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    E’ con grande piacere e orgoglio che abbiamo appena inaugurato la Sala Giovanni Sartori, che ospiterà una parte importante delle migliaia di libri che il professore ha voluto donare alla nostra Biblioteca. Grazie alla Commissione presieduta dal Senatore Sergio Zavoli, che ha lavorato alacremente per poter mettere a disposizione di tutti i cittadini questi volumi: sono certo che i tantissimi studenti e i tanti cittadini che quotidianamente frequentano la nostra biblioteca saranno felici di poter attingere da questo straordinario patrimonio di conoscenza e cultura.

    Il fondo Sartori testimonia il suo lungo e fecondo percorso intellettuale attraverso la politica come scienza, per richiamare il titolo della raccolta di scritti in suo onore che abbiamo presentato qualche mese fa proprio qui in Senato. Per la nostra Istituzione è l’occasione di accrescere la propria collezione e di aprire ancora di più le proprie porte agli studiosi che potranno confrontarsi con una ricchissima bibliografia di testi sulle discipline politologiche, sociologiche e filosofiche. La presenza nella Biblioteca Giovanni Spadolini di una sala a lei dedicata si colloca nel segno di quell’amicizia umana e intellettuale che vi ha legati per molti decenni. In un’intervista di alcuni anni fa è stato proprio lei ha raccontare la vicenda della vostra contestuale nomina a professori incaricati della Cesare Alfieri di Firenze nel 1950. In Consiglio di facoltà prese la parola Giuseppe Maranini, che disse: “ho scoperto un genio, si chiama Giovanni Spadolini”; gli rispose subito Pompeo Biondi: “anche io ho scoperto un genio, si chiama Giovanni Sartori”. Fu proprio Spadolini ad avere la lungimirante intuizione di aprire la Biblioteca del Senato ai cittadini per farne un luogo di diffusione della cultura e della conoscenza, e questo suo dono è il miglior modo per rinnovare il vostro legame. Siete stati entrambi interpreti della storia della cultura italiana e il vostro contributo alla vita politica e alla crescita del patrimonio civile, culturale, etico della società italiana è indiscusso. Seppur in maniera diversa, vi siete fortemente impegnati convinti che – come aveva scritto nel 1945 un altro grande intellettuale italiano, Adolfo Omodeo – il futuro della Repubblica dipendesse dalla capacità degli italiani di liberarsi dal pregiudizio che la politica fosse una cosa impura.

    Caro professore, lei è stato e continua ad essere protagonista non solo del dibattito scientifico internazionale, ma anche di quello politico italiano: la sua è una voce autorevole, appassionata e soprattutto indipendente che ha rafforzato e nutrito l’opinione pubblica. Una vera democrazia, ce lo ha insegnato con i suoi scritti, oltre che di una diffusa pluralità di strumenti di libera informazione e comunicazione ha bisogno di luoghi che consentano ai cittadini di conoscere, informarsi, acquisire e potenziare la propria capacità cognitiva per poter vivere consapevolmente il presente. Anche perché – è stato lei professore ad averlo scritto – a ogni incremento di “demo-potere” deve corrispondere un aumento di “demo-sapere”, altrimenti la democrazia diventa il governo dell’incompetenza ed è così destinata a morire. Questo perché il potere popolare è massimo dove la pubblica opinione ha modo di costituirsi su basi autonome e muovendo da molteplici centri di influenza. E’ minimo, invece, quando gli strumenti di informazione e di comunicazione sono nelle mani di pochi soggetti, ed è nullo quando il potere politico controlla tutti quegli strumenti. L’epoca contemporanea rifugge il pensiero lungo: è sempre più raro trovare chi alimenta la propria visione del mondo attraverso lo studio  approfondito della società e delle sue forme.  Di fronte a questa prospettiva il suo diventa un atto di generosità nei confronti di migliaia di cittadini, e, consentitemi di dirlo, anche di profonda fiducia nel futuro. I suoi libri sono da oggi a disposizione di tutti: dei parlamentari, degli studenti, dei cittadini. Le siamo tutti davvero molto grati per questo, nella speranza che vengano consultati molto.

    Lascio ora la parola agli autorevoli relatori che interverranno dopo di me e che avranno il compito di restituire la complessità del percorso scientifico e intellettuale del professor Sartori, mettendo in luce gli elementi originali del suo pensiero e la sua evoluzione nel corso di una lunga, prolifica e ancora fruttuosa carriera accademica.

     

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