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    Cerimonia inaugurale Master in Giornalismo

    Magnifico Rettore, Eminenza, autorità, care studentesse e cari studenti,

    ringrazio la Lumsa per avermi invitato a questa giornata inaugurale del Master in Giornalismo. Il titolo di questo incontro, “Nuovi giornalismi, le sfide e le opportunità del futuro”, apre ad un’ampia serie di temi che saranno discussi in maniera approfondita dai relatori che seguiranno, professionisti di altissimo livello.

    L’epoca contemporanea, con tutti i suoi innumerevoli pregi, impone un supplemento di riflessione, un confronto serio e lungimirante per tenere il passo con i repentini cambiamenti che il progresso tecnologico ha avviato nelle relazioni sociali, nei meccanismi di partecipazione, nella diffusione e nella fruizione dell’informazione. Stiamo assistendo ad un paradosso che deve indurci a reagire: in troppi casi il progresso tecnologico, che ha cambiato radicalmente il nostro modo di comunicare con gli altri e ha aperto infinite strade alla conoscenza, ha poi nei fatti ridotto i nostri orizzonti culturali. E’ un processo noto da anni agli studiosi, che ha assunto nell’ultimo decennio evidenza plastica con i social network: mi riferisco a quella che è stata chiamata l’omofilia delle reti sociali, o fenomeno delle “camere dell’eco”. Semplificando: pur avendo a disposizione innumerevoli fonti e punti di vista, tendiamo tutti a selezionare esclusivamente ciò che è affine al nostro modo di pensare, convincendoci progressivamente sempre più delle nostre supposizioni e finendo talvolta per esasperarle grazie ad un effetto di rinforzo costante e conferma reciproca. In questa spirale ci scopriamo meno inclini al confronto con l’altro, al dialogo, e più sensibili ad argomentazioni estreme e semplificatorie. Rischiamo di diffidare di soluzioni complesse a problemi che non percepiamo come stratificati, che invece necessitano di essere affrontati con un pensiero lungo e strategico, inevitabilmente meno accattivante e meno funzionale alla logica dello slogan.

    La polarizzazione emotiva dell’opinione pubblica si riflette negativamente sulla qualità del dibattito: tendiamo a premiare, anche in termini di consenso elettorale, le opinioni più intransigenti e approssimative a discapito di chi usa argomentazioni meno facili e meno polarizzate. Il rischio è quello di ritirarsi nelle proprie convinzioni, rifiutare il dialogo e radicalizzare ulteriormente opinioni e comportamenti. Un’informazione libera, autorevole e indipendente è uno dei prerequisiti essenziali in un sistema democratico maturo e anche il più efficace antidoto a questo rischio di isolamento tra simili. Essa infatti gioca un ruolo fondamentale nella definizione dei temi e della qualità del dibattito pubblico: va da sé che il grado di democrazia di un Paese sia direttamente connesso alla capacità del sistema dell’informazione di svolgere liberamente il suo compito.  Oltre che a livello editoriale però, occorre educare allo sforzo e alla fatica del confronto anche i cittadini, a partire dai più giovani. Non basta un solo giornale né un solo sito, non basta seguire i link che gli amici pubblicano su Facebook o scorrere i tweet dei profili che seguiamo, non basta un programma televisivo o qualche breve video su YouTube per capire la complessità del nostro Paese e del nostro mondo. Serve tutto questo, e molto di più. La capacità di assegnare a ciascuna fonte il suo peso, l’intelligenza di saper unire i puntini e infine la capacità di sintetizzare il tutto in una opinione, finalmente, davvero informata.

    Se è fondamentale valorizzare la pluralità di idee e di luoghi di conoscenza è altrettanto vitale tenere alta l’attenzione sull’etica e la deontologia degli operatori dell’informazione. Nell’epoca dei motori di ricerca il problema non è certo trovare un’informazione ma, come abbiamo visto, saperne dare una lettura consapevole. In questo senso ha una grande responsabilità chi opera nei settori della stampa, dell’editoria, dell’informazione e della cultura in generale. Due sono i rischi principali: da un lato l’abbassamento degli standard deontologici, dall’altro la dipendenza economica o normativa dal potere. Non è un mistero che negli ultimi anni questi siano stati settori fortemente penalizzati dalla crisi economica e, per rispondere a queste difficoltà, si sia fatto ricorso a modelli di business che puntano più alla quantità dei click che alla qualità dei contenuti.

