© Tommaso Carmassi

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da Il Corriere della Sera del 25 febbraio 2018

ROMA «Ho anche cantato “Bella ciao”».
Presidente Pietro Grasso, era al corteo antifascista con il Pd, ma alle urne arrivate divisi. Non le dispiace?
«L’antifascismo è un valore comune tra Liberi e uguali e Pd, che va ben oltre il centrosinistra. Chi non si riconosce nell’antifascismo non può avere spazio politico. La divisione è sulle politiche degli ultimi anni. Noi siamo coerenti con i princìpi della sinistra, mentre il Pd li ha traditi».

Avete rinunciato a lottare uniti contro le destre per rancori personali?
«No, non c’è odio e non ci sono problemi personali. A Londra ho visto Corbyn e ci siamo trovati d’accordo su lavoro, sanità, casa, diritto allo studio. Per contrastare la destra è necessario che la sinistra faccia cose di sinistra e non scelte che vanno verso lidi di destra. Riforme come il jobs act e la buona scuola hanno tradito la sinistra, mentre il leader laburista in Gran Bretagna ha fatto perdere consensi alla destra».

Mai al governo con il Pd?
«Nel programma e nelle parole di Renzi non c’è autocritica. E dire che bastava un segnale. Abbiamo chiesto di reintrodurre l’articolo 18 e di eliminare i superticket sanitari, ma niente. Da Nicola Zingaretti invece i segnali su mobilità, sanità e lavoro li abbiamo avuti, quindi lo sosteniamo, senza pregiudiziali».

Zingaretti sarà l’uomo del dialogo tra voi e il Pd?
«Alle Regionali certamente, poi si vedrà».

Gentiloni ha aperto al dialogo con voi. Lei sosterrebbe un bis del premier uscente?
«Ha portato al governo uno stile diverso, ha dato serenità al Paese e ai rapporti con gli altri partiti. Ma le politiche sono state in piena continuità con quelle di Renzi, basti ricordare le otto fiducie sulla legge elettorale o il mancato voto di fiducia sullo ius soli. Se poi le politiche dovessero cambiare…».

Un governo con il M5S potrebbe mai avere i voti di Liberi e uguali?
«La vedo difficile, noi ai nostri princìpi e valori non siamo disposti a rinunciare. Ma lei ha capito cosa pensano i Cinque Stelle su Europa, immigrazione, diritti civili? Cambiano sempre idea e su troppi temi guardano a destra».

Lei vorrebbe al governo Boldrini, ma non Bersani e D’Alema. Perché?
«Questo gioco lo lasciamo fare a Di Maio, che va a presentarsi al Quirinale e viene ricevuto dal segretario generale. Non è una cosa seria, ma una forma di propaganda. Che senso ha? I tempi della Costituzione devono essere rispettati, non si può fare campagna coinvolgendo così pesantemente il ruolo prezioso e delicato del Quirinale».

Concorda con D’Alema, che ha aperto al governo del presidente?
«Se lo scopo fosse cambiare la legge elettorale in modo condiviso saremmo responsabili, perché siamo una sinistra di governo».

La preoccupa tutta questa violenza in vista del voto?
«Mi preoccupa che ci siano forze che si ispirano chiaramente al fascismo e inneggiano all’odio razziale, prosperando sul disagio e cavalcando le paure. Un atteggiamento irresponsabile e, in alcuni casi, fuori dalla legge e dalla Costituzione. L’antifascismo è un valore che non può essere sporcato da atti violenti e la violenza va condannata, sempre. La manifestazione di Roma è stata una grande lezione di democrazia».

A vedere le liste, la questione morale sembra un tema impopolare. E’ così?
«C’è un’enorme questione morale e Liberi e Uguali la combatterà, in Parlamento e nel Paese. Per me è un tema centrale, le nostre sono liste pulite. Siamo gli unici ad aver parlato di mafia, corruzione, evasione fiscale. Lunedì a Napoli lo ribadirò con forza, il costo dell’illegalità cade tutto sui cittadini. Vedere che ci sono politici pronti ad accettare mazzette per il traffico di rifiuti in Campania è inaccettabile. Ogni giorno emerge un impresentabile nelle liste del M5S. Chi vota Cinque Stelle vota anche loro, che faranno gola per ogni inciucio futuro».

Lei sogna un grande partito unico della sinistra. Non c’è il rischio che in Parlamento Mdp e Sinistra italiana si dividano?
«Oggi Speranza, Fratoianni e Civati fanno una manifestazione insieme a Firenze. Siamo insieme perché abbiamo una visione comune del Paese e dal 5 marzo inizierà il percorso per fondare un nuovo partito unico a sinistra. Non saremo soli».

Leu viaggia ben al di sotto delle due cifre?
«I risultati li vedremo il 5 marzo e saranno una sorpresa. Abbiamo girato tutta l’Italia, incontrato migliaia di persone e tanti mi hanno detto “ora so per chi votare”. C’è bisogno di un’autentica forza di sinistra, che si batta per l’uguaglianza».

Ha sentito le critiche, più o meno esplicite, alla sua capacità di allargare e intercettare consenso?
«Berlusconi, Salvini, Renzi e Di Maio vanno in tv a promettere cose mirabolanti, fomentare cinicamente le paure, proporre soluzioni irrealizzabili. Illusioni alimentate da bugie, dietro le quali poi emergono episodi di corruzione, affarismo, familismo».

Lei, invece?
«Io non sono e non sarò mai così. È arrivata l’ora della serietà e della concretezza, per questo mi sono impegnato con spirito di servizio. È tempo di ricostruire la sinistra, radicale nei contenuti e con una cultura di governo».