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    Gentili ospiti, Signore e signori,

    è per me davvero un piacere partecipare alla presentazione del libro di Massimo Franco “Imperi paralleli. Vaticano e Stati Uniti: due secoli di alleanza e conflitto” insieme all’autore e a relatori così importanti. Sarà, io credo, l’occasione per riflettere insieme sulle due “cupole bianche” che incidono così profondamente negli equilibri geopolitici, quella della Casa Bianca di Washington e quella di San Pietro, sul loro rapporto ma anche sulle possibilità e sui rischi che viviamo in questo momento di forti tensioni internazionali.

    Il libro parte da lontano, da quella profezia del futuro presidente degli Stati Uniti John Adams che nel 1779 previde che mai il Congresso avrebbe mandato un Ambasciatore in Vaticano se in cambio avesse dovuto accettare un Nunzio a Washington. Una previsione che si è rotta definitivamente molto più tardi, nel 1984, quando vennero annunciate relazioni diplomatiche ufficiali tra Vaticano e Usa. Il libro è nella prima parte, infatti, il lungo racconto delle diffidenze della politica statunitense e della sua opinione pubblica nei confronti del papato e, più in generale, dei rappresentanti della religione cattolica nell’America del nord a maggioranza protestante. Vengono raccontati aneddoti ed episodi poco conosciuti ma di grande interesse per capire l’evoluzione del rapporto tra politica e religione in quello che viene definito “l’impero statunitense”. A me ha colpito moltissimo ad esempio la parte sul “rapporto Bedini” e sulle difficoltà che monsignor Gaetano Bedini incontrò nel suo viaggio esplorativo per valutare la possibilità dell’apertura di una missione diplomatica a Washington.

    Saltando dalla storia all’attualità, molto interessante è il capitolo dedicato al “ponte rotto con l’Islam”. Siamo nel 2003 e mentre gli Stati Uniti si preparano alla guerra in Iraq il Vaticano frena, anche con una precisa campagna di controinformazione alternativa alle narrazioni strumentali, e poco riuscite, degli americani. Franco ricorda come la Santa Sede nutrisse tre preoccupazioni: per la pace; per la salvaguardia dei cattolici e delle minoranze cristiane in Iraq e negli altri Paesi a maggioranza islamica; per gli equilibri geopolitici regionali. Si riteneva, purtroppo fondatamente, che l’intervento militare avrebbe prodotto nuovi conflitti fra le confessioni interne all’Islam, e che avrebbe sconvolto gli equilibri di convivenza fra le religioni a danno delle comunità non musulmane, le cristiane per prime. E si pensava che i piani di democratizzazione americani per il cosiddetto “Grande Medio Oriente” sarebbero stati visti come il tentativo di occidentalizzazione della regione e dell’Islam da parte di intrusi invasori, e strumentalizzati per riattivare la pericolosa retorica dello scontro di civiltà. Le preoccupazioni si sono in larga parte avverate. La guerra irachena e le politiche di marginalizzazione della popolazione sunnita da parte del governo successivo al conflitto hanno creato le condizioni per l’affermazione di gruppi terroristici profondamente radicati nel territorio, alimentati dalla vocazione delle giovani generazione cresciute nell’odio di un Occidente che ha spesso sbagliato a fare e a comunicare. Si sono moltiplicate le discriminazioni e le persecuzioni a carattere etnico e religioso e enormi flussi di disperati hanno attraversato terre e mari. Il nostro forte auspicio è che si impari da questi errori per gestire le tensioni seguite alle drammatiche stragi di Parigi con la ragione, con cautela e spirito unitario.

    Ma giungiamo ai giorni nostri. L’elezione di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, rivoluziona profondamente la concezione geopolitica della Chiesa e di conseguenza il rapporto con l’America. La sfida pastorale di Francesco si declina in una visione della missione della Chiesa completamente rinnovata, nella società e nel mondo. Il Papa da una parte spinge energicamente la Chiesa fuori dal recinto istituzionale per riportarla in strada: un cammino deciso che dal centro conduce alla periferia, dalle liturgie del Vaticano alla vita nelle strade isolate e decentrate. Dall’altra parte egli altera la direttrice di comprensione del mondo, che non legge da occidente a oriente ma dal meridione al settentrione: così ripercorrendo i passi di Gesù la cui missione non mosse dal centro, cioè da Gerusalemme, ma dalla periferia, dalla Galilea. E costringe così l’America a fare i conti con una nuova realtà e con una nuova fase del proprio difficile rapporto con il Vaticano e la Chiesa.

    Un bel libro quello di Massimo Franco, che fornisce l’occasione di rileggere diversi avvenimenti della storia contemporanea attraverso la chiave di lettura dei rapporti fra Chiesa e America. E che contiene molti elementi di riflessione per comprendere i fenomeni che viviamo in questi giorni, e per agire meglio. Grazie.

     

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