    Nel lungo periodo credo che questo atteggiamento sia controproducente: gli utenti non sono semplicemente alla ricerca di una curiosità o di uno slogan ma di una notizia o di una visione originale e approfondita della realtà. Ma questo non è un problema solo dei siti internet. Io stesso potrei raccontarvi moltissime esperienze di titoli virgolettati che mi attribuivano frasi mai pronunciate, utili però ad esasperare i concetti e favorire una polemica che avrebbe potuto riempire altre pagine nei giorni seguenti.  Nella società dell’informazione siamo tutti immersi in un flusso costante, caotico e ridondante di stimoli. Come lettore, per quanto possa sembrare paradossale la prima competenza da avere e da insegnare è quella di saper filtrare, capire velocemente cosa ignorare, quindi scegliere cosa interessa sapere e a quali fonti ragionevolmente affidarsi. Come giornalista invece quella di sfruttare al meglio le infinite possibilità che le reti e le connessioni ci offrono, non fermarci al recinto dei simili ma spaziare tra le conoscenze e i saperi, accettando di sfidare i nostri pregiudizi e preconcetti, con curiosità e spirito critico. Per tutti il dovere è non fermarsi alla lettura e all’approfondimento, ma impegnarsi nella produzione di contenuti originali, ciascuno per i propri ambiti di competenza e di interesse. La facilità nella condivisione, il confronto costruttivo, la possibilità di migliorare grazie alle risposte degli altri è un’opportunità che è passata dai ristretti ambiti accademici o professionali alle diffuse reti sociali e telematiche. E’ faticoso, ma è la più grande possibilità di cambiamento e miglioramento che offre il nostro tempo.

    Nel difendere e valorizzare chi diffonde informazione viene garantita alle giovani generazioni la possibilità di sviluppare talenti, realizzare sogni, infrangere barriere. Le università possono e debbono essere al centro di uno sforzo di riappropriazione degli spazi di formazione, confronto e dialogo.  In questa sala ciascuno di voi sogna di diventare un giornalista, e questo Master vi fornirà il maggior numero di strumenti utili per poter essere all’altezza delle difficoltà che il mercato editoriale presenta oggi e presenterà in futuro.

    La democrazia richiede un giornalismo responsabile.  È giornalismo responsabile quello che soddisfa il diritto del cittadino a sapere e conoscere, senza trascurare i diritti con esso eventualmente confliggenti e avendo cura dei soggetti deboli coinvolti ed esposti dall’informazione. Il sistema dei mezzi di informazione dovrebbe riconoscere e rispettare una precisa gerarchia di valori. L’etica e la moralità sono per il giornalismo un dovere assoluto, perché è diritto dei cittadini non solo e non tanto l’essere informati, ma soprattutto l’essere correttamente informati. Perché ciò sia possibile è necessario che le notizie siano “trattate”: un fatto concreto va inserito in un quadro di riferimenti ampi e complessivi, con un’analisi approfondita dei protagonisti, dei presupposti e delle conseguenze. Gli interessi che lo caratterizzano devono essere identificati e valutati in relazione all’interesse generale. Sono questi gli aspetti che qualificano l’informazione nel senso più alto e autentico del termine. Ricordate: anche la stampa è un potere, e come ogni potere ha diritti, doveri, limiti e responsabilità: non è facile seguire tali principi in un mercato informativo come quello odierno, ma saper ottenere click e copie vendute rispettandoli garantisce quel ruolo primario nel gioco democratico cui la stampa è da sempre chiamata. Dovrete essere bravi, e coraggiosi. Ancora oggi ci sono luoghi nel nostro Paese in cui un giornalista che descriva senza veli la realtà del potere rischia la vita; in cui si combatte una battaglia quotidiana tra la passione, il dovere dell’informazione e la pretesa del silenzio, che diventa violenza, intimidazione, minacce. La criminalità pretende il silenzio e mal digerisce i giornalisti scomodi. Anche il potere, a volte, cerca lo stesso silenzio utilizzando mezzi diversi ma ugualmente subdoli: un esempio sono le querele temerarie fatte solo per imbavagliare singoli giornalisti o intere redazioni.

    Da parte vostra, ragazzi, dovete mettercela tutta: abbiate il coraggio di mettervi alla prova e di impegnarvi tanto sotto il profilo accademico quanto su quello professionale e della cittadinanza attiva. Siate protagonisti e non comparse: abbiamo bisogno della vostra forza ideale e critica per poter difendere e accrescere il pluralismo e la profondità dei contenuti che rappresentano le vere sfide della contemporaneità.  Grazie.

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