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    Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e signori,

    desidero per prima cosa ringraziare i promotori di questo importante evento, in particolare l’Onorevole Michele Nicoletti, Presidente della Delegazione italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, per avere voluto ricordare il 65° anniversario della firma della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, avvenuta a Roma il 4 novembre del 1950; e per avermi concesso il privilegio di aprire i lavori.

    Per celebrare la Convenzione credo sia importante rievocare la lunga strada che ad essa ha condotto e il clima in cui ebbe vita. Risalgono all’Ottocento i primi tentativi di regolare i diritti degli individui nel diritto internazionale: mi riferisco alle prime Convenzioni contro la tratta degli schiavi e alla disciplina dei conflitti armati. Prima di allora gli individui non avevano cittadinanza internazionale, erano gli Stati ad essere unici soggetti del diritto e delle relazioni internazionali. Una vera svolta si vedrà però solo nel secondo dopoguerra, quando comincia a farsi strada l’idea che le persone dovevano essere considerate non solo come appartenenti a gruppi, minoranze o altre categorie ma anche in quanto tali, quali individui. Se le prime pietre di quel complesso ordinamento giuridico in perenne divenire che è il sistema di protezione internazionale dei diritti umani furono poste con la Carta delle Nazioni Unite e con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, è solo con la Convenzione europea che si darà inizio alla regionalizzazione della tutela dei diritti umani. Nel 1949, all’indomani degli orrori della seconda guerra mondiale, ebbe vita la prima grande organizzazione internazionale europea: il Consiglio d’Europa unì così i nemici di pochi anni prima. L’anno dopo si giunse poi a quel documento straordinario che è la Convenzione servita anche da ispirazione per la Convenzione americana del 1969, la Carta africana del 1981, e la Carta araba del 1994. Un percorso che mette in luce la lungimiranza e lo spessore umano e politico dei protagonisti di quella stagione, che seppero edificare sulle ceneri di un’immane tragedia una lunga fase densa di speranze e attese.

    Gli autorevoli relatori del convegno illustreranno in dettaglio il significato profondo della Convenzione e delle conquiste della Corte europea dei diritti dell’uomo e i temi appassionanti del dialogo fra la Corte di Strasburgo, le corti nazionali e i diritti interni, e fra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea. Io vorrei sottolineare solo che la Convenzione e la Corte hanno dato vita in questi anni al sistema di protezione internazionale dei diritti fondamentali più avanzato e più incisivo della storia. La Convenzione europea ha costituito uno spazio comune di democrazia e libertà, garantendo attraverso la tutela giurisdizionale i diritti di 800 milioni di persone di 47 Paesi, così anticipando una delle più grandi conquiste dell’Unione europea: lo spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia che accomuna 28 paesi europei. Non solo. La Convenzione, la Corte, il Consiglio d’Europa hanno costituito un importante presidio di garanzia della pace e della giustizia rispetto a qualsiasi possibile involuzione autoritaria nel continente.

    Le alte attese generate dalla Convenzione non sono andate deluse. Il patrimonio dei diritti fondamentali si trova oggi al fondamento, al cuore del sogno europeo sfociato nell’Unione. Il processo di integrazione europea, inizialmente sospinto da logiche e obiettivi di tipo economico, è ora pienamente incentrato sul concetto di cittadinanza europea, indissolubilmente legato ai diritti. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona del 2009, cinquant’anni dopo la nascita del Consiglio d’Europa, l’Unione europea si è dotata di una Carta dei diritti fondamentali, e si è fondata (cito il Trattato): “sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani”.

    Concludo.

    La rivoluzione dei diritti umani, della quale la Convenzione europea è un caposaldo, ha posto al centro della comunità internazionale due principi saldissimi: l’eguaglianza di tutti gli esseri umani rispetto ai diritti e la centralità della dignità umana. Molti secoli prima, nel 1785, Kant ha scritto che “l’umanità, l’essere uomo, è essa stessa una dignità: l’uomo non può essere trattato dall’uomo come un semplice mezzo, ma deve essere sempre trattato come un fine. In ciò appunto consiste la sua dignità, o personalità”. La sfida cui il dolore di questi giorni amari ci chiama a gran voce è l’impegno ad allargare lo sguardo: a non confinare le nostre conquiste di tutela e promozione dei diritti fondamentali nel perimetro di ciascuno dei nostri Paesi e di ognuna delle nostre società. Il dovere che grava su di noi, sulla politica in particolare, è affrontare il terrorismo, i conflitti e la disumanità solo con gli strumenti dello stato di diritto, della democrazia, del multilateralismo, della diplomazia. In questo momento difficile noi dobbiamo garantire in ogni momento e ovunque in Europa i diritti fondamentali e la libertà di credo di tutte le persone: cittadini, residenti, ospiti, migranti e profughi. Questo è il patrimonio di civiltà che abbiamo edificato sul sacrificio dei nostri martiri e che sono certo noi sapremo consegnare alle generazioni che verranno.

    Grazie

     

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