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    Signor Presidente della Repubblica,
    cari colleghi,
    gentili ospiti,

    è per me un grande piacere e un onore ospitare nella Sala Koch del Senato questo momento di confronto, che richiama l’attenzione di tutti noi su un tema estremamente importante e delicato sia sul piano istituzionale che – soprattutto – su quello sociale, il rapporto tra scienza, innovazione e salute, l’una componente essenziale dell’altra.
    Un particolare ringraziamento alla collega senatrice Elena Cattaneo per aver voluto l’incontro di oggi ma soprattutto per l’impegno intenso e costante che ha dedicato e continua a dedicare alla ricerca scientifica.
    Vorrei ringraziare la Presidente Emilia Grazia De Biasi, tutti i componenti della Commissione igiene e sanità e gli autorevoli relatori, per aver reso possibile questa giornata di riflessione e di confronto.

    Sono felice di ospitare questo incontro perché ritengo che uno dei compiti del Senato, attuale e soprattutto futuro, sia proprio l’approfondimento e il confronto su temi centrali e controversi, dando accoglienza ai saperi più importanti del mondo culturale, scientifico e sociale prima che il Parlamento sia chiamato a deliberare.
    Il primo dovere della politica, della buona politica, in particolare in tempi di crisi, è quello di coltivare il pensiero strategico: deve saper guardare ai grandi temi del Paese con una visione prospettica, slegata dalla quotidianità, dagli interessi di parte e dai limiti temporali dei mandati elettivi per creare il sostrato strutturale per il progresso e superare così la grave crisi etica e di fiducia che tende a delegittimare la politica non solo nel nostro Paese.

    La politica, come la scienza, deve essere una dimensione al servizio dei bisogni sociali, che trova il proprio obiettivo ultimo nella difesa del bene comune e della qualità della vita. E’ priorità della politica avvicinare la comunità scientifica all’esercizio del potere pubblico per costruire insieme le politiche del futuro. Contemporaneamente la politica deve imparare a raccogliere le migliori risorse in campo e utilizzarle con il rigore del metodo scientifico, svincolata da pregiudizi e conflitti d’interessi. Una scienza trasparente al servizio di una decisione libera. Questa è la sfida che siamo chiamati ad affrontare.
    Vi è poi il problema della ricerca delle soluzioni normative, ancora oggi troppo spesso dipendente da interessi di parte, soprattutto economici. Offrire risposte concrete a queste domande significa innanzitutto considerare prioritaria la questione etica nell’esercizio del potere e promuovere una produzione normativa fondata sulla valutazione costi-benefici e sull’analisi dell’impatto della regolamentazione, che consenta di individuare le alternative più efficaci ed efficienti.

    Il successo di questa sfida dipende anche dalla capacità di considerare la scienza e la conoscenza come una priorità nell’agenda di governo. Nei momenti di crisi più che mai la politica deve investire nella ricerca. Bisogna intraprendere una battaglia culturale che coinvolga la scuola, la formazione e la comunicazione a sostegno della cultura scientifica. I numeri ci dicono che sono ancora pochi, in percentuale, gli studenti che, soprattutto in Italia, si dedicano alle materie scientifiche, e molti tra questi hanno poche possibilità di crescita e di accesso a laboratori e centri di alta specializzazione: mobilità degli studenti, dei ricercatori e dei docenti, internazionalizzazione delle università e degli istituti di ricerca, cooperazione culturale e scientifica tra enti e imprese. Sono questi gli obiettivi strumentali di medio termine, destinati a creare fra i nostri giovani una coscienza comune basata sui valori scientifici indispensabili ad affrontare le problematiche attuali e a gestire quelle future con determinazione e tempestività.
    Perché la ricerca scientifica possa essere una risorsa, una ricchezza, un sostegno significativo deve provenire proprio dalla politica e dalle istituzioni. La ricerca scientifica non è un costo ma un valore, un fattore di crescita che punta su conoscenza e intelligenza, coniugando la tradizione culturale e scientifica con la produzione industriale. Un modo etico di investire e di far crescere il Paese. Bisogna incentivare lo sviluppo di una cultura scientifica altamente innovativa per rendere competitivo il nostro sistema, destinando specifiche risorse alla ricerca e assicurando trasparenza e adeguatezza nell’attribuzione e nell’uso delle stesse.

    Più la scienza e la ricerca andranno avanti, più l’innovazione sarà veloce, più la tutela della salute sarà ampia.
    La tutela della salute è un imperativo di civiltà che non deve conoscere cedimenti perché il bene protetto è la vita. Si deve fare di più, e meglio, perché sul capitolo della tutela dei diritti fondamentali degli individui la meta è ancora da raggiungere.
    Penso ad esempio al sostegno della ricerca sulle “malattie rare”: uno Stato che voglia dirsi “sociale” non può accettare criteri di convenienza negli investimenti anzi, deve porsi in prima linea per dare una risposta a ciascuno dei pazienti affetti da queste malattie.
    Penso al penoso fenomeno del “turismo sanitario” che costringe pazienti e familiari, soprattutto del Mezzogiorno, a recarsi al Nord per curarsi e per eseguire esami diagnostici.

    Penso alla qualità dell’informazione sulle rete sanitaria, oggi affidata alle reti amicali o a qualche rivista specializzata; essa, invece, dovrebbe essere assunta dallo Stato in modo da misurare la qualità delle strutture, in ragione di parametri oggettivi e validati, alimentando anche una concorrenza sana tra le stesse a tutto beneficio dei pazienti.
    Penso al superamento dei criteri baronali e scarsamente trasparenti nell’assegnazione delle risorse alla ricerca medica che, al contrario, dovrebbe essere governata dalle regole accreditate presso la comunità scientifica internazionale, in grado di coltivare l’ingegno dei giovani ricercatori ed evitare le fughe all’estero subito dopo il conseguimento della laurea.

    Tutto questo significherebbe innovare, avere il coraggio di cambiare, di andare oltre, perché la tutela della salute, diritto riconosciuto dall’articolo 32 della nostra Costituzione quale diritto fondamentale dell’individuo, sia garantito a tutti, nello stesso modo, con criteri efficienti da parte di personale medico sempre più preparato e motivato.
    Tornando per un attimo ai ricercatori: a me piace l’idea di una generazione con il cervello all’estero e il cuore in Italia, una generazione Erasmus che si senta pienamente cittadina d’Europa, che possa studiare e collaborare con studentesse e studenti di ogni nazione, in un contesto cosmopolita e stimolante, ma credo che sia giusto lavorare affinché possano rientrare e veder valorizzato il proprio talento, affinché restare all’estero possa essere una scelta e non una necessità, e ritornare in Italia un’ambizione e non un sacrificio.
    Voglio fare mie le parole di Enrico Fermi sulla professione del ricercatore, che “deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l’amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall’ignoto e la vocazione dell’uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi”. Così come mi piace estendere tali parole alla professione del politico, che deve allo stesso modo spostare in avanti le frontiere delle proprie idee e delle proprie convinzioni, cercando non solo immediati consensi, ma anche, e soprattutto, soluzioni valide e visioni lungimiranti.

    Con questo spirito, nel mio ruolo di Presidente del Senato, mi impegnerò a far si che la scienza e l’innovazione possano rappresentare fattori di crescita e di valorizzazione del capitale umano che sono la vera ricchezza di un Paese.
    Grazie.

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