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    Autorità,
    gentili ospiti,

    è un vero piacere per me essere qui con voi, nella splendida cornice della città di Ascoli Piceno, per la seconda assemblea generale di ItaliaCamp.
    Per gli obiettivi e per il metodo di lavoro, la vostra Associazione rappresenta una risorsa preziosa per il Paese. Oggi più che mai abbiamo bisogno di innovazione sociale. Abbiamo bisogno di idee e progetti che rispondono alle esigenze della collettività e che favoriscono la cooperazione tra imprese, pubblica amministrazione e università. Idee e progetti per il rinnovamento e la modernizzazione dell’Italia che devono diventare realtà nel più breve tempo possibile.

    Il nostro Paese ha uno straordinario patrimonio di capacità e competenze intellettuali e professionali. Siamo all’avanguardia in molti ambiti. Penso al design, alle biotecnologie, al settore agroalimentare e a quello manifatturiero. In alcune delle nostre regioni operano centri di eccellenza di rilevanza mondiale.
    Eppure, troppo spesso la mancanza di risorse impedisce di realizzare molti progetti o di svilupparli in modo adeguato. I fondi disponibili sono scarsi e gli investimenti pubblici e privati nell’innovazione e nella ricerca sono del tutto insufficienti. I costi di registrazione dei brevetti, la complessità normativa e gli oneri burocratici ostacolano le iniziative dei ricercatori e delle imprese. I sistemi nazionali e regionali di ricerca e di innovazione seguono spesso indirizzi diversi e non coordinati, causando la dispersione degli sforzi e dei risultati. La mancanza di una rete di cooperazione efficiente tra realtà imprenditoriali, sociali e istituzionali, ma anche barriere generazionali troppo rigide, impediscono preziose sinergie.

    Possiamo e dobbiamo ottenere risultati molto migliori. Le sfide della globalizzazione possono essere affrontate solo sfruttando al massimo il nostro enorme potenziale scientifico e innovativo. Bisogna concentrarsi su obiettivi di rilevanza strategica, lavorare per risultati di eccellenza e potenziare gli investimenti necessari a dare una dimensione commerciale alle idee.
    In una fase economica di contrazione delle risorse, nella quale gli Stati dell’Unione europea sono impegnati a ripristinare l’equilibrio dei conti pubblici e a cercare di ridurre i disavanzi di bilancio, come si può rilanciare l’economia? La risposta è proprio l’innovazione. Nell’attuale contesto di crisi economica e finanziaria, le idee innovative possono trasformarsi in prodotti e servizi nuovi, in grado di stimolare crescita e occupazione.

    Perché ciò sia possibile, è necessario coinvolgere nel ciclo dell’innovazione tutte le parti interessate.
    E dunque l’istruzione e la formazione devono essere rafforzate con una maggiore attenzione per le materie scientifiche e per i percorsi di specializzazione. Oggi nel nostro Paese mancano molte figure professionali ed è ancora troppo basso il numero di ragazze che studiano scienze fino a un livello avanzato.

    Negli ultimi anni l’Italia ha ridotto in misura significativa gli investimenti per il sistema di istruzione e formazione, collocandosi tra gli ultimi Paese dell’area OCSE per cifre complessive di spesa. Questo è inaccettabile. Anche in una situazione difficile per la finanza pubblica come quella attuale bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, perchè la spesa pubblica per l’istruzione è un investimento per il Paese. L’innalzamento del livello delle competenze contribuisce, infatti, alla crescita del PIL e alla riduzione della disoccupazione.
    L’Italia deve promuovere la ricerca, offrendo ai giovani carriere competitive a livello internazionale e attirando i migliori talenti dall’estero. Al tempo stesso, le università dovrebbero agire in stretta collaborazione con le imprese, elaborando piani di studi e progetti di ricerca in grado di soddisfare le esigenze dell’industria e di assicurare, così, solide prospettive occupazionali. Questo percorso non deve coinvolgere solo le grandi aziende; sono soprattutto le piccole e medie imprese, così numerose nel nostro territorio nazionale, a dover essere poste al centro del sistema.

    Ma le buone idee non bastano. È necessario investire nella loro realizzazione. Oggi le imprese hanno enormi difficoltà di finanziamento. Le risorse private sono insufficienti e il sostegno pubblico inadeguato. Le banche non concedono alle imprese innovative i prestiti necessari ad avviare o espandere la propria attività. Gli scarsi finanziamenti pubblici sono gestiti in modo frammentato e inefficiente. I fondi europei, in particolare quelli disponibili nell’ambito della politica regionale dell’Unione, non sono pienamente utilizzati. Basti pensare che se non saranno presentati progetti entro la fine dell’anno, ben 31 miliardi di euro destinati all’Italia andranno perduti.
    Questa situazione non è più accettabile. Bisogna “invertire la tendenza”. Bisogna dare impulso alla competitività delle nostre imprese, elaborando e attuando in tempi rapidi una strategia di sviluppo che porti il nostro Paese fuori dalla crisi.

