Onorevole Presidente, colleghi,

la Costituzione è ciò che ci unisce, al di là delle ragionevoli divergenze di indirizzo politico e di idee, appartiene a tutti noi e tutti noi abbiamo il dovere di difenderla, quando essa viene tradita nel suo significato più profondo. In queste ore la nostra Costituzione è minacciata da comportamenti, gesti e intenzioni, che minano le fondamenta della nostra Repubblica. Vi invito, cari colleghi del Movimento 5 Stelle e della Lega, a fare un passo indietro, perché temo che voi non abbiate chiare fino in fondo le drammatiche conseguenze delle vostre azioni.

Non vorrei parlare del Presidente della Repubblica, ma è stato evocato e dico che il Presidente della Repubblica è il supremo custode della Carta, rappresenta l’unità della Nazione. Nessuno ha il diritto di trascinarlo in bagarre che nulla hanno a che fare con la tradizione repubblicana. Vorrei dire che in queste ore, per fortuna, stiamo assistendo a una larghissima e diffusa manifestazione di affetto e di fiducia nei suoi confronti e noi di Liberi e uguali ci uniamo convintamente a quelle donne e a quegli uomini di cui siamo fieri e che ringraziamo.

Detto questo, sulla situazione politica, come membri di questa Assemblea saremo chiamati a dare dignità parlamentare al dibattito, che si è svolto fino ad ora attraverso roboanti dichiarazioni mediatiche da parte di alcuni esponenti politici e, in quella circostanza, ciascuno dovrà pubblicamente assumersi le responsabilità delle proprie azioni di queste settimane. Lega e Movimento 5 Stelle hanno doppiamente ingannato i cittadini, prima conducendo una campagna elettorale senza mai esplicitare le loro reali intenzioni, poi fingendo per settimane di perseguire l’intento di formare un Governo politico. Così facendo hanno esposto le istituzioni, l’Italia e tutti i cittadini a pesantissime e pericolosissime sollecitazioni internazionali. Diciamolo chiaramente: vi siete presentati agli elettori forti di due programmi irrealizzabili, in contrapposizione. Poi siete giunti a un accordo al grido di: «Contano i temi e non le persone, i contenuti e non i nomi, le cose da fare e non le poltrone!». Poi, proprio su un nome avete deciso, irresponsabilmente, di non dare avvio a questa legislatura e di lasciare il Paese senza un Governo politico, che pure avete reclamato per settimane, con il basso calcolo di guadagnare qualche consenso in più.  Voglio essere chiaro: nel vostro programma – chiamarlo contratto è un’ennesima truffa – c’è un’idea di democrazia che non ci piace, c’è la volontà di fare ulteriori discriminazioni tra gli abitanti del nostro Paese, c’è l’idea che l’Italia sia più sicura armando le persone, che i ricchi debbano pagare le stesse tasse dei poveri e che, comunque, tutto si risolverà cacciando qualche migliaio di stranieri. Eravamo e siamo pronti a sfidarvi qui, in Parlamento, e nel Paese sui temi che toccano la vita dei cittadini: il diritto al lavoro, la lotta alla precarietà, il contrasto alle diseguaglianze, la sanità pubblica, il superamento della legge Fornero, il rilancio del Mezzogiorno, un piano verde di investimenti pubblici, i temi dell’ambiente, della sicurezza, della giustizia e i diritti civili e di cittadinanza.

Voi avete scelto altro: avete scelto di esporre il Paese e i cittadini a grandi rischi (e lo vediamo in queste ore) per il vostro tornaconto. Le urla e gli attacchi di queste ore sono pericolosi; state aizzando i vostri sostenitori contro le istituzioni, contro gli uomini e le donne che le rappresentano. Rappresentare i cittadini è, prima che un grande onore, un’enorme responsabilità; lo dico da uomo che per tutta la vita, con ruoli diversi, ha servito orgogliosamente le istituzioni e che oggi in quest’Aula non intende concedere nulla a chi le ingiuria. In gioco c’è molto più che la contesa politica, qualche consenso in più alle prossime elezioni o una maggiore copertura mediatica nei tg della sera; in gioco c’è molto di più che opposte visioni del futuro dell’Italia. Se consentiamo alla dialettica politica di tracimare in espressioni violente ed eversive, se non ci sentiamo tutti a disagio davanti a certi gesti, allora è la stessa tenuta della nostra comunità che è davvero a rischio. Ciascuna forza politica ha il dovere di prendere le distanze da tali comportamenti, di condannarli e di prendere provvedimenti contro i propri esponenti. È vostro dovere assumervi la responsabilità di chi è chiamato a guidare una comunità politica. Ed è nei passaggi più delicati che si vede la differenza tra chi pensa solo alla convenienza a breve termine e chi ha a cuore il Paese che dice di voler difendere.

Pertanto, abbiate il coraggio di porre dei limiti ai comportamenti vostri, dei vostri compagni di partito e dei vostri sostenitori. Per nascondere i vostri errori e i vostri calcoli state fomentando un odio che può travolgere le fondamenta stesse della nostra comunità. Noi di Liberi e Uguali non staremo a guardare. Non possiamo certo, come voi, accettare che il commissario europeo al bilancio ci dica che i mercati ci insegneranno a votare. Ma, allo stesso tempo, crediamo che non esista altro orizzonte se non quello dell’Europa, diversa, radicalmente diversa da quella di oggi. Noi non siamo nazionalisti, non vogliamo uscire dall’euro, non crediamo che la soluzione sia di tornare indietro; rivendichiamo però le possibilità di uno spazio di critica che costruisca finalmente un’Europa politica dei diritti sociali e civili, capace di superare, una volta e per sempre, i meccanismi dell’austerità e della speculazione finanziaria.

Noi lanceremo, nelle prossime ore, un’iniziativa politica forte, sulla quale ci auguriamo convergano le forze civiche del nostro Paese. Noi spiegheremo ai milioni di cittadini che guardano con preoccupazione alla vostra irresponsabilità che, con le vostre azioni, state mettendo a rischio la qualità della nostra democrazia, la stabilità dell’Italia, la tenuta dell’economia, i risparmi delle famiglie, il credito alle imprese. Voi state aprendo la strada a una crisi ben più forte e profonda di quanto si riesca a immaginare. State ipotecando il presente e il futuro della nostra nazione.