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    (Intervento al Teatro Curci di Barletta in occasione del 70mo anniversario della ribellione della città all’occupazione nazista)

    Autorità, signori e signore,

    è con grande emozione che mi trovo oggi a partecipare alle cerimonie in occasione del 70° anniversario dell’occupazione nazista di Barletta, splendida e calorosa cittadina della Puglia, protagonista indiscussa della storia della resistenza, testimone delle virtù migliori del popolo italiano.
    Sono passati 70 lunghi anni da quel tragico 12 settembre 1943, quando fu perpetrata una tra le più sanguinarie stragi naziste compiute nel nostro paese; un gesto di pura violenza e follia umana, che per voi barlettani e per tutti noi italiani ha segnato indelebilmente la storia del nostro Paese.

    Lo stesso terribile ricordo accomuna tante località d’Italia, ma l’episodio di Barletta fu il primo eccidio per rappresaglia che i tedeschi misero in atto in Italia, fucilando senza pietà 11 vigili urbani, di cui uno miracolosamente sopravvissuto, e due netturbini.
    La nostra presenza oggi è doverosa, la esige la storia che chiede di non essere dimenticata, lo esige lo stesso rispetto per le vittime. Per decifrare il presente, per trasmettere alla nuove generazioni il valore e l’importanza della democrazia, è di fondamentale importanza la memoria. E’ stato detto che i popoli che non conservano le tracce del proprio passato non sono padroni del proprio futuro. In queste poche parole, è racchiuso il vero significato di questa, come delle tante altre giornate in cui, nel ricordo orgoglioso e commosso dei tanti nostri concittadini che in tempi sia di guerra che di pace sono caduti per prestar fede al loro dovere, si celebra la libertà che questi martiri civili ci hanno donato e che rimane un bene supremo, un valore fondamentale del nostro ordinamento costituzionale.

    In quei drammatici anni, tanti scelsero di resistere attraverso la via della contestazione e della disobbedienza civile nel momento in cui i poteri pubblici violavano le libertà fondamentali e i diritti dell’uomo. Nei giorni successivi all’armistizio, tante furono le azioni di contrasto da parte dei cittadini di Barletta che fecero, di questo paese, il primo tentativo di resistenza organizzata contro l’invasore tedesco da parte di un presidio militare.
    La resistenza è stata non solo lotta armata contro le truppe fasciste, ma un movimento culturale, una stagione intensa e drammatica che con la sua carica innovatrice ha posto le basi di una nuova società, più libera e giusta. E’ stata il modo in cui il popolo ha riacquistato l’onore e il rispetto.

    Uomini e donne, militari e civili, giovani e anziani decisero di prendere le armi per liberare l’Italia dal regime nazifascista, un’esigenza di dignità civile e nazionale che spinse all’azione di fronte all’occupazione tedesca. La resistenza ebbe il carattere di rivolta morale contro il fascismo, contro il nazismo e contro tutto ciò che essi avevano rappresentato. L’opposizione di pochi che, durante il ventennio, avevano affrontato esilio, carcere e confino, divenne con la resistenza fenomeno di massa.
    Prese corpo l’ossatura di una società civile e politica nuova, animata da quegli ideali e quei principi che la lotta di popolo ha posto a fondamento della vita collettiva, non solo in Italia, ma anche in molti altri Paesi europei.

    Dialogo, partecipazione, incontro, valori etici e politici insieme che si fanno corpo vivo nella gente, disposta a combattere e a morire in nome di principi che ancora oggi sono i nostri principi.
    La memoria deve attraversare il tempo e tutti noi abbiamo il dovere di trasmetterla alle nuove generazioni. Siamo grati ai familiari delle vittime e a tutte le associazioni e organizzazioni che si fanno carico di questo dovere morale, consentendo quotidianamente che il ricordo non venga disperso.

    Onoriamo tutti coloro che scelsero di mettere a rischio la propria vita, per donare all’Italia libertà e democrazia, nella consapevolezza che siamo ancora oggi debitori del loro coraggio e del loro sacrificio. Non dobbiamo dimenticare mai l’impegno civile di questi uomini, che in molti casi si è spinto fino alla morte. Soprattutto dobbiamo fare in modo che non lo dimentichino i nostri giovani, i ragazzi che stanno costruendo l’Italia di domani. Così, anche la celebrazione odierna non è solo di coloro che hanno vissuto gli entusiasmi e i dolori di quella giornata. E’ piuttosto una celebrazione che deve consolidare il legame tra le generazioni, il senso di appartenenza alla medesima comunità.

    Siate orgogliosi e fieri dei vostri concittadini, dei genitori, dei vostri nonni, il cui coraggio ha trovato giusto e legittimo riconoscimento nella medaglia d’oro al valor civile e nella medaglia d’oro al valor militare conferite alla vostra città.
    Vorrei rivolgere un ringraziamento speciale ai Vigili urbani, protagonisti assoluti dell’eccidio del 12 settembre 1943. La Polizia Municipale rappresenta la più visibile e capillare espressione della struttura organizzativa dell’ente locale che ogni giorno opera in prima linea, svolge la sua attività a contatto diretto con i cittadini e contribuisce a migliorare la vivibilità delle nostre città, a promuovere la nostra sicurezza sociale, a favorire la regolarità della circolazione stradale. Un secondo ringraziamento va rivolto ai netturbini che, con fatica, di giorno e di notte, svolgono un servizio di grande utilità per la collettività.

    Infine, un ringraziamento sentito per il sindaco e le autorità locali per aver organizzato, con grande impegno e passione, questa importante giornata di celebrazioni.

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