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    Autorità, cari colleghi, gentili ospiti,

    è con vivo piacere che rivolgo un indirizzo di saluto ai partecipanti alla presentazione dei risultati della consultazione pubblica sul pacchetto Economia circolare, promossa dalla Commissione ambiente del Senato. Autorevoli rappresentanti delle Istituzioni europee e nazionali, incluse quelle regionali, sono riuniti oggi, insieme alle rappresentanze di importanti realtà associative e produttive del Paese, per fare il punto su un momento significativo di partecipazione democratica. Il fine della consultazione pubblica, i cui risultati vengono oggi discussi, è quello di rappresentare gli interessi nazionali nell’ambito del dialogo politico e nel processo decisionale europeo, con particolare riferimento al tema dell’economia circolare, che mira a sviluppare un modello produttivo nel quale le risorse vengono utilizzate da imprese e consumatori in modo più sostenibile, mantenendo quanto più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e riducendo al minimo la produzione dei rifiuti. La Commissione ambiente del Senato ha inteso rappresentare la posizione nazionale all’interno dell’iter legislativo europeo, svolgendo un approfondito lavoro istruttorio articolato in un percorso di audizioni e in una consultazione pubblica. I cittadini, le autorità pubbliche, le imprese, le Università, i centri di ricerca e tutti gli altri soggetti interessati sono stati invitati a trasmettere le proprie osservazioni in risposta ad un questionario sul contenuto e sull’impatto del pacchetto di proposte della Commissione europea. I contributi pervenuti saranno esaminati ai fini della risoluzione, che sarà trasmessa alla Commissione europea nel quadro del dialogo politico e costituirà atto di indirizzo al Governo per i negoziati in sede di Consiglio. Su questo tema così delicato, quello italiano è sinora l’unico Parlamento nazionale di uno Stato dell’Unione europea ad aver promosso, grazie all’impegno della Commissione ambiente del Senato, un’iniziativa di partecipazione democratica. La trattazione del dossier dell’economia circolare ha inoltre costituito l’occasione per la sperimentazione di nuove procedure volte a dare consistenza alle previsioni della riforma costituzionale che assegna al Senato un ruolo di raccordo tra le istanze locali e regionali e le istituzioni europee, ma che rappresenta, qualsiasi sarà il risultato del referendum di ottobre, una buona prassi per le Istituzioni italiane. Si tratta di un metodo di lavoro che è importante sviluppare a livello nazionale: a seguito del Trattato di Lisbona, infatti, i Parlamenti nazionali sono entrati a pieno titolo nel processo legislativo europeo, potendo adottare pareri su progetti di atti legislativi dell’Unione. La partecipazione tempestiva e coesa al processo di formazione delle decisioni dell’Unione è una priorità ineludibile per il nostro Paese. Del resto, partecipare alle decisioni europee è anche il presupposto per garantire una migliore attuazione degli obblighi che ne conseguono. Nel merito dei contenuti occorre sottolineare che il contributo nazionale all’insieme di misure contenute nel pacchetto dell’economia circolare, consentirà all’Italia di esprimere contenuti qualificati – per conoscenze tecnologiche e sensibilità ambientale – in grado di promuovere la transizione verso modelli di sviluppo sostenibile. La complessa revisione delle direttive incide su una pluralità di norme nazionali in materia di rifiuti. La ridefinizione degli obiettivi per la gestione dei rifiuti dovrà essere attentamente recepita nell’ordinamento interno ai diversi livelli di Governo ed essere integrata nei sistemi nazionali di gestione dei rifiuti, con un impatto positivo sui territori. Credo che in un contesto così difficile spetti proprio alle assemblee elettive recuperare il significato dell’integrazione. La fiducia dell’opinione pubblica nell’Unione europea si nutre di risultati concreti, che sappiano colmare il divario tra le aspettative e la realtà per assicurare risposte efficaci ai problemi dei cittadini.

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