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    Autorità, gentili ospiti, cari amici,

    Con molto piacere ho accettato l’invito ad aprire, nella storica Sala Zuccari del Senato, questo incontro di presentazione dell’interessante volume collettaneo realizzato dalla “comunità di ricerca” in diritto internazionale del Dipartimento di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli, curato da Angela del Vecchio e Paola Severino. I numerosi contributi scientifici, stimolati da un importante progetto internazionale svolto dalla LUISS insieme ad altre quattro università europee sotto l’egida delle Nazioni Unite, affrontano con rigore e competenza i profili principali, sostanziali e processuali, del contrasto alla corruzione, sia in chiave interna, sia in quella comparata e internazionale. Il libro contribuisce così alle riflessioni su un fenomeno rispetto al quale si intrecciano temi tecnici, politici, criminologici, economici. Io sono convinto che il Paese abbia bisogno, proprio in questa fase di crisi così profonda che attraversa, di idee, di approfondimenti e strategie, da contrapporre all’approssimazione e alle logiche emergenziali. E da sempre credo che gli studi accademici possano e debbano fornire un valido apporto alle scelte democratiche che spettano alla politica.

    La questione della corruzione purtroppo in Italia è attuale da molti decenni, e a non ha finora trovato soluzioni efficaci e sistemiche, sul piano repressivo e sul piano preventivo. Io stesso di questo tema, e delle connessioni con il fenomeno mafioso, il riciclaggio, l’economia sommersa e altre forme di illegalità, mi sono occupato a lungo sia nella mia lunga esperienza da magistrato, sia in quella più breve da politico. Sono convinto che la questione etica e la corruzione che ne è conseguenza, siano fra le emergenze più profonde che deve affrontare il Paese. Gli abusi dei poteri pubblici conseguenti a una deriva etica e una diffusa perdita di valori, si sono tradotti in un forte freno alla crescita economica, in un danno alla democrazia e nella tangibile perdita di influenza internazionale che all’Italia spetta per la sua storia, la sua posizione geografica e la sua identità.

    La corruzione non solo danneggia le istituzioni, ledendone integrità, prestigio e buon andamento ma, quando è diffusa, inquina i meccanismi di produzione della ricchezza. Elevati livelli di corruzione distorcono l’allocazione efficiente delle risorse, sottraendole alle attività produttive, ai servizi per i cittadini, alla occupazione giovanile. Gli elementi di contesto che incidono negativamente sul caso italiano sono noti: l’ipertrofia normativa, spesso vessatoria, instabile e opaca, che genera oneri burocratici ridondanti e costosi; procedimenti amministrativi farraginosi, che rimettono eccessivi margini di discrezionalità alla P.A.; scarsa effettività delle sanzioni penali, vanificate da termini di prescrizione eccessivamente brevi. Un terreno di coltura ideale perché la corruzione si diffonda, determini assuefazione e sostanziale accettazione, il pericolo più grave che sia possibile immaginare.

    Il raffronto tra i dati giudiziari (denunce e condanne) e quelli relativi alla percezione del fenomeno corruttivo rivela un rapporto di proporzione inversa fra corruzione “praticata”, ampiamente lievitata, e corruzione “denunciata e sanzionata”, che si è costantemente ridimensionata negli ultimi venti anni. Così si evince dall’indice sulla corruzione percepita di Transparency International, che ci vede al posto peggiore in Europa (con Bulgaria e Grecia). Sono convinto che l’entrata in vigore della legge Severino, l’impegno del Governo attraverso l’Autorità Anticorruzione e il continuo lavoro di magistratura e polizia giudiziaria possano contribuire, a rafforzare repressione e prevenzione e a migliorare la percezione da parte di cittadini e imprese sull’andamento del fenomeno.

    I costi del fenomeno corruttivo sono impressionanti. Secondo le stime fornite proprio ieri dal Centro Studi di Confindustria la corruzione è costata al Paese negli ultimi venti anni circa 300 miliardi di euro. Voglio anche approfittare per dire che considero molto importante l’impegno su questi temi dell’associazione degli industriali, che ieri, attraverso il proprio delegato per la legalità, Antonello Montante, ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento penale contro “Mafia Capitale”, al fine di “tutelare la reputazione delle imprese e la leale concorrenza sul mercato”.

