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    Onorevoli colleghi, gentili ospiti,

    è per me un grande piacere e motivo di particolare soddisfazione poter ospitare oggi, in Senato, la cerimonia di consegna del prestigioso Premio Rossi al professor Alberto Martini, docente di statistica e di metodi statistici per la valutazione delle politiche pubbliche, presso l’Università del Piemonte Orientale. Voglio anzitutto ringraziare il professor Besharov, presidente della Commissione di valutazione del Premio, che ha voluto essere presente a questa cerimonia. Ringrazio anche gli altri quattro componenti della Commissione, professori di prestigiose Università statunitensi. Il Premio è assegnato annualmente e quest’anno, per la prima volta, è conferito a un esperto di valutazione delle politiche pubbliche che opera al di fuori degli Stati Uniti.

    Il premio, che può essere assegnato per una singola ricerca oppure per un intero corpo di lavori, è stato attribuito ad Alberto Martini per il suo contributo, fornito nel corso della sua lunga esperienza professionale, all’avanzamento e all’approfondimento di metodologie rigorose di valutazione delle politiche pubbliche e dei programmi sociali, e vuole essere anche il riconoscimento alla sua leadership nell’aver promosso i più alti standard nella ricerca basata sull’inferenza causale, sia in Italia che in Europa. Al professor Martini rivolgo i più vivi complimenti del Senato e miei personali, contando fin d’ora sulla sua preziosa collaborazione per la nostra Istituzione. La valutazione delle politiche pubbliche è un tema essenziale e imprescindibile per il buon funzionamento delle moderne società democratiche. Il legislatore ha, infatti, sempre maggior bisogno di essere supportato nelle sue scelte da indicazioni che non si limitino più alla sola conformità con le disposizioni legislative e costituzionali, ma anche e soprattutto da indicazioni circa l’efficacia delle norme, già approvate o da approvare. Conoscere il più precisamente possibile quali sono stati o quali potranno essere gli effetti delle scelte, sapere se una legge ha funzionato, se ha avuto gli effetti desiderati, cosa sarebbe accaduto se non si fosse intervenuti e se magari sarebbe stato possibile impiegare meglio i fondi pubblici. Questi sono gli interrogativi, cruciali, ai quali gli studiosi di valutazione possono contribuire a dare una risposta che consenta al decisore politico di effettuare scelte maggiormente consapevoli e informate.
    La valutazione delle politiche pubbliche è quindi uno strumento che non si sostituisce alla decisione politica. Ha l’obiettivo di rendere consapevole il decisore delle conseguenze delle varie opzioni possibili, promuovendo la conoscenza e la trasparenza di informazioni essenziali per il processo decisionale.

    Per queste ragioni, ricordando le parole di Luigi Einaudi “conoscere per deliberare”, credo sia prioritario sviluppare e potenziare sempre di più la cultura della valutazione all’interno delle Istituzioni, sia parlamentari che amministrative. La Presidenza del Senato, con la collaborazione dei Senatori Questori, ha avviato un lavoro intenso di formazione e approfondimento che consentirà di verificare gli effetti che si sono riscontrati a seguito delle decisioni assunte e quale correlazione vi sia tra effetti e strumenti, obiettivi e assetti organizzativi.
    L’analisi di impatto sulla base dell’evidenza empirica presuppone e preserva l’imparzialità delle strutture tecniche di supporto, caratteristiche peculiari delle Amministrazioni parlamentari. Nel contesto parlamentare, il riscontro delle evidenze empiriche non conclude tuttavia l’attività valutativa. L’ultimo passaggio del processo è necessariamente la consultazione, attenta e critica, dei destinatari finali delle politiche stesse.
    Infatti, la consultazione consente al Legislatore di conoscere le osservazioni dei soggetti destinatari delle norme adottate. Tale riscontro può consentire alle Amministrazioni di effettuare campagne informative mirate, specialmente nei casi in cui si registri una distanza significativa tra l’analisi di impatto delle norme e la “percezione” degli effetti di quelle norme da parte dei cittadini. Ciò risulta tanto più essenziale in settori e casi – penso all’ambito della salute pubblica – nei quali una percezione non corretta possa tradursi in comportamenti da parte dei cittadini che siano contrari ai loro stessi diritti costituzionalmente garantiti.

    La consultazione consente quindi la realizzazione di modelli maggiormente avanzati di trasparenza, interazione e condivisione tra Legislatore e cittadini. La valutazione delle politiche pubbliche può divenire, pertanto, il mezzo di maturazione di una consapevolezza civica maggiormente informata, libera, democratica.

    Grazie.

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