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    Signor Presidente Elbegdorj, Signor Presidente Enkhbold,

    Autorità, Colleghi, Signore e Signori,

    sono molto onorato di partecipare alla nona edizione del Meeting della partnership parlamentare fra Asia ed Europa che vede riuniti qui a Ulan Bator tanti autorevoli interlocutori dei Paesi di Europa e Asia. Vorrei manifestare la mia riconoscenza al Presidente della Repubblica di Mongolia, Tsakhia Elbegdorj, e al collega Presidente del Grande Hural, Zandaakhuu Enkhbold, per la grande cortesia e amicizia con cui ci hanno voluto accogliere in questa bella capitale, e la qualità dell’organizzazione dell’evento. La mia presenza vuole anche segnare una continuità ideale con l’ultima riunione ASEP svoltasi a Roma nell’ottobre 2014 e un’occasione utile per riflettere a livello interparlamentare sulle conclusioni del Vertice ASEM di Milano del 16-17 ottobre 2014, in vista del prossimo appuntamento intergovernativo che vedrà protagonista ancora questa capitale nel mese di luglio. La Dichiarazione conclusiva adottata dall’ASEP a Roma poneva l’accento su due settori prioritari di cooperazione: da una parte le strutture di governance economica e finanziaria, dall’altra la crescita sostenibile e la sicurezza alimentare. In questi diversi ambiti di intervento abbiamo insieme voluto richiamare l’importanza di valorizzare il dialogo parlamentare come strumento di trasparenza e di garanzia della corrispondenza degli obiettivi politici dei governi rispetto ai bisogni dei cittadini, che le assemblee legislative hanno il dovere di rappresentare. La crisi economica e il crescere delle diseguaglianze sono fra i fenomeni più preoccupanti del tempo che viviamo. A questo proposito a Roma si è considerato che la cooperazione regionale e sub-regionale nel continente euro-asiatico è funzionale a rilanciare le prospettive di crescita economica, e al tempo stesso si è voluta richiamare l’attenzione dei governi sulla necessità di misure di inclusione sociale, coerentemente con un’idea di crescita sostenibile declinata nelle tre dimensioni dell’economia, della società e dell’ambiente.

    Molti dei temi che abbiamo condiviso in sede parlamentare sono poi stati ripresi ed approfonditi a Milano nel vertice ASEM, nel quale si è registrata una convergenza crescente sulle politiche per affrontare le principali sfide globali: crescita e sviluppo sostenibile, lotta alla povertà, cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, idrica e energetica. A Milano si è respirato un clima di apertura e cooperazione inedito che ha favorito un confronto costruttivo su diverse questioni di stringente attualità internazionale, fra cui il terrorismo, la sicurezza marittima e i conflitti in Medio Oriente, questioni che per l’Europa rappresentano oggi una priorità assoluta. Per la prima volta è stata inoltre definita una lista di settori prioritari della cooperazione “tangibile” fra i Paesi ASEM: 19 puntuali aree di intervento legate allo sviluppo, all’ambiente, all’educazione e alla cooperazione sociale ed economica.

    A due anni di distanza dalle Conclusioni di Roma del 2014, nuove sfide si aprono alla riflessione di questa assemblea. Io sono convinto, cari colleghi, che possiamo rendere questo vertice di Ulan Bator un vero punto di svolta per la dimensione parlamentare dei rapporti Asia-Europa, coniugando lo slancio ideale che sempre accompagna la nostra riflessione, con quello spirito pragmatico attento alle singole politiche settoriali che ha positivamente contraddistinto l’evoluzione dell’ASEM. La prima sfida riguarda l’identità stessa di ASEP, ed è legata al ruolo della società civile nel dialogo tra Asia ed Europa. La funzione consultiva che ASEP svolge nei confronti dell’ASEM, insieme al Business Forum e al People’s Forum, comporta una valutazione ex ante ed ex post delle macro strategie discusse in ambito ASEM, per verificarne la corrispondenza rispetto agli interessi prioritari dei nostri cittadini. I nostri Parlamenti sono così chiamati a svolgere un ruolo di intermediazione, una funzione di portavoce della società civile. L’interazione sempre più ravvicinata con i cittadini e la visibilità e trasparenza del dialogo politico Fra i governi sono priorità centrali della comunità ASEM, oggi estesa a ben 53 partecipanti. Ebbene, io penso che in coincidenza con il ventesimo anniversario del processo di dialogo e cooperazione fra Asia ed Europa, i Parlamenti possano rendersi artefici di una più efficace mediazione fra governi e componenti sociali, e della rappresentanza delle istanze delle minoranze e delle categorie più deboli. Mi riferisco in particolare alle politiche per i più giovani, ai temi di genere, alle piccole e medie imprese, alle organizzazioni non governative.

