2017

STORIE DI SANGUE, AMICI E FANTASMI

Ricordi di Mafia

copertina-libro_01Venticinque anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, Pietro Grasso – oggi presidente del Senato, allora magistrato in prima linea nella lotta alla mafia – torna a percorrere le strade di Palermo, l’aula del Maxiprocesso, le campagne rifugio dei latitanti e le tante, troppe scene del crimine in cui ha dovuto scorgere il cadavere di uomini dello Stato trucidati dalla mafia, di amici portati via troppo presto.
La prefazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conosciuto da Grasso durante le sue indagini sull’assassinio del fratello Piersanti, e ritrovato trentacinque anni dopo ai vertici delle istituzioni repubblicane, suggella questo straordinario libro, che non rinuncia all’emozione personale, ma vi affianca sempre l’analisi del magistrato e la prospettiva storica di chi ha molto riflettuto sul fenomeno mafioso.
Una lettera a Giovanni Falcone e una a Paolo Borsellino aprono e chiudono questo libro. L’album di una vita passata a lottare contro la mafia accanto ad amici carissimi, che sono anche simboli di impegno civile, e a contatto con boss sanguinari, che possono diventare preziosi collaboratori per la ricerca della verità.
“Caro Giovanni, scriverti non è facile, mettere ordine nei tanti pensieri e nelle innumerevoli cose che ho da dirti. C’è quel lieve imbarazzo tipico di quando due vecchi amici, abituati a condividere la quotidianità, fatta di cose grandi e piccole, si rincontrano dopo che per qualche anno si sono persi di vista: basta un saluto, uno sguardo, un abbraccio per ritrovare subito l’antica confidenza.”

 

 

2014

LEZIONI DI MAFIA

La storia, i crimini e i misteri di Cosa nostra, le indagini dell’antimafia

copertina-libro_01L’aula magna della Suprema Corte di Cassazione a Roma è il luogo simbolico scelto da Pietro Grasso per le sue Lezioni di mafia, un progetto televisivo voluto per svelare i delitti e i traffici di una delle più potenti e sanguinarie organizzazioni criminali. Il suo racconto, che il libro riprende e approfondisce, si addentra nel mondo di Cosa nostra spiegando la struttura della Cupola, la creazione del consenso, gli affari, i rapporti con la politica e la Chiesa, il ruolo delle donne, le stragi, le indagini dell’antimafia. Ciascuna delle dodici lezioni affronta un tema, offrendo un’informazione di base sul fenomeno mafioso e mostrando quanto sia pericoloso, per la sopravvivenza delle istituzioni e della stessa democrazia, quel sistema sociale e culturale, così diffuso nel nostro Paese, dove si intrecciano l’intimidazione, il clientelismo e la rassegnazione a vivere nell’illegalità.

 

 

 

 

 

 

2012

LIBERI TUTTI

Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia

copertina-libro_01Muoiono di mafia non solo le vittime della delinquenza organizzata, ma tutti coloro che si rassegnano a vivere nell’illegalità e nell’ingiustizia: chi chiude gli occhi di fronte ai reati, chi fa affari eludendo la legge, chi cerca i favori dei potenti.
La mafia infatti non è solo un fenomeno criminale, ma un sistema sociale e culturale ben radicato, che sembra offrire a chi ne fa parte protezione, aiuto economico e senso di appartenenza.
Per questo, Pietro Grasso rivolge un appello appassionato, soprattutto ai giovani, spiegando come solo attraverso la cultura della legalità si può sperare di trovare riscatto dalla schiavitù dei soprusi, dell’intimidazione e della violenza che domina laddove il potere delle cosche è più forte.
Un sogno, un compito forse impossibile. Ma per quarant’anni l’ex procuratore nazionale antimafia ha affrontato questo compito con l’entusiasmo del bambino che, giocando a nascondino, correva forte per raggiungere la «tana» e poter gridare: «Liberi tutti! »

 

 

 

