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    Autorità, Gentili ospiti, cari amici,

    ho accolto con grande piacere la proposta di ospitare nella Biblioteca del Senato i lavori di questo Convegno. Come ben sanno gli amici di Legambiente nella mia precedente esperienza di magistrato, specie di Procuratore Nazionale Antimafia, mi sono molto occupato di criminalità ambientale particolarmente in connessione ai fenomeni criminali organizzati, tanto che spesso mi è capitato di contribuire ai loro rapporti annuali.

    Terra dei fuochi, Ilva, Eternit. Solo alcuni dei dolorosi fatti di cronaca che in questi anni hanno determinato una forte attenzione dell’opinione pubblica e della politica su un problema che andava affrontato con assoluta urgenza. L’approvazione della legge n.68 del 2015 – che commentai in un tweet con un sollevato “finalmente!” – ha rappresentato uno spartiacque importantissimo. Abbiamo oggi nuovi strumenti, più idonei e mirati, per punire reati gravissimi che incidono sulla tutela di un bene comune a tutti noi: il nostro territorio e, di conseguenza, la nostra salute. Si è così potuto superare un approccio che richiedeva la necessità di adattare al contrasto ai crimini ambientali gli strumenti legali, spesso rivelatisi non del tutto adeguati. In particolare, l’auspicio è che le nuove fattispecie di inquinamento ambientale, di disastro ambientale e di omessa bonifica possano migliorare l’attività di contrasto, anche grazie a pene più severe e tempi di prescrizione più lunghi.

    La legge è in vigore da ormai due anni: sono oggi qui riuniti molti degli attori che hanno contribuito a raggiungere questo prezioso risultato e mi sembra importante che con il contributo di tutti (le associazioni, la magistratura, le forze dell’ordine, il governo, il Parlamento) si possa valutare l’efficacia della legge a partire da dati concreti. Il Rapporto Ecomafia di Legambiente nel 2016, che presentaste proprio qui in Senato, dava ad esempio conto di 27.745 reati ambientali, confermando una tendenza che vede le forze dell’ordine impegnate nella repressione di una media di 76 reati al giorno, anche grazie ai nuovi strumenti penali. A questo fine, una fonte di una certa importanza è la relazione della Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che ha svolto un’attività di verifica dell’efficacia dell’intervento normativo di carattere sperimentale che si potrà certo sviluppare e perfezionare, ma comunque ha permesso una prima utile analisi delle prassi applicative nei diversi territori e l’individuazione di criticità emerse in fase di prima attuazione.

    In termini generali sono convinto che sia necessario studiare l’impatto delle scelte politiche per verificare, con metodologie scientifiche e idonei strumenti valutativi, l’attuazione delle norme che vengono promulgate dal Parlamento. La criminalità ambientale è una minaccia capitale per i cittadini, il territorio e lo sviluppo sociale ed economico sostenibile del Paese. Perseguire chi attraverso i reati ambientali deturpa la bellezza del Paese, mette a rischio la salute pubblica è un dovere che lo Stato deve assolvere nel migliore dei modi. Per fortuna è ormai finita l’epoca in cui chi indagava su questi fenomeni veniva lasciato solo. Voglio ricordare su tutti il poliziotto Roberto Mancini, simbolo di tutti gli uomini e le donne che nonostante le difficoltà hanno continuato a compiere il loro dovere, consci dell’importanza di quel che facevano.

    Vedo per fortuna un’attenzione rinnovata su questi temi, da parte dei cittadini e delle Istituzioni, e una diffusa e sentita esigenza di giustizia e tutela dell’ambiente come bene collettivo e universale ma abbassare la guardia sarebbe un drammatico errore. Gli autorevoli relatori che seguiranno delineeranno un bilancio di questi due anni di quella che mi piace considerare l’epoca di una nuova consapevolezza, della quale voi siete attori insostituibili con la vostra passione e il vostro lavoro. Grazie a tutti di cuore e buon lavoro.

     

     

     

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