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    E’ per me un grande piacere ospitare in Senato la presentazione del programma EL PAcCTO, e aprire personalmente questo incontro, proprio in coincidenza con la felice ricorrenza del 50° anniversario della Fondazione dell’IILA, l’Istituto Italo Latino Americano, cui spetta attuare questa importante iniziativa.

    E ne sono particolarmente lieto per due ragioni. La prima di carattere personale: perché ho sempre interpretato il mio impegno professionale precedente di Procuratore Nazionale Antimafia anche in chiave internazionale e ho speso molte energie per far conoscere l’esperienza italiana, per costruire e rafforzare istituzioni e strumenti di  contrasto al crimine organizzato transnazionale e per il rafforzamento dello Stato di Diritto. La seconda riguarda il luogo in cui siamo ed il ruolo che mi trovo oggi a ricoprire. Tutto qui ricorda la figura di Amintore Fanfani, Senatore a vita e Presidente del Senato. Fanfani che volle fare proprio di questa Sala un luogo privilegiato di confronti culturali e di appuntamenti essenziali nel dibattito pubblico italiano e internazionale. Non per caso qui In Senato, a pochi metri da noi, sono conservate, in Archivio Storico, le sue carte pubbliche e private, mentre la Biblioteca del Senato ha il privilegio di custodire parte dei suoi libri.

    Alla straordinaria intuizione di Fanfani, allora Ministro degli Esteri, dobbiamo l’istituzione dell’IILA. Nel voler costruire uno strumento efficace di promozione dei rapporti tra il nostro Paese e l’America latina, Fanfani ebbe l’idea originale di costruire un organismo multilaterale, uno strumento che vede i rappresentanti del nostro Paese e dei Paesi del Continente sudamericano partecipare su un piano di perfetta parità a quella che lui amava chiamare “una piccola Onu”. Un organismo capace di valorizzare, si diceva già allora, i contributi al progresso compiuti da ciascun paese e, diceva lo stesso Fanfani, “eccezionale nella storia delle relazioni diplomatiche dell’Italia con l’America Latina, [...] del continente americano con l’Europa, e [...] infine anche dei rapporti interni fra i paesi latino americani”. Questi per la prima volta dopo diversi anni si sono trovati, allora, seduti attorno allo stesso tavolo, impegnati nella realizzazione di una significativa opera comune di cooperazione e di pace.

    Proprio l’originale carattere multilaterale – perfettamente coerente con la tradizione diplomatica italiana -  rende questo Istituto uno strumento privilegiato nell’attuazione di programmi di ampio respiro, come questa iniziativa di cooperazione avviata dall’Unione europea.

    Un programma che reputo utilissimo per il rafforzamento dello Stato di diritto e il contrasto al crimine organizzato transnazionale in America Latina, e che mi pare si ponga coerentemente nel solco di progetti cui l’Italia ha dato in passato un contributoprezioso. Mi piace ricordare, se mi è consentita una nota personale, che io stesso partecipai, su invito del Ministero degli Affari Esteri, a un programma italiano antesignano di questo, sulla criminalità organizzata e il riciclaggio nei Paesi del Centro America, che ebbe un grande successo e si concluse con un evento nella Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel quale io ebbi l’onore di rappresentare l’Italia insieme all’allora Ministro della Giustizia Paola Severino.

    Le gravissime fratture geopolitiche e la dissoluzione di strutture politiche e istituzionali che caratterizzano il nostro tempo hanno determinato vuoti che sono stati spesso colmati da poteri informali, criminali e terroristici, generando o accentuando l’emersione di fenomeni globali capaci di influenzare la stabilità degli Stati, la democrazia, l’economia e la finanza, i diritti delle persone, l’ordine mondiale. Penso alla criminalità organizzata transnazionale, al terrorismo internazionale e all’economia criminale generata dalla vasta area dell’illecito, in cui rientrano a titolo di esempio anche corruzione, evasione e riciclaggio. Il carattere di tali fenomeni, che non sono controllabili dai singoli Stati, impone un’azione della comunità internazionale a diversi livelli. Occorre dare vita ad azioni coordinate che permettano di rispondere alla globalizzazione della criminalità con la globalizzazione della legalità. In altri termini, per reagire alla crescente internazionalizzazione delle reti delle mafie, del terrore e dell’economia illegale, gli Stati devono impegnarsi a superare forme cooperative obsolete, meccanismi farraginosi e ostacoli di carattere politico.

    Personalmente sono sempre stato convinto della necessità di guardare a questi fenomeni anche attraverso la lente della geopolitica e delle relazioni internazionali. Per questo, nella prospettiva della globalizzazione della legalità, nella mia precedente esperienza di magistrato e di Procuratore nazionale antimafia, ispirandomi alle profetiche intuizioni di Giovanni Falcone, mi sono dedicato con convinzione ad implementare una rete di cooperazione internazionale per rafforzare l’azione giudiziaria, ed in particolare il ruolo della magistratura inquirente. Ho partecipato personalmente all’attivazione di progetti sovranazionali di contrasto al crimine, alla corruzione, all’economia illegale, fondati sulla condivisione di norme e di strumenti operativi, sulla realizzazione di programmi comuni di formazione e sullo scambio di informazioni e elementi di indagine.

    Ho sottoscritto accordi di collaborazione con le massime autorità giudiziarie di decine di paesi del mondo, dai Balcani all’America Latina: una sorta di “diplomazia penale” che ha però avuto fortuna diversa, in relazione alle occasioni di cooperazione che si sono di fatto presentate nel corso di indagini a respiro transnazionale. In molti casi i protocolli di cooperazione hanno persino anticipato accordi governativi costitutivi di obblighi giuridicamente vincolanti in tema di estradizione e mutua assistenza. In altri casi, lo scambio informativo fra uffici giudiziari, rapido, essenziale e orientato a precisi obiettivi, ha certamente favorito lo sviluppo delle indagini; mentre la circolazione di idee e proposte investigative, oltre che di taluni specifici strumenti giuridici, ha permesso anche di far conoscere l’avanzato sistema italiano di contrasto alla criminalità organizzata, in tema soprattutto di aggressione ai patrimoni illeciti, di tecniche investigative, di protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia.

    Credo che in questa prospettiva il programma che oggi presenterete, per il consolidamento della sicurezza e dello Stato di Diritto in America Latina, possa una volta di più essere l’occasione per il nostro Paese, le nostre istituzioni e più in generale per il nostro sistema, di dare un contributo efficace alla costruzione di un mondo più pacifico e giusto. Vi esorto dunque a lavorare con impegno e fiducia reciproca e vi auguro ogni fortuna. Grazie.

     

     

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