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    Gentili ospiti, caro Direttore Caracciolo, cari amici,

    ho accolto con molto piacere l’opportunità di ospitare alla Biblioteca del Senato la presentazione del nuovo volume di Limes dedicato al potere del calcio. Una bella consuetudine quella degli incontri in Senato con la Rivista di Geopolitica Limes, un momento di autorevole riflessione scientifica e politica sui fenomeni geopolitici del nostro tempo e sul ruolo internazionale del nostro Paese. Questo numero di Limes ha per me un significato particolare perché unisce due mie grandi passioni. La prima per le relazioni internazionali, che da Procuratore Nazionale Antimafia ho coltivato nella forma della “diplomazia della cooperazione giudiziaria”, e oggi, da Presidente del Senato, attraverso interessanti incontri di personalità straniere sia in Senato sia all’estero. La seconda passione è l’attrazione “fatale” per il calcio che mi accompagna sin da bambino, quando mio padre mi portava allo stadio per seguire la squadra del Palermo, che non poteva non diventare la squadra del cuore, per me e per la mia famiglia. La priorità degli studi mi ha impedito quella che poteva essere una vita da mediano, come il mitico Oriali della canzone di Ligabue, ma da grande ho poi recuperato giocando nella Nazionale Magistrati.

    Il volume di Limes restituisce la complessità del fenomeno calcio, che ha risvolti di carattere individuale, sociale, economico, politico e geopolitico e che interessa un numero straordinario di persone nel mondo: tanto per citare un dato, il 13 luglio 2014 erano un miliardo i telespettatori che assistettero alla finale del campionato del mondo Germania-Argentina. Da un punto di vista geopolitico, Limes ricorda coma la Fifa si sia affermata come attore geopolitico. Da una parte, ciò è avvenuto a causa del potere della Fifa di riconoscere e sospendere le federazioni nazionali: in alcuni casi il riconoscimento sportivo ha avuto anche la funzione di preparare quello diplomatico (ad esempio, nel caso del Kosovo), in altri casi la sospensione ha colpito certe federazioni nazionali per via di ritenute interferenze governative sull’autonomia del calcio (di recente, Indonesia, Kuwait e Benin). Dall’altra parte, la Fifa esercita potere internazionale quando si tratti di assegnare l’organizzazione dei campionati mondiali di calcio, nel qual caso chiede ai governi interessati anche di cederle piccole porzioni di sovranità. Speriamo, però, che sia definitivamente tramontato il precedente sistema di relazioni e di potere.

    In termini economici, il calcio è diventato un affare che ruota in modo crescente attorno ai diritti televisivi e ai contratti milionari di giocatori e allenatori. Non ho mai compreso perché i compensi ai procuratori sono pagati dalle società e non dai giocatori in nome e per conto dei quali si prodigano. Purtroppo, dove girano i soldi la criminalità si insinua per trarne profitto, attraverso partite truccate, scommesse lecite o clandestine, sponsorizzazioni finalizzate all’evasione o al riciclaggio, falsificazione di biglietti, di gadget e di attrezzature sportive, sino ad arrivare alla gestione del consenso delle tifoserie. Non sono mancati, soprattutto al sud e nei campionati minori, tentativi di acquisire il controllo di squadre di calcio da parte di soggetti vicini ad ambienti criminali. Ricordo che un mafioso della famiglia palermitana di Porta Nuova, Totò Cangemi, aveva fama di essere un grande intenditore di calcio tanto che riusciva spesso a “fare 13″ al Totocalcio. Anni dopo, quando fu arrestato e cominciò a collaborare con la giustizia, durante un interrogatorio gli chiesi di svelarmi il segreto della sua grande competenza. Lui sorrise e mi rivelò che in realtà lui le schedine vincenti le comprava direttamente dalle mani del vincitore offrendo una somma in contanti, di poco inferiore rispetto alla vincita. Mi spiegò che in questo modo poteva ripulire i profitti dei suoi traffici illeciti, giustificandoli con le vincite al Totocalcio. Il calcio quindi anche come strumento di riciclaggio. Quello del pallone è un mondo che è sempre stato scosso da scandali, indagini, sospetti su gestioni arbitrali, uso di doping etc. Ma il calcio è anche legittimazione, prestigio, potere sociale, base per voti e consenso anche politico.

    Un profilo di grande importanza riguarda l’uso abnorme dello spettacolo del calcio per trasmettere messaggi politici, sociali o culturali che nulla hanno a che vedere con lo sport, o ne negano persino i valori di solidarietà e di rispetto della diversità. Penso alla vergogna del razzismo nel calcio che ha prodotto il bel risultato di unire la UEFA e le sue 53 federazioni affiliate in una risoluzione del 2013 che esprime l’unanime determinazione del calcio europeo a debellare il razzismo dagli stadi. Un atto di grande valore morale che invita tutti gli allenatori e i calciatori a contribuire alla campagna; chiede agli arbitri di sospendere o anche cancellare una partita in caso di reiterate espressioni razziste; e richiede severe sanzioni contro dirigenti, giocatori e tifosi colpevoli di simili comportamenti.

    Mi viene in mente un altro esempio di abuso della spettacolarizzazione del calcio. Il 22 dicembre 2002, Palermo, stadio Barbera, campionato di serie B, si gioca Palermo-Ascoli. Appena all’inizio dell’incontro nella curva sud appare uno striscione, rimosso dopo alcuni minuti dalle forze dell’ordine: “Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia”. In quel messaggio diffuso a tutta l’Italia, grazie alla diretta televisiva, si esprime solidarietà ai mafiosi detenuti con il regime del 41 bis (quello che impedisce le comunicazioni), ma simbolicamente è anche un omaggio a Totò Riina detenuto nel carcere di Ascoli, città della squadra ospite. La mafia si “appropria” così della dimensione sociale del calcio e del palcoscenico di una curva per lanciare le sue richieste alla politica e le sue oscure minacce. Il messaggio ribadiva, del resto, quanto già espresso il 12 luglio dello stesso anno, nel corso di un processo, dal cognato di Riina Leoluca Bagarella che, parlando a nome di tutti i detenuti al 41 bis, “stanchi di essere strumentalizzati, vessati e usati come merce di scambio”, diceva “che erano stati presi in giro e che le promesse non erano state mantenute”. Per correttezza dell’informazione è giusto precisare che quel regime carcerario originariamente temporaneo è stato reso stabile.

    Concludo. Lo spazio racchiuso da un campo di calcio, da uno stadio, è divenuto nel tempo, in Italia e nel mondo, una platea globale dove si giocano moltissime partite: economiche, sociali, politiche, geopolitiche, a volte criminali; tristemente, sempre meno partite sportive. Ringrazio il Direttore Caracciolo per avere voluto dedicare questo numero di Limes a questi complessi aspetti e, conoscendo la sua grande passione per il calcio e per la “sua” Roma, sono certo che è d’accordo con me se dico che noi vogliamo continuare a pensare a quel pallone che rotola su un prato verde con la stessa ingenuità e la stessa purezza con cui ce ne siamo innamorati da bambini. Nonostante ogni possibile strumentalizzazione il calcio resterà sempre l’emblema dell’imprevedibilità del risultato, contro ogni previsione; la sfida contro se stessi per migliorare i propri limiti; un modo “per fare squadra” e sentirsi parte di una grande collettività; un’occasione per abbracciare allo stadio uno sconosciuto seduto accanto nel momento del gol della tua squadra del cuore.

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