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    Presidente Emerito, Autorità, cari amici,

    ho accolto con molto piacere l’invito a ospitare in Senato la presentazione di questo bel volume collettaneo dedicato all’Italia nel suo rapporto con l’Europa. Durante la legislatura ci siamo trovati in tante occasioni proprio in questa sala a fare il punto sullo stato del processo di integrazione europea, che si trova nel sessantesimo anno dalla firma dei Trattati di Roma.

    Sui Trattati si è costruito un patrimonio che deve essere difeso e sviluppato. Il libro ricorda quanto illusorio sia pensare che il ritorno al nazionalismo possa offrire una via migliore o anche solo percorribile per recuperare sovranità e per consolidare le nostre democrazie, in un mondo in tumultuoso cambiamento. Sono illusioni pericolose, che hanno segnato tanti appuntamenti elettorali degli ultimi anni in Europa e avranno un ruolo importante anche in quelli a venire. La sfida è, come si legge nell’introduzione del libro, convincere i cittadini che si potrà “conservare la nostra sovranità solo condividendola”: una sfida che ha segnato profondamente le recenti elezioni francesi, è al centro della campagna elettorale tedesca ed è un tema essenziale del dibattito pubblico italiano. Non mancano i paradossi. Come rileva il Prof. Cassese l’Unione Europea non è stata mai tanto al centro della sfera pubblica come in questo momento nel quale se ne mette in discussione l’esistenza: mentre internamente vive contestazioni, la nostra Unione continua a essere vista sulla scena internazionale attraverso la forza consolidata dei suoi valori: lo stato di diritto, la democrazia, l’ambiente, l’apertura agli scambi internazionali”, lo ricorda nel suo saggio il Pres. Monti.

    La mia impressione è che, nonostante tutto, si stia nuovamente affermando la precisa consapevolezza dell’indispensabilità dell’Unione. Si sta aprendo a livello europeo una stagione nuova, densa di sfide, di opportunità e responsabilità per il nostro Paese che da sempre è cuore dell’Europa e del Mediterraneo. Mi pare di un certo interesse, per esempio, il documento di riflessione presentato dalla Commissione di recente sul rafforzamento dell’Unione economica e monetaria, che sviluppa molti dei temi proposti da tempo dal Governo italiano alla comune riflessione, di cui dà conto il Ministro Padoan nel suo contributo e analizzati nei saggi di Micossi, di Bini Smaghi e del Sen. Guerrieri.

    Concordo con Perissich, che evidenzia come questi anni di continua recessione abbiano indotto i cittadini a sentire il vincolo europeo più come una costrizione che come uno stimolo. Io penso che per rovesciare questo sentimento il ruolo dei Parlamenti nazionali sia determinante. Moavero ricorda le novità introdotte dalla legge 234 del 2012 che hanno permesso confronti frequenti in Aula e in Commissione con il Governo sulle scelte e le politiche europee. Come si ricorda in diversi punti del volume, lavorare insieme resta ancora il modo migliore, io credo l’unico, per superare le poderose sfide che abbiamo davanti. Penso ai flussi migratori, alla difesa, alla sicurezza che richiedono risposte riconoscibili immediatamente dai cittadini. Penso al mercato unico, la cui costruzione deve essere portata in fondo prestando più attenzione, come ricorda Draghi, agli aspetti redistributivi dell’integrazione. Io sono convinto, e non mi stanco mai di ripeterlo, che sia necessario intervenire con la massima urgenza sulle crescenti diseguaglianze che hanno escluso troppe persone da società troppo incentrate sul perseguimento della ricchezza e del potere. Realizzare la coesione sociale è il modo migliore per rafforzare la fede europea dei cittadini e per prevenire le marginalizzazioni, che sono anche all’origine di radicalismi e illegalità. A questo fine serve certamente l’impegno dei Governi nazionali, attraverso politiche espansive che creino crescita e occupazione, ma serve anche avviare iniziative comuni europee più ambiziose che si rivolgano alla vita dei cittadini.

    Il primo obiettivo politico è ricostruire un clima di fiducia per superare i freni che hanno fin qui impedito di passare a una nuova fase di integrazione. Serve un’analisi condivisa delle risposte che l’Unione ha dato alla crisi economica e finanziaria e che hanno avuto impatti molto differenziati sui vari Paesi e sulle diverse componenti sociali di ciascuno di questi. In questa direzione, occasioni di confronto fra Parlamenti nazionali e istituzioni europee sono preziose perché permettono di considerare le ragioni di ciascuno evitando che temi e problemi comuni siano lasciati a dibattiti nazionali, divenendo ostaggio delle contingenze politiche o elettorali. Ringrazio dunque i curatori e gli autori del volume e gli autorevoli relatori che contribuiranno a un confronto vitale per il Paese che sia al tempo stesso profondamente europeo e pienamente consapevole.

    Grazie.

     

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