    La corruzione in essenza consiste nello scambio tra l’esercizio abusivo, deviato, del potere e una prestazione di danaro o di altra utilità. Da un punto di vista tecnico il fenomeno si accompagna agli espedienti utili a nascondere l’origine illecita del danaro: società fiduciarie, sovra o sotto fatturazioni, operazioni di finanza strutturata, cessioni di crediti e di garanzie, paradisi fiscali, operazioni e compensazioni estero su estero. Le tangenti sono correlate ad artifici di ogni genere. Presuppongono condotte di falso in bilancio, procedure contrattuali alterate, trattamenti preferenziali negli appalti, collusioni con i fornitori, illecite aggiudicazioni, false emergenze di lavori e conseguenti premi-truffa, collaudi addomesticati. Per questo ritengo auspicabile un raccordo operativo sempre più stretto fra i diversi attori istituzionali: Autorità giudiziaria, forze dell’ordine, Autorità anticorruzione, Autorità Antitrust, per creare una linea di continuità tra la prevenzione e la repressione della corruzione.

    Ha quindi senz’altro ragione la Prof. Severino a indicare, nella sua introduzione, di quanto si sia ampliato il novero dei beni giuridici protetti dalla fattispecie di corruzione, che oggi comprende, accanto all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione, beni di carattere economico: libertà d’impresa, e leale concorrenza. Ed è altrettanto vero quanto segnala la Prof. Del Vecchio nel suo contributo, che sono le evoluzioni dei mercati globali e del sistema geopolitico mondiale ad avere favorito il rilievo internazionale della corruzione e della criminalità economica. L’azione delle organizzazioni internazionali e il diritto convenzionale si muovono lungo due assi paralleli. Da una parte, il riconoscimento dell’incidenza della corruzione quale fattore distorsivo della concorrenza e ostativo dello sviluppo economico e sociale. Dall’altra parte, la considerazione dell’effetto di svuotamento e corrosione della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti individuali, della cura dell’interesse generale. Profili entrambi fondati. E proprio per queste ragioni, ritengo necessario contrastare e prevenire non solo le condotte di abuso di poteri pubblici, ma anche quelle ad esse strumentali o connesse. E prevedere in ogni caso un uso esteso e incisivo della confisca.

    Le indagini, anche al Centro-Nord (Expo, Mose, Roma capitale), evidenziano la pesante infiltrazione di organizzazioni criminali, che usano il metodo mafioso, nel settore della pubblica amministrazione. Devianza, prassi illecite, mercimoni sono il terreno ideale entro cui si innesta l’azione della criminalità. D’altronde, le recenti indagini mostrano come sempre più la corruzione abbia perso la sua dimensione “bilaterale” in cui corruttore e corrotto si scambiano vantaggi o denaro per assumerne una “poligonale” o “circolare” in cui più soggetti (con metodi operativi propri della criminalità organizzata) entrano “in rete” senza scambi diretti, ma solo con cessioni di atti e vantaggi “monodirezionali”. E’ una strategia difficile da smascherare, perché non si riesce a collegare l’illecito e ingiustificato arricchimento del pubblico ufficiale con la serie di favori e privilegi indebitamente ottenuti da privati. Per tali motivi è necessario fare emergere il fenomeno con strumenti tecnico-giuridici e mezzi investigativi più sofisticati di quelli che la legge oggi consente.

    Tornando all’attualità politica, se la legge anticorruzione che porta il nome della allora Ministra Severino (la 190 del 2012) è da considerare un risultato utile, perché é riuscita ad inserire nell’ordinamento figure di reato già utilizzate nella maggior parte dei Paesi europei e da tempo richieste, adesso è necessario rendere questa legge ancora più incisiva e completa, per una svolta decisiva nel contrasto alla corruzione. Ho già avuto modo di dire che accolgo con molto favore la forte determinazione del Governo ad intervenire legislativamente su questi temi. Naturalmente non posso entrare nel merito delle scelte specifiche che è bene siano rimesse interamente al dibattito parlamentare, ma auspico che si colga l’occasione per legiferare nel modo più compiuto e coerente, con una visione strategica e sistemica che è resa necessaria dall’incrocio su questi temi di profili giuridici, economici, sociali e politici. La politica ha il dovere di reagire con energia al radicarsi della corruttela, alla sottocultura del profitto ad ogni costo, al disprezzo per la cosa pubblica e il bene comune. Ma é anche indispensabile investire in cultura, istruzione e ricerca per formare le giovani generazioni, le nuove classi dirigenti, a una cittadinanza più consapevole e per determinare quella rivoluzione morale che può far riacquistare la fiducia nel nostro Paese e che è la vera speranza per il nostro comune futuro. Io sono fermamente convinto che anche su questo terreno si misurerà la capacità della politica di colmare quel vuoto di rappresentatività e di legittimazione etica che la separa dai cittadini. E questo considero, da oltre quarant’anni, il mio impegno più grande.

    Grazie e buon lavoro

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