insieme di diritti da pretendere e di doveri da rispettare. Poiché l’Italia è un Paese fondato sulla bellezza, abbiamo il dovere di imparare a riconoscerla, amarla e tutelarla. Grazie.

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