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    Ringrazio il Presidente Casini per aver voluto organizzare in Senato questo ricordo del Cancelliere Kohl. Ci troviamo oggi qui, nella sala Zuccari dove lo stesso Kohl, invitato dal Presidente di allora Marcello Pera nell’ottobre del 2003 a chiusura dei lavori della Convenzione europea, venne a spiegare la sua idea d’Europa.

    Volle allora esordire ricordando una celebre frase di Alcide De Gasperi: “per unificare l’Europa più che costruire occorrerà probabilmente distruggere un mondo di pregiudizi, di pusillanimità e di rancori“. Helmut Kohl nella sua lunga carriera politica, iniziata giovanissimo nella Germania postbellica, è riuscito a costruire l’inimmaginabile, proprio superando pregiudizi e rancori, senza paura, con capacità di visione, ma nello stesso tempo con realismo. Nato nel 1930 nella Renania cattolica, visse da bambino l’epoca del nazismo. Ricordava spesso “la grazia dell’esser nato tardi” parlando di sé e della sua generazione, libera dal senso di colpa per i crimini del regime, ma allo stesso tempo costretta a sperimentare direttamente l’orrore della guerra. Guerra che privò Kohl dell’amato fratello. Sulla scia di Adenauer, di cui fu il vero erede, percorse tutte le tappe di una carriera politica che lo portò da deputato a Presidente del suo Land all’età di 39 anni nel 1969, capo dell’opposizione e infine Cancelliere a 52 anni, nel 1982, battendo un altro gigante della storia europea come Helmut Schmidt, nell’unico voto di sfiducia costruttiva svoltosi con successo nella storia tedesca. Resterà cancelliere per 16 anni, durante i quali segnerà la storia del suo paese e dell’Europa: Cancelliere dell’unità tedesca, da lui voluta e realizzata con forza visionaria, coraggio, perseveranza e grande capacità di negoziare; ma allo stesso tempo Cancelliere dell’idea di un’Europa unita, senza frontiere, in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Un’utopia un tempo, che è diventata una realtà giuridica col Trattato di Maastricht di cui Kohl, insieme a Mitterrand, Delors e Andreotti, fu il vero artefice.

    Un Trattato che nelle ambizioni del Cancelliere sarebbe dovuto essere la pietra angolare di un nuovo ordine europeo. L’euro, una scelta cui con profonda capacità di vero leader condusse il popolo tedesco, non era infatti per Kohl solo una moneta, ma un patto politico poiché, come amava ripetere, “non vogliamo un’Europa tedesca ma una Germania europea“. Proprio qui sta la grandezza della lezione di Kohl: avere realizzato l’unificazione tedesca evitando il rischio di trasformarla in un fattore di destabilizzazione del vecchio continente, ma inquadrandola subito all’interno del processo di unificazione europea. Kohl seppe così trasformare i timori che pure vi erano negli altri paesi europei, e nella Francia in primo luogo, dinanzi alla possibilità della rinascita al centro dell’Europa di una grande Germania, in un fattore invece propulsivo, di accelerazione del progetto europeo, riscoprendo l’ambizione politica dei padri fondatori. L’uomo che, mano nella mano con François Mitterrand nel 1984 a Verdun, seppe dare la rappresentazione visibile e forte del superamento di un’antica divisione, fu capace meglio degli altri leader di capire che con la caduta del muro di Berlino, in quella notte di novembre del 1989, non solo finiva la Guerra Fredda, ma iniziava una nuova epoca nella storia europea e mondiale. Rientrò di corsa da Varsavia e in pochi giorni presentò un piano in dieci punti per la riunificazione delle due Germanie. Tutti gli consigliavano prudenza, ma Kohl seguì il suo istinto politico. Di fronte alle urgenze della storia avrebbe potuto optare per una diversa dinamica del processo di integrazione tedesca ed europea, che non ponesse subito in discussione l’autonomia della moneta, del marco e della Banca centrale tedesca facendo giocare un ruolo preminente alla Germania nel processo di allargamento a est. Ma Kohl in modo solitario scelse invece la visione più aperta ed europea. Aver guidato la riunificazione tedesca in questo quadro ampio e in senso pienamente europeo ha evitato di riproporre quelle pulsioni nazionalistiche che così tragicamente avevano segnato la storia tedesca.

    In Senato, in questa Sala nel 2003 Helmut Kohl ricordava che “il Cancelliere tedesco non deve ricordare a tutti di essere il Cancelliere della Germania, altrimenti è un governante che non fa bene il suo lavoro. Non deve sottolineare che i tedeschi sono 80 milioni e non deve ricordare la forza economica della Germania. Deve semplicemente avere rispetto“. Il rispetto per le identità nazionali, per l’individuo, è stato una caratteristica fondante di questo grande statista, e gli ha permesso di costruire ponti e seminare fiducia. Per questo gli elettori lo hanno premiato nelle elezioni dal 1982 al 1994 e soprattutto si sono affidati a lui quando hanno deciso di rinunciare al marco tedesco. In nome di un obiettivo più alto e con un senso profondo della storia Kohl ebbe il coraggio qualche anno prima di imporre la parità di conversione tra il marco dell’est e quello dell’ovest, una volta di più superando lo scetticismo della Banca centrale e le tante contrarietà degli economisti.

    Kohl vedeva lontano e fu anche in quell’occasione inflessibile. Sono state tutte decisioni lungimiranti assunte in solitudine ma profondamente meditate. Come ha ricordato il suo amico Romano Prodi nei giorni scorsi: “Kohl approfondiva progressivamente i problemi, eliminando gli aspetti marginali fino ad arrivare alla semplice alternativa fra il si e il no”. Una lezione straordinaria e per noi oggi attualissima. Il popolo tedesco deve a questo grande leader la sua ritrovata unità, noi tutti gli dobbiamo un salto di qualità nel processo di integrazione europea. Non smise mai di combattere per un’Europa politica, in particolare per dotare l’Europa di una vera politica estera comune. “L’Europa deve parlare con una sola voce” affermò sempre qui, in Sala Zuccari. Kohl era il primo ad ammettere che in quel momento, nel 2003, una simile affermazione poteva sembrare “ridicola“. Ma era quello per lui un imperativo storico.

    Oggi forse la storia ci dà una nuova opportunità per portare a compimento il progetto di Adenauer, di De Gasperi e di Helmut Kohl. Che la sua memoria ci sia di stimolo e di guida, sulla via di un rinnovato impegno per la nostra comune Patria europea.

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