    Le frammentazioni politiche cui assistiamo in diversi parti del globo, in particolare in Medio Oriente e in Africa, sono determinate anche dall’incapacità delle istituzioni di rappresentare efficacemente gli interessi delle diverse articolazioni della società. Noi rappresentanti dei Parlamenti, cari colleghi, siamo nella migliore posizione per trovare risposte utili a prevenire pericolosi sfaldamenti sociali e ad avversare tutte le diseguaglianze, che producono marginalità ed aree di vulnerabilità nelle quali trovano terreno fertile anche i fenomeni criminali e la radicalizzazione ideologica. La pubblicità dei lavori parlamentari, gli strumenti di comunicazione istituzionale e di democrazia partecipativa, l’uso delle nuove tecnologie di informazione, possono essere una solida base per assicurare al dialogo Europa-Asia un effettivo raccordo con la società civile. Un obiettivo di democrazia, perché dal legame con le nostre comunità dipende anche la nostra capacità di promuovere una dimensione sociale della crescita e politiche di sviluppo più sostenibili.

    Un secondo settore prioritario è la connettività, tema prescelto per ASEM11. Dalla connettività dipende il futuro di un grande continente, l’Eurasia, che ospita oltre il sessanta per cento della popolazione mondiale e che pesa per oltre il sessanta per cento del commercio globale. Il nostro compito sarà edificare ponti materiali per rendere tangibile quell’unione ideale e culturale che da sempre lega i nostri popoli: reti di comunicazione, infrastrutturali, energetiche, stradali, marittime, ferroviarie. Penso a progetti come la ricostruzione delle Vie della Seta cui l’Italia guarda come strumento non solo per rilanciare gli scambi commerciali e culturali fra le nostre comunità, ma anche per gettare le basi di una nuova stabilità geopolitica. Il mio auspicio è che da Ulan Bator, possa partire una nuova pax mongolica, come quella che dal 1215 al 1360 contribuì a ristabilire l’importanza della Via della Seta come principale canale di comunicazione tra Oriente e Occidente.

    Ma connettere significa anche promuovere sinergie positive fra i sistemi produttivi, investendo e producendo gli uni nei territori degli altri; programmare nuovi flussi migratori virtuosi, di professionisti, scienziati, pensatori, innovatori; abbattere ogni barriera, doganale, fisica, economica, amministrativa, burocratica: tutti gli ostacoli che impediscono, rallentano, complicano l’attività professionale e produttiva di chi opera in un Paese diverso dal proprio.

    Io credo, cari colleghi, che sia giunto il tempo di dare alla partnership Asia-Europa nuovo vigore, con lo spirito di edificare un futuro comune sulla base di un passato condiviso che ha dato origine alle più grandi civiltà dell’umanità. Ed è significativo che questo possa avvenire proprio in Mongolia, un Paese dalla grande storia che è ora impegnato in una rinnovata proiezione internazionale. Insieme noi possiamo restituire al continente euro-asiatico la centralità geopolitica, culturale, economica e ideale che è iscritta nelle nostre tradizioni e nel nostro destino. Sono certo che questo impegno accomunerà noi tutti, che abbiamo l’alto onore di rappresentare nelle assemblee legislative i nostri popoli, i loro diritti e le loro speranze.

    Grazie

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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