2011

SOLDI SPORCHI

Che le mafie non siano solo quelle che sparano lo sappiamo da sempre. Che ci sia un livello in cui i soldi mafiosi si mescolano con i giochi di banchieri e imprenditori è ormai un luogo comune di cui non si coglie la gravità. Ma nessuno, finora, aveva raccontato questo mondo sommerso, perché le indagini sono difficili, i processi dall’esito incerto, e perché certe leggi non aiutano. Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ed Enrico Bellavia di “Repubblica” rompono finalmente questo tabù, e ci guidano lungo i meandri dell’industria del riciclaggio, svelandoci che il denaro mafioso non “gronda sangue”: è pulito, veloce e non si ferma mai, anzi, è sempre più “invisibile” come quello delle speculazioni finanziarie. Rintracciarlo, e contrastarne le metamorfosi, è la sfida del nuovo millennio. Il denaro sporco si annida dietro formidabili scalate, ascese di tycoon rampanti, sta a difesa dei patrimoni di manager in grisaglia, fa sempre più spesso capolino in Borsa. La situazione è così grave da avere indotto Bankitalia a lanciare un allarme, stimando nel 10% del Pil il fatturato dell’industria dei capitali sporchi: un dato pari al doppio della media mondiale, destinato a crescere ulteriormente sulla scia dell’apertura di nuovi mercati e delle ricorrenti crisi economiche. Attraverso molte storie e dati inediti, il libro racconta le forme e le figure del riciclaggio, dai paradisi fiscali a quelli virtuali fino ai money transfer, e dai banchieri fino ai semplici prestanome.

2010

PER NON MORIRE DI MAFIA

Pietro Grasso, Alberto La Volpe
La mafia non si arrende mai. Nonostante i colpi inferti ai vertici di Cosa Nostra, il sistema si riproduce con strategie nuove e sempre più sofisticate. In un’ampia intervista, Pietro Grasso ripercorre le stagioni degli omicidi eccellenti, delle stragi, dell’infiltrazione negli appalti edilizi, della droga, della contrattazione, affrontando questioni delicate come i legami tra mafia e politica, gli scontri all’interno della magistratura, le carenze legislative. Una testimonianza rigorosa, resa da chi ha fatto della lotta al crimine organizzato il compito di ogni giorno.

2008

PIZZINI VELENI E CICORIA

Bernardo Provenzano rappresenta l’ultimo padrino del Novecento. La sua cattura, dunque, si presta a una radiografia conclusiva di ciò che è stata la mafia in Italia e in Sicilia negli ultimi cinquant’anni. La caccia al padrino di Corleone, raccontata in presa diretta da Pietro Grasso, può fungere (oltre che da emozionante cronaca di una storica operazione di contrasto a Cosa nostra) da ‟pretesto” per riaggiornare le famose ‟lezioni di mafia” a suo tempo scritte da Giovanni Falcone. L’intervista a Grasso affronta i temi più ‟curiosi” che appassionano l’opinione pubblica: lo stile di vita di un boss che tutti immaginano come un Re Mida e invece vive in una masseria e si nutre di miele e cicoria; la capacità di ‟governare” una regione intera (e forse di più) da un buco medievale del corleonese servendosi di un ancestrale sistema di comunicazione, quello dei ‟pizzini” scritti a fatica da un uomo che ‟ha la seconda elementare non finita”. Il ‟sistema Provenzano” era una rete non soltanto criminale ma perfettamente inserita in quella ‟borghesia mafiosa” che offre personale alle professioni, all’imprenditoria, alla politica. Interessante il quadro che le indagini offrono sulle scelte operate dal boss per inaugurare la stagione della ‟mafia invisibile”, dopo la sconfitta della strategia stragista di Riina e della cupola corleonese. I ‟pizzini” di Provenzano offrono uno spaccato antropologico interessantissimo del ‟provenzanismo”: il rapporto con Cosa nostra, con gli altri capi, con il mondo esterno, con la famiglia di sangue e con la famiglia mafiosa, con la moglie e i figli. Il rapporto con la politica e con il mondo degli imprenditori: il pizzo, il ‟governo” degli affari, gli appalti. E, infine, come contraltare alla mafia, uno sguardo allo schieramento opposto: Palermo e il suo ventre molle, l’appello inascoltato di Grasso a non candidare inquisiti o sospettati, il palazzo di giustizia, il passato e il presente, gli errori dell’Antimafia, le disattenzioni dei governi e della politica.