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    Autorità, Colleghi, gentili ospiti,

    è per me un’emozione e un vivo piacere poter ospitare qui in Senato un ulteriore momento di celebrazione dei 750 anni della nascita di Dante Alighieri. Da quando abbiamo inaugurato le celebrazioni in Aula lo scorso maggio ho avuto notizia di iniziative di ogni tipo in tutto il Paese e all’estero, segno che il Sommo Poeta  è sentito, come avevamo auspicato allora, un simbolo imprescindibile della identità culturale dell’Italia e degli italiani. Oggi abbiamo l’occasione di presentare il facsimile dell’ “Officiolo” di Francesco da Barberino: ringrazio per questo i relatori presenti ed in particolare il professor Enrico Malato per l’impegno profuso nella realizzazione di questo pregiatissimo progetto editoriale.

    L’ “Officiolo” è un’opera estremamente preziosa, che si temeva perduta e che fortunatamente è riapparsa nel 2003. Una volta riconsciuta l’autenticità venne messo all’asta e fu acquistato da un collezionista anonimo che, in occasione della solennità di questo anniversario, non solo ha rotto il muro della riservatezza ma ha acconsentito a che di quest’opera unica si producessero i facsimile, allargando in questo modo ad un vasto pubblico la possibilità di goderne le bellezze. Tante sono le sue peculiarità. Innanzitutto risulta essere il primo “Libro d’Ore” italiano a noi noto di quel periodo, ovvero la prima raccolta delle preghiere alle quali il fedele era tenuto per ciascuna delle ore canoniche in cui era divisa la giornata.

    In secondo luogo, il motivo per cui siamo qui oggi,  l’ “Officiolo” costituisce, come da illustri autori evidenziato, la prima testimonianza documentale della suggestione e del fascino esercitati dall’Inferno dantesco sui lettori della Commedia da un lato, e da Giotto sull’arte pittorica dall’altro. Se il suo autore, Francesco da Barberino, risulta essere il primo autore ad aver menzionato la Commedia di Dante, tra la fine del 1313 e l’inizio del 1314, in una chiosa autografa alla sua opera “Documenti d’Amore“, l’”Officiolo” – che è di pochi anni più antico – per le numerose raffigurazioni allegoriche che contiene e che richiamano con evidenza suggestioni dantesche e giottesche, è la testimonianza straordinaria del successo che l’opera del Sommo Poeta ebbe sin da subito, addirittura forse mentre era ancora in corso di scrittura.

    Lascio a studiosi ben più qualificati di me, agli esperti della materia, illustrare le raffinate decorazioni, il mirabile apparato iconografico e le altre caratteristiche che rendono questo “Officiolo” un unicum che va ben al di là della sua stessa natura di libro d’ore, un vero e proprio gioiello dell’arte italiana. Voglio però ringraziare Guido Rossi, il suo fortunato possessore, per aver consentito, in occasione del 750° Anniversario della nascita di Dante e in vista del 700° Anniversario della sua morte, la riproduzione in facsimile. E ringrazio nuovamente il professor Malato e tutti gli studiosi che si sono adoperati e si adopereranno per portare avanti questo importante progetto editoriale che consentirà a studiosi e appassionati di arte e cultura dantesca di conquistare una ulteriore chiave di accesso all’universo dei valori che il Sommo Poeta ci ha lasciato.

    Grazie.

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