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    Autorità, gentili ospiti, carissime ragazze e carissimi ragazzi,

    desidero augurarvi il più cordiale benvenuto alla Sala Koch del Senato della Repubblica per la cerimonia di conferimento del “Premio Sacharov 2016″ che oggi si tiene in diretta streaming con il Parlamento europeo a Strasburgo, dove si trovano le due destinatarie del premio, Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, con i Vice Presidenti Tajani e Sassoli e gli altri colleghi parlamentari europei.

    Per prima cosa vorrei chiedervi un applauso per queste due straordinarie giovani donne, Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, che attraverso l’esempio della loro vita, della loro sofferenza e del loro coraggio sono diventate interpreti dei diritti e della dignità della minoranza di religione yazida e tutti coloro – donne, bambini, uomini – che per causa del terrorismo e di regimi illiberali e liberticidi soffrono atrocità e privazioni dei diritti, ovunque nel mondo. Oggi noi ci stringiamo a Nadia e Lamiya per dire a voce alta che rigettiamo tutte le ideologie abominevoli che per motivi egoistici e immondi attaccano persone inermi trasformandole da individui in cose, in numeri, in strumenti. Noi crediamo che la persona umana con la sua dignità e i suoi diritti debba essere sempre un fine in sé, mai un mezzo, e ci opponiamo con ferma determinazione a ogni forma di discriminazione, odio e violenza. Questo è il senso più profondo del Premio Sacharov per la libertà di pensiero che l’Unione europea ha conferito nella prima edizione del 1988 a Nelson Mandela e Anatolij Marchenko, e in seguito a dissidenti, attivisti della società civile, politici, avvocati, pacifisti, all’Organizzazione delle Nazioni Unite e tanti altri. A quasi sessant’anni dal Trattato di Roma (che a marzo celebreremo al Parlamento italiano), viviamo in questi giorni con amarezza e preoccupazione il riemergere di egoismi, di nazionalismi e di xenofobie che la storia sembrava avere superato per sempre. La debolezza politica dell’Unione, messa a nudo dalle divisioni sulla crisi economica, sui flussi migratori e sulle azioni per contenere l’instabilità geopolitica ai nostri confini, ci impone di rifondare culturalmente e politicamente la nostra Europa ripartendo dalla nostra comune storia e identità che è anzitutto identità di sentimenti e di valori. I principi consacrati nel Trattato sull’Unione non sono frutto di un’opera creativa, ma esprimono il dovere della memoria, il comune e assoluto ripudio per le guerre, le atrocità, le persecuzioni, le offese alla dignità umana che tutti gli europei hanno vissuto e sofferto. Il primato del diritto e dei diritti fondamentali è il fondamento della costruzione europea. Io credo che tutti i nostri cittadini, anche coloro che spinti dalla paura si avvicinano a movimenti antieuropei e nazionalisti, abbiano chiaro che il nostro codice genetico è espresso nelle parole che risuonano in più punti del Trattato: dignità, libertà, democrazia, eguaglianza, diritti umani, diritti delle minoranze, pluralismo, giustizia, solidarietà. Lo dimostra la reazione ferma e commossa di tutti i cittadini europei, specie i più giovani, di fronte agli attentati e alle violenze che colpiscono esseri umani indifesi ovunque nel mondo. Fra le innumerevoli nefandezze di cui è responsabile il sedicente Stato Islamico, vi sono le violenze orrende che hanno subito Nadia e Lamiya e le persecuzioni contro la minoranza yazida, che non esito a definire con una parola precisa: genocidio. Il terrorismo è il risultato della debolezza istituzionale che in Medio Oriente e altrove ha lasciato spazio a poteri informali, criminali e appunto terroristici. Per questa ragione, noi dobbiamo contrastare questo fenomeno con strategie politiche utili a costruire un futuro politico nelle aree più instabili, favorendo l’emersione di istituzioni pluraliste che rappresentino gli interessi di tutte le componenti sociali, etniche e religiose. Agli interventi militari, investigativi, di intelligence e finanziari, che sono comunque necessari, noi dobbiamo affiancare azioni che incidano sulle cause profonde del radicalismo ideologico e del terrorismo. Penso per esempio a progetti culturali ed educativi nelle scuole e università per favorire la conoscenza delle religioni e della storia; a programmi per rafforzare il pluralismo politico, l’associazionismo, il ruolo dei partiti politici e dei sindacati; ad azioni per sostenere la vita quotidiana dei cittadini, le piccole imprese, i servizi sociali nelle zone più permeabili al fondamentalismo e all’illegalità; infine penso a progetti per assicurare la tutela delle minoranze etniche, religiose e culturali e la riduzione delle aree di marginalizzazione. Concludo. Care ragazze e cari ragazzi, mi rivolgo a voi: L’Europa, che qualche volta vedete come un’entità distante e difficile da capire, è una grande utopia che è divenuta realtà e vivete ogni giorno: è nella vostra libertà di essere e pensare, è nei livelli di sicurezza e di tutela che sperimentate ogni giorno da studenti, cittadini e consumatori, che non hanno precedenti nella storia mondiale o eguali altrove nel globo. L’Europa è nelle grandi battaglie per la pace e per i diritti umani, nel lavoro silenzioso di funzionari e di volontari che sostengono la libertà e i diritti. L’Europa è anche in questo premio che oggi viene attribuito a due grandi donne che noi, tutti insieme, abbracciamo e ringraziamo di cuore per quello che sono e per quello che rappresentano. Viva la libertà, viva i diritti, viva l’Unione europea! Grazie.

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