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    - di Francesco La Licata - 

    Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, per il mestiere che svolgeva prima di approdare alla politica, è uomo abituato all’analisi, all’approfondimento e poi all’esternazione. Sulla sparatoria a Palazzo Chigi, ieri mattina, ha atteso prima di esprimersi. Le prime notizie giunte, infatti, prospettavano uno scenario molto diverso da quello reale: si parlava di attentatore, di conflitto a fuoco, di criminali in fuga. Un quadro a tinte scure che riportava alla memoria i momenti  più difficili della nostra Repubblica. Poi è arrivata la versione «reale», quella di un episodio attribuibile all’operato di un personaggio isolato, con qualche problema di stabilità emotiva.

    Una prospettiva un po’ meno inquietante, Presidente?

    «Fino a un certo punto. Perché fa male toccare con mano lo scollamento, la distanza che separa le istituzioni dai cittadini. Io intravedo una grande incognita in questa contrapposizione tra popolo e politica, grande almeno quanto il pericolo dell’eversione. Non può liquidarsi in modo consolatorio una realtà che ospita uomini disperati e quindi disposti a tutto. Bisogna intervenire per interrompere questa caduta».

    Si avverte preoccupazione autentica, nelle sue parole. «È compito nostro impedire che la disperazione si impadronisca delle nostre vite, che le situazioni drammatiche esasperino i comportamenti. Lo dico non perché, questa volta, la violenza ha colpito le istituzioni, i carabinieri a cui va tutta la nostra solidarietà. Vale anche per i cittadini che si tolgono la vita perché sopraffatti dalle avversità, dalla mancanza di lavoro, dalla propria decadenza fisica e morale».

    Presidente Grasso, i cronisti andati alla ricerca del passato di Luigi Preiti si sono imbattuti nelle testimonianze di alcuni suoi concittadini che non hanno esitato a rammaricarsi per il fatto che abbia sparato contro i carabinieri. «Doveva sparare ai politici» hanno commentato in molti.

     «Ciò dà forza ai miei timori. La disperazione è contagiosa, come dimostra l’identità emotiva tra il sentire comune e il singolo attentatore. Anche l’odio e la facilità di giudizio sono contagiosi. Per questo mi sono permesso di invitare tutti, la politica in primis, ad evitare di contribuire ad aumentare lo stato di tensione».

    Si riferisce ai toni del dibattito politico? 

    «Credo sia necessaria una calma maggiore, specialmente in momenti come quelli che stiamo vivendo. Certo che è importante mantenere il controllo sul linguaggio della politica. Non solo le armi possono fare del male, anche le parole riescono ad esercitare violenza e creare dissidi insanabili. L’esasperazione verbale può finire per avere lo stesso effetto di una folla in tumulto: se parte la scintilla tutto diviene incontrollabile».

    È una contestazione allo stile dei  «grillini»?

     «Assolutamente no. La questione riguarda tutti noi e riguarda soprattutto il clima che si è creato. Un clima di sospetto e delegittimazione che non risparmia nessuno, come dimostra la vicenda che ha visto protagonista Giulia Sarti, la giovane deputata del M5S che ha visto violata la propria privacy in nome di una supposta trasparenza totale. Spero si faccia al più presto chiarezza sull’episodio».

    Ma non c`è il pericolo che in nome di una vaga pace sociale si finisca per tacitare ogni voce di opposizione o di dissenso? «Ho precisato più volte quanto tenga in considerazione l’opera di controllo sociale e il valore dell’opposizione. Certo, sono convinto che l’opposizione utile sia quella costruttiva che si svolge nelle sedi istituzionali e non l’esercizio di parole adatte più a demolire che a costruire».

    La pace sociale è un bene che deve essere perseguito anche da chi occupa la politica e le istituzioni. O no? 

    «Mi sembra che, in questo senso, qualcosa stia cambiando. Ci sono segnali positivi: nel nostro piccolo abbiamo già cominciato, per esempio, con la scelta di operare dei tagli sulle spese di nostra competenza. Speriamo di poter allargare quanto più possibile questa tendenza. Dalla settimana prossima, ora che abbiamo ottenuto il grande risultato di riuscire nella formazione di un governo, potremo far funzionare a pieno ritmo le assemblee e le commissioni. E sa cosa dico? Che ritengo giusto e utile la presenza massiccia dei deputati del M5S, perché sia garantito il massimo del controllo e della trasparenza. Spero anche che i risultati fin qui conseguiti, per esempio la loro presenza nell`ufficio di presidenza o nella giunta per il regolamento, possa fare da viatico per una collaborazione più profonda. Spero si possa raggiungere una intesa su fatti concreti, su singoli provvedimenti capaci di far passare in secondo piano le dichiarazioni ad effetto, buone solo per una opposizione cieca».

    Sembra una strada in salita. 

    «Io sono ottimista per natura. Ci vuole pazienza, ora che c’è il governo, un governo buono, vedrete. Non è compito mio anticipare ciò che è nei programmi del presidente Enrico Letta. Oggi il Parlamento conoscerà ciò che il governo considera le proprie priorità. Non è difficile immaginare che si occuperà di lavoro,di economia, del futuro dei giovani,di risparmi della politica e della pubblica amministrazione. Non vi sembrano obiettivi condivisibili? Non vi sembra un modo per combattere la sfiducia che si sta impadronendo del Paese e favorire un lento ritorno alla pace sociale?».

    Per concludere, Presidente Grasso: il Senato che lei presiede si avvia verso un cambiamento di ruolo e, forse, un ridimensionamento. Pensa che si andrà incontro a resistenze corporative? 

    «Le decisioni condivise non dovrebbero provocare contrapposizioni. E neppure i sacrifici condivisi. E’ opinione ormai diffusa che il bicameralismo perfetto è motivo di rallentamento delle decisioni governative e delle leggi. E poi, tra le risposte da dare ai cittadini c’è l’esempio di una classe politica capace di sottoporsi agli stessi sacrifici che chiede al popolo».

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