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    Cari amici, gentili ospiti,

    è per me un grande piacere ospitare in Senato la presentazione del Rapporto di ricerca:”La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano”, occasione che ci permette oggi di riflettere insieme su una materia di straordinaria attualità non solo per l’Italia. Ringrazio gli autori del rapporto e i relatori che a breve ci illustreranno i risultati di questa pubblicazione, frutto di una analisi puntuale e precisa che denota non solo una conoscenza approfondita della materia ma una nuova ed attuale consapevolezza che vuole restituire alla montagna un ruolo necessariamente primario e non più residuale.

    Una nuova visone motivata non solo da ragioni ambientali ma anche da quell’insieme di valori che la montagna rappresenta, di affetti, di ricordi, di paesaggi, di storie. In una parola, si vuole e si deve preservare “l’anima” della montagna che il rapporto descrive in ogni suo aspetto. La montagna svolge un ruolo fondamentale per la salute ecologica del mondo e il benessere delle persone, ma è stata a lungo abbandonata. L’avere trascurato questo habitat ha avuto ripercussioni non solo sulle comunità che vi abitano, ma sta avendo ricadute negative su molti aspetti del pianeta. Il territorio è estremamente fragile anche a causa degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Lo dimostrano i fenomeni sempre più frequenti di inondazioni, frane e valanghe. Le montagne si spopolano sempre di più in quanto molti sono costretti a migrare verso le città perché le opportunità diventano sempre più scarse e le risorse sono poco valorizzate. Le dimensioni demografiche dei comuni sono sempre più ridotte, l’età media della popolazione è cresciuta e alcune zone sono ormai da tempo abbandonate stante anche la mancanza di infrastrutture adeguate per le comunicazioni materiali, di carattere ferroviario e stradale. Ne sono un esempio, come si legge nel rapporto, le tante borgate completamente morte, che spesso si incontrano percorrendo le strade dei territori montani. Quale e quanta la ricchezza perduta!

    Oggi bisogna attivarsi e recuperare questo immenso patrimonio e sensibilizzare sia le istituzioni sia la società civile ad un maggiore impegno per lo sviluppo sostenibile, in particolare nei confronti dei giovani in quanto saranno loro i futuri attori e fruitori dell’ecosistema mondiale. E’ sbagliato pensare alla montagna come ad un territorio a vocazione esclusivamente agricola o turistica perché anche nelle zone montane ci sono distretti produttivi e industriali molto importanti per l’economia del Paese. Ci sono risorse e opportunità da riconoscere e valorizzare nell’interesse dell’intero Paese e tra queste la montagna è certamente custode di risorse naturali, ambientali, paesaggistiche e culturali irripetibili. Queste risorse rappresentano senza dubbio un investimento per accrescere la competitività del Paese. Si può ridurre l’impatto dei disastri ambientali approntando strategie di adattamento che riducano gli effetti negativi dei fenomeni naturali gestendo il territorio in modo più responsabile. Bisogna lavorare accanto alle comunità locali, dare loro maggiori strumenti, migliorare le loro condizioni di vita. Occorre fornire alle popolazioni montane il sostegno e i mezzi finanziari. La montagna è un nodo strategico dell’economia verde e una risorsa su cui puntare per lo sviluppo del sistema paese. In una società che vede avanzare sempre di più una crisi idrica ed energetica, la tutela dell’ecosistema montano deve essere rispettata con adeguate politiche pubbliche che siano in grado di superare quelle condizioni di svantaggio che limitano quelle enormi e ancora non completamente sfruttate potenzialità.

    Grazie e buon lavoro.

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