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    (Presentazione del volume di Vincenzo Lippolis e Giulio Salerno)

    Colleghi parlamentari, autorevoli ospiti, signore e signori,

    ho accettato con molto piacere l’invito a partecipare, insieme a relatori così autorevoli, alla presentazione, dalla tempistica quanto mai azzeccata, del volume di Vincenzo Lippolis e Giulio Salerno, “La Repubblica del Presidente”. Dico subito che è un libro molto ben fatto, accurato e completo, in cui gli autori sono riusciti a coniugare l’approfondimento scientifico, frutto del loro lavoro di stimati professori universitari, una grande passione civile e una notevole capacità di divulgazione. Ne risulta un testo che è utile agli specialisti del diritto costituzionale ma è anche una lettura godibile, che si rivolge ad un pubblico più ampio, a tutti coloro che sono interessati a ripercorrere i passaggi spesso anche complessi della nostra recente vicenda politica e istituzionale.
    Per la mia storia personale e professionale ho letto con particolare attenzione il capitolo dedicato ai temi della giustizia, in cui si dà conto dell’ampiezza dell’attività del Presidente Napolitano, dalle grandi tematiche ai singoli episodi di disfunzione, dai tentativi di svelenire i rapporti spesso tesi tra magistratura e politica agli appelli incessanti al miglioramento delle condizioni del sistema carcerario. Ma tutti i capitoli del libro sono interessanti e densi, sia che si parli di Europa e di relazioni internazionali, sia che si descriva il ruolo del Presidente nel complesso articolarsi dei rapporti con i diversi governi che si sono succeduti nel corso del suo mandato.
    Devo solo dire che è un libro che ora rischia di dover diventare solo il primo volume di un’opera più ampia… mi dispiace per gli autori, che pensavano forse di potersi meritare un periodo di riposo, ma temo che dovranno subito tornare al lavoro per la seconda parte, per il seguito del testo….

    Al di là della battuta, sicuramente c’è un capitolo che deve essere aggiunto alla storia del primo settennato di Giorgio Napolitano. E’ il capitolo che si è sviluppato in questi giorni, che deve raccontare il grande atto di generosità e di responsabilità che il Presidente della Repubblica ha compiuto sabato scorso, accettando la richiesta di svolgere le sue funzioni per un secondo mandato. La richiesta – è cosa nota, ma vale la pena di ricordarlo – gli è stata avanzata, in una maniera che definire “pressante” è forse eufemistico, non soltanto dai principali leader politici nazionali, espressione di uno schieramento parlamentare molto vasto, ma anche dalla quasi totalità dei Presidenti di Regione, che erano a Roma come grandi elettori. Una richiesta dunque che non è arrivata solo dal Parlamento, dallo Stato centrale, ma che davvero si può dire sia arrivata dalla Repubblica, dall’Italia intera.
    Accogliendo un invito così corale, accettando un nuovo mandato presidenziale Giorgio Napolitano ha confermato ancora una volta di essere un grande servitore dello Stato e un grande italiano. La sua rielezione ha rassicurato tutti i cittadini, in un momento assai difficile per il paese, perché consente di avere un punto fermo nei prossimi delicatissimi snodi istituzionali che abbiamo davanti.

    In questi sette anni il Presidente è stato un grande esempio di saggezza politica, un garante delle istituzioni e del patto di convivenza civile tra i cittadini. Non sono stati anni facili per il nostro assetto politico ed istituzionale, e più in generale, per il nostro paese. In molte occasione, di fronte alle incertezze di altri attori istituzionali, il Presidente Napolitano ha agito con determinazione, direi che ha dovuto agire con determinazione, ha dovuto interpretare in maniera molto incisiva il suo ruolo, non per produrre strappi nel tessuto costituzionale, non per eccedere dalle proprie funzioni, ma perché, come egli stesso ha avuto modo di dire, nel nostro ordinamento il ruolo del Capo dello stato non si risolve “nel tagliare nastri alle inaugurazioni” ma richiede invece di “prendersi delle responsabilità”.
    Quello stesso senso di responsabilità che lo ha spinto ad accettare un nuovo mandato, nonostante avesse più volte rifiutato questa ipotesi, ora il Presidente Napolitano lo ho chiesto, con un vigore straordinario, anche alle forze politiche. Quelle forze politiche di cui non ha mancato di ricordare la “sordità”, le incertezze e i passi falsi, a cominciare dalla mancata riforma della legge elettorale, che ha giustamente definito “imperdonabile”, ma senza le quali, come ha pure aggiunto, “non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche”.

    E’ questo il cuore del suo messaggio di insediamento: il senso di responsabilità di fronte al paese, in una fase di grande difficoltà e di grande smarrimento come quella attuale. Le parole del Presidente Napolitano, lunedì pomeriggio, nella solennità delle Camere riunite in seduta comune, sono state davvero come pietre. Il suo discorso è stato, io credo, memorabile; un piccolo capolavoro di etica pubblica e di impegno civile, che non lascia spazio all’indulgenza e alle autoassoluzioni; un discorso che, mi auguro, sarà d’esempio all’attuale e alla futura classe politica.
    E’ stato un discorso memorabile anche perché, accanto all’analisi rigorosa dei limiti del presente, non è mancata l’invocazione a un moto d’orgoglio nazionale, a un riscatto possibile, che inizi dall’affrontare subito, con spirito costruttivo, le principali emergenze del paese: tra queste il lavoro, la crisi economica, “l’innovazione e la crescita del paese”, “la prospettiva di futuro per un’intera generazione”.
    Una delle condizioni poste dal Presidente Napolitano, che io senz’altro condivido, – e così concludo – è che il sistema politico, in una fase di grande smarrimento per il paese, dia finalmente prova di quella coesione e di quella responsabilità, che spesso, in questi ultimi frangenti, sono mancate. A cominciare dalla formazione di un nuovo governo e dall’avvio della sua azione.

    Grazie.

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