    Mercoledì scorso la Commissione europea ha raccomandato al Consiglio di chiudere la procedura per disavanzo eccessivo nei confronti dell’Italia. Il rapporto tra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo, che nel 2009 aveva raggiunto il 5,5% del prodotto interno lordo, è stato progressivamente ridotto entro i parametri fissati dai Trattati fino ad arrivare al 3,0% nel 2012. È un successo importante, ma l’attenzione deve restare alta, così da non vanificare gli sforzi compiuti fino ad oggi.
    Ora è il momento di agire per la crescita e per la creazione di nuovi posti di lavoro. Interventi straordinari contro la disoccupazione giovanile saranno discussi a livello di Unione europea già nel mese di giugno, in occasione del prossimo Consiglio europeo. Parallelamente, ogni Stato membro deve continuare il proprio percorso di interventi strutturali per il rilancio dell’economia.
    Tra le raccomandazioni indirizzate dal Consiglio all’Italia in relazione al programma nazionale di riforma per l’anno 2013, spiccano la lotta all’evasione fiscale e il potenziamento del quadro giuridico relativo alla repressione della corruzione. In effetti, nessuna crescita è possibile senza la difesa della legalità e senza il contrasto alla criminalità. Si tratta di un tema molto complesso, sul quale mi limiterò a offrire alla vostra riflessione solo alcuni spunti.
    Secondo le ultime stime, l’Unione europea perde ogni anno circa 1000 miliardi di euro di entrate a causa delle frodi e dell’evasione fiscale. Questa cifra è pari a sei volte il bilancio annuale dell’Unione. Anche il riciclaggio di denaro ha ormai raggiunto in Europa la soglia di allarme. Ogni anno, su un totale di circa 2000 miliardi di capitali di provenienza illecita, la matrice delittuosa viene occultata per oltre 1500 miliardi. Una decisa azione di contrasto a questi reati consente il recupero di ingenti risorse economiche, che possono essere utilmente destinate ad altre finalità di interesse sociale.

    Vi sono poi illeciti che danneggiano gravemente e specificamente l’attività delle imprese, soprattutto quelle più innovative. Penso ai reati contro la proprietà intellettuale, alla contraffazione e alla violazione di marchi e brevetti. Occorre sanzionare in modo severo chi trae profitto dal lavoro altrui, appropriandosi illegittimamente dei risultati di anni di ricerche e di investimenti.
    Ma è la corruzione il reato più grave e più nocivo per la crescita. I suoi costi in termini economici e di fiducia dei cittadini sono incalcolabili. Non a caso, la lotta alla corruzione è ormai una priorità anche nelle agende politiche internazionali.
    La corruzione, che secondo il codice penale è un reato contro la Pubblica Amministrazione, colpisce in realtà l’intero tessuto economico e sociale del nostro Paese. Danneggia le imprese e i cittadini onesti e capaci. Favorisce la concentrazione della ricchezza in capo a coloro che accettano e beneficiano del mercato corruttivo a scapito di coloro che invece si rifiutano di accettarne le condizioni. Distorce la concorrenza e impone alle aziende costi aggiuntivi non sostenibili nel medio periodo se non con altre condotte illecite.

    La lotta alla corruzione è dunque un presupposto fondamentale per la competitività e la credibilità di un Paese e per l’attrazione degli investimenti. Pensiamo al settore dei contratti pubblici. Ogni anno le pubbliche amministrazioni investono in beni, lavori e servizi circa il 19% del prodotto interno lordo dell’Unione europea. Senza trasparenza e senza parità di trattamento tra gli operatori economici che partecipano alle gare di appalto, si abbandona all’illegalità una parte significativa della nostra economia.
    Secondo le più recenti stime della Corte dei Conti, in Italia il contrasto alla corruzione consentirebbe di recuperare ogni anno 60 miliardi di euro, liberando risorse preziose per il rilancio dell’economia e la crescita del nostro Paese. È proprio con questa convinzione che nel mio primo giorno da componente del Senato ho depositato, insieme a tanti colleghi che lo hanno sottoscritto, un mio disegno di legge recante “disposizioni in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio”.

    Il mio auspicio è che siano adottate al più presto tutte le misure necessarie per uscire dalla crisi più forti e più competitivi di prima. Non mi riferisco solo a una legislazione efficace per la repressione e la prevenzione della corruzione, ma anche agli interventi sul mercato del lavoro, alla revisione del carico fiscale, alla riforma della pubblica amministrazione, alla liberalizzazione dei servizi e alla semplificazione del quadro normativo per i cittadini e per le imprese.
    Questi temi devono essere al centro dell’agenda politica e dell’azione di governo. Stiamo lavorando intensamente nella giusta direzione. Come Presidente del Senato, intendo utilizzare tutti gli strumenti a mia disposizione per assicurare un dibattito parlamentare costruttivo e una rapida approvazione delle riforme necessarie.

    Grazie.

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