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    Ho accolto con piacere la proposta dell’Ambasciatore Li Ruiyu di ospitare in questa Sala la presentazione del libro “Governare la Cina” del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping.

    Si tratta di una organica raccolta di interventi tenuti tra il 2012 e il 2014 che offrono una panoramica degli orientamenti e della personalità dell’autore e permettono di comprendere vari aspetti dell’agenda politica della Cina: le riforme, lo sviluppo sostenibile, la lotta alla corruzione, le relazioni estere.   Negli interventi del Presidente cinese mi hanno colpito due aspetti: una profonda e meditata prospettiva storica e il fiducioso atteggiamento verso il  futuro. Nella visione di Xi Jinping la Cina andrà lontano perché viene da lontano. La ricchezza della tradizione storica e culturale cinese diventa infatti, nella prospettiva del presidente cinese, inestimabile alimento propulsivo. Come tale essa va preservata, valorizzata e attualizzata. La consapevolezza della propria storia – cristallizzata nella citazione di specifici episodi e di massime filosofiche  – costituisce la premessa per affrontare le sfide del futuro, un futuro che la Cina sa immaginare in una maniera che è al contempo ottimistica e ardita. Proprio gli italiani che condividono con i cinesi storia millenaria e ricchezza culturale possono trarre esempio e motivo di incoraggiamento dall’atteggiamento positivo con cui da parte cinese si guarda all’avvenire e si costruisce con lungimiranza strategica il futuro attraverso piani quinquennali. Alcune sezioni di questa ricca antologia di interventi, nella mia  personale prospettiva, appaiono di particolare interesse. Ad esempio, quelle relative alla costruzione di uno stato di diritto e alla lotta alla corruzione. Si tratta di temi che in occasione della mia visita in Cina nel dicembre del 2015 ebbi il privilegio di trattare in un mio intervento alla Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese a Pechino.  I principi dello stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura e la tutela dei diritti fondamentali sono al cuore della concezione italiana dello stato e dell’evoluzione del pensiero moderno, trasfuso nelle principali convenzioni internazionali.

    Tornando al libro, come ho accennato, noi italiani dovremmo riflettere sulla capacità di impulso con cui la dirigenza cinese affronta le sfide del nostro tempo. La riflessione su ritardi ed errori del passato – nel libro si parla dei ritardi tra la fine della dinastia Ming e l’inizio della dinastia Qing nel 1600 – conduce l’autore a ricordare che “scienza e tecnologia devono associarsi allo sviluppo sociale, poiché le conoscenze per quanto ricche non possono influenzare la società reale se sono archiviate come curiosità, interessi raffinati o addirittura come abilità rare e peculiari” (pag. 155). Xi Jinping insiste sulla necessità di stringere “il legame tra anelli dell’innovazione e della trasformazione”, di superare dunque le barriere istituzionali e strutturali per porre l’innovazione scientifica e tecnologica al centro della strategia generale di sviluppo del Paese, per una produzione di sempre maggiore qualità che tenda principalmente a diminuire le diseguaglianze sul piano sociale ed economico.

    Ma per far questo, ricorda Xi Jinping, occorre investire sulle persone, sui talenti innovatori. E qui ritorna il richiamo alla tradizione:  Xi Jinping ricorda come “il rispetto verso le persone di talento è un’antica tradizione della Nazione cinese. Maggiore sarà il numero di persone di talento, più vaste saranno le loro competenze, meglio si realizzerà il grande ringiovanimento della Nazione cinese”. Ora, la centralità della persona umana e dei suoi diritti fondamentali, principi e valori su cui si fonda la Costituzione italiana, sono essenziali per progettare anche il nostro futuro e rimangono la chiave di volta cui si ispira l’azione dell’Italia nel mondo. Anche nel libro che oggi presentiamo, passato e futuro si legano in modo coerente. Si dice infatti nel libro: “continuiamo allora per la nostra strada, che ha una storia lunga e complessa e che oggi, pur snodandosi in un’arena di vastità senza precedenti, viene percorsa da un popolo – quello cinese – con una grandissima determinazione ad avanzare” (pag. 217). L’arena vasta è il mondo ormai globalizzato, una realtà nuova anche per la millenaria civiltà cinese, che presenta grandi sfide: si pensi innanzitutto alla questione ambientale. Qui Xi Jinping espone una linea molto chiara, parla di una vera e propria “linea rossa ambientale”, consapevole che per un paese delle dimensioni demografiche della Cina “nemmeno tutte le risorse del mondo basterebbero”. Occorre dunque percorrere nuove vie, fondate sull’innovazione scientifica e tecnologica, accelerando “la transizione da uno sviluppo basato sui fattori produttivi e sugli investimenti a uno sviluppo sostenuto dalla innovazione” (pag. 149). Si tratta di una visione che è pienamente condivisa da parte italiana e non a caso proprio quello ambientale e quello della sicurezza alimentare sono due dei principali settori della cooperazione tra i nostri due Paesi. Alla consapevolezza della sfida ambientale si accompagna la fiducia nei processi di governance della globalizzazione, poiché lo sviluppo in un mondo globalizzato, deve realizzarsi – come si afferma nel libro – in modo pacifico, civile e armonioso

    “Senza pace né la Cina né il resto del mondo possono svilupparsi con successo”.  Questo dice Xi Jinping. Tale affermazione ci appare ugualmente condivisibile: si tratta di principi chiaramente enunciati nella nostra Costituzione che esprimono appieno la fiducia che l’Italia ripone nelle istituzioni sovranazionali, a partire dalle Nazioni Unite. Una sede questa nella quale i nostri paesi devono agire e impegnarsi (come anche ricordato nel libro che oggi presentiamo) per promuovere la soluzione pacifica delle controversie internazionali.

    Mi piace evidenziare come nel libro si ricordi l’importanza per il Rinascimento italiano ed europeo di quattro grandi invenzioni cinesi – la carta, la polvere da sparo, la stampa e la bussola. Nel libro si ricorda anche come “il Milione di Marco Polo ha da sempre suscitato un vivo interesse verso la Cina da parte di innumerevoli persone”.  Il presidente cinese ha dato poi personale testimonianza del valore che egli attribuisce al ruolo svolto dai padri Gesuiti italiani, tra essi  Matteo Ricci e Prospero Intorcetta (siciliano come me e primo traduttore delle opere di Confucio) nel dialogo interculturale tra Europa e Cina.

    In questo dialogo il presidente cinese ha dimostrato di voler credere. I rapporti tra il nostro Paese e la Cina vivono oggi una nuova e rigogliosa fase. Le visite istituzionali reciproche offrono chiara rappresentazione della dimensione e della saldezza di relazioni che intercorrono tra i nostri Paesi. Io ricordo con grandissimo piacere la mia bella e lunga visita nella Repubblica Popolare Cinese, che è stata seguita da quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente Gentiloni. Una delle direzioni strategiche più importanti del futuro dei nostri rapporti attiene allo strutturale coinvolgimento italiano nelle nuove “Vie della Seta” o “Una cintura, una strada”, un percorso di scambi economici, commerciali e culturali cui si potranno affiancare altri rapporti politici, tecnologici, giuridici, in una molteplicità di ambiti nei quali l’Italia potrà contribuire allo sviluppo del diritto e dell’economia cinese.  Concludo rinnovando ai nostri amici cinesi sentimenti di amicizia, stima e rispetto, certo che su questa solida base sapremo insieme fare le scelte più giuste per il bene delle generazioni che verranno.

     

